TUTTO QUELLO CHE NON RICORDO di Jonas Hassen Khemiri, recensione

jonas-hassen-khemiri-scrittore-tutto-quel-che-non-ricordo-romanzo-iperboreaIl nuovo romanzo dello svedese Jonas Hassen Khemiri tradotto da Alessandro Bassini per Iperborea

Tutto quello che non ricordo è un romanzo composto da una pluralità di voci che cercano di ricostruire la storia di Samuel, ventiseienne suicida (o presunto tale). Sono le testimonianze di persone che gli sono state accanto o che lo hanno conosciuto di sfuggita e dalle quali uno scrittore cerca di intuire di chi siano le eventuali responsabilità; ciascuno però racconta la propria verità e, che sia sincero o meno, non coincide mai con quella degli altri: «Certi dicono che Samuel era depresso e lo progettava da tempo. Altri che è stato solo un incidente. Alcuni danno tutta la colpa a quella ragazza con cui stava […]. E altri ancora dicono invece che sia colpa di quel suo amico grande e grosso, quello che adesso è in prigione, quello che farebbe qualsiasi cosa per i soldi».
tutto_quello_che_non_ricordo_khemiri-recensione-romanzoJonas Hassen Khemiri potrebbe anche essere lo scrittore che interroga i diversi personaggi, non vi è comunque nessuna forzatura metaletteraria, perché la scena è interamente occupata da loro e in particolare da Vandad, il migliore amico di Samuel: il suo resoconto è l’unico che prosegue per tutte e tre le parti di cui si compone Tutto quello che non ricordo. Nella prima, alla sua versione dei fatti si alternano le parole di un vicino di casa del supposto suicida, di alcuni infermieri che assistono la nonna, della madre, di un’amica soprannominata Pantera; ma il vero contrappunto è rappresentato nella seconda parte da quanto riferisce Laide, la ragazza con cui Samuel ha avuto una breve, intensa e devastante relazione; nell’ultima parte fanno la loro comparsa, sempre avvicendandosi a Vandad, altri due narratori, ma non è il caso che vi riveli chi sono.
Khemiri crea così con una successione di frammenti narrativi in forma di testimonianza un’opera emozionante e convincente, che rimarca come da persona a persona si differenzi l’interpretazione di quanto accade e sottolinea la fragilità di chi vive senza timore di esporre le proprie stravaganze e debolezze – come Samuel. Non si tratta però semplicemente di una storia di solitudine o sugli effetti collaterali dell’amore, ma di un romanzo che si confronta anche con la complessità del presente: per esempio è costante l’attenzione dell’autore al razzismo sempre meno latente nella società svedese contemporanea; problematica che, come spiega il traduttore Alessandro Bassini nella nota in appendice, attraversa l’intera produzione di Jonas Hassen Khemiri, di madre svedese e padre tunisino, meticcio dunque – come Samuel.
Quanto alla grafica, rinnovata pur mantenedo immutato il singolare formato a mattonella, e al bel progetto culturale di Iperborea, vi rimando all’intervista all’editore Pietro Biancardi:
https://giovannituri.wordpress.com/2015/11/26/intervista-a-pietro-biancardi-editore-iperborea/

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