Intervista ad Alessandro Raveggi, curatore della rivista «The FLR»

the-flr-the-florentine-literary-review«The FLR – The Florentine Literary Review» è una nuova rivista letteraria che propone racconti e poesie inedite, in italiano e in traduzione inglese, ispirati a un medesimo tema. Per il primo numero è stato “Invasione” e vi hanno partecipato Luciano Funetta, Alessandro Leogrande, Luca Ricci, Elisa Ruotolo, Marco Simonelli, Filippo Tuena, Mariagioia Ulbar, Elena Varvello. I loro testi declinano le tante suggestioni offerte dallo spunto proposto con risultati letterari apprezzabili, quando non magistrali, e la grafica è splendida, grazie anche alle illustrazioni di Viola Bartoli. Insomma, ce n’è abbastanza per augurarsi che quello della Florentine Literary Review possa essere un lungo percorso. Qui di seguito ho intervistato il curatore: Alessandro Raveggi.

Come nasce l’idea di questa rivista letteraria?
La rivista nasce prima di tutto dal mio interesse per una dimensione se vuoi transnazionale della letteratura, che si è espressa anche nella mia docenza all’estero. Aver insegnato in spagnolo e in inglese letteratura italiana in ambiti latinoamericani e angloamericani, e conoscere da vicino il lavoro di tanti amici scrittori USA e latinos, mi fa desiderare sempre più che ci sia una comunicazione e diffusione di testi e libri di qualità, al di là dei rigidi confini di appartenenza – e credo che questa comunicazione possa giovare ad ognuno. Sempre come scrittore-professore-lettore, credo che la difficoltà nel reperire testi in traduzione di autori contemporanei italiani sia un dramma che coinvolge tutti e sta quasi portando a vedere la letteratura italiana come una letteratura minoritaria e di poco peso. Ma la letteratura italiana degli ultimi anni è potente, variegata e vitale: c’è bisogno di diffonderla, farla amare e perché no: studiare. Da lì l’idea di un contenitore, «The FLR», che potesse esprimere di volta in volta il meglio della scena in versione bilingue italiana e inglese, offrendolo oltretutto nel modo migliore a livello di cura esteriore, con una rivista “disegnata” cioè sia come contenuto che come grafica e illustrazione. Una cosa a metà tra «The Believer» e «Granta» che dialoga idealmente con progetti italiani come le tante riviste curate graficamente come «Watt» o «Cadillac».

Come si è costituito il comitato editoriale di cui fanno parte Martino Baldi, Luca Baldoni, Diego Bertelli, Raoul Bruni, Silvia Costantino, Helen Farrell, Giuseppe Girimonti Greco, Paolo Maccari, Daniele Pasquini, Vanni Santoni, Niccolò Scaffai?
Avevo in mente di coinvolgere figure differenti, ma che potessero costituire un DNA coerente con l’idea di una rivista bilingue, votata alla scrittura, curata nel messaggio, che in qualche modo ponesse la traduzione come elemento fondamentale. Nella lista come vedi ci sono così scrittori, editor, critici, appunto molti traduttori, curatori, varie prospettive ed anche persone con gusti molto diversi, che rendono ogni scelta molto ponderata e allo stesso tempo più obiettiva possibile. Poi il compito del direttore è quello di accordare le scelte e indirizzarle, ma devo dire che per il momento abbiamo lavorato in modo molto compatto.

In un Paese senza lettori, quali compiti e quanta reale importanza hanno periodici e blog letterari?
Posso risponderti dal punto di vista di una rivista come «The FLR» che è per giunta bilingue: una rivista deve essere il biglietto da visita privilegiato per attirare la curiosità di lettori non specialistici (cioè lettori che non leggono per mestiere) alla letteratura contemporanea e ai suoi autori. L’editoria che pubblica romanzi (o poesia, sebbene sia un altro discorso…) ha il compito di vendere romanzi e libri che viaggiano con le proprie gambe. Nel nostro caso, il compito credo sia invece quello di diffondere autori che dureranno. Per questo azzardo, deve essere un oggetto godibile anche dal punto di vista estetico, collezionabile, amabile, che crea un orizzonte d’attesa sul numero successivo. Aggiungi che per «The FLR» il compito è anche quello di diffondere verso un’altra readership la nostra letteratura, quindi c’è un forte motivo culturale: far conoscere, rileggere, rivedere l’Italia contemporanea ai tanti stranieri attratti dal nostro Paese che spesso vengono invece incanalati in percorsi preconfezionati e pieni di stereotipi. Infine, c’è una funzione eminentemente didattica: con «The FLR» si può lavorare, studiare, amare la lingua italiana o la lingua inglese senza vedere l’una come privilegio umanista e l’altra come mera funzionalità da mercato globale.

I testi sono presenti sia in italiano sia in traduzione inglese (per opera di Johanna Bishop, Brenda Porster, Caitlyn Springer) e l’intento è quello di far conoscere alcuni autori all’estero, ma quale diffusione ha «The FLR» oltre confine? Quali sono stati i primi riscontri?
Fermo restando che con le prime sottoscrizioni, molte delle copie pre-ordinate sono volate in America, in Inghilterra e in Australia, i primi lettori di «The FLR» sono stati quelli della forte comunità anglo-americana fiorentina e italiana. Ci arrivano feedback molto positivi da loro, un senso di stupore per i racconti proposti, di vera e propria novità, quasi shock: “ecco l’Italia che c’aspettavamo oltre la patina degli stereotipi!”. Per me, è già metà del successo. La rivista sarà disponibile su Amazon.com, è ordinabile dall’editore che spedisce in tutto il mondo, ci stiamo organizzando per realizzare presentazioni in futuro tra New York e Londra.

Come vengono selezionati il tema, gli autori e i traduttori?
La redazione decide assieme a me il tema-parola chiave e cerca di fare una lista di possibili interpretazioni dello stesso. Attraverso il tema, passiamo ad una lista ampia di autori che potremmo coinvolgere. Quindi sfoltiamo e votiamo in base alla discussione che nasce. Ogni redattore, direttore compreso, ha a disposizione lo stesso numero di voti e propone lo stesso numero di autori. Quindi stiliamo la classifica finale e procediamo agli inviti. Sono orgoglioso di quest’orizzontalità perché funziona e non limita l’azione.

Che periodicità avrà la rivista? Qualche anticipazione sui prossimi numeri?
Nella nostra idea la rivista è semestrale, o meglio bi-stagionale: vorremmo continuare a fare un numero autunnale-invernale e un numero primaverile-estivo. Però ci concediamo spesso al sogno di numeri ad hoc fatti in occasioni speciali. Appunto degli “speciali”, o dei fuori-formato interessanti. Il prossimo numero uscirà a fine primavera 2017 e avrà come parola chiave “Desiderio”, sarà un numero spero intrigante perché anche stavolta, come con “Invasione” (il primo numero), siamo di fronte ad un concetto bello rotondo, da intaccare.

Verranno pubblicati contenuti inediti anche sul sito o rimarrà una semplice vetrina?
Per il momento ci troviamo principalmente su Facebook nella nostra pagina http://www.facebook.com/theflr e il sito funziona solo da shop. Il nostro progetto si basa su un lavoro redazionale vecchio stile. Nel futuro, chissà che non si apra anche un sito, ma ciò sicuramente comporterà la formazione di una redazione web bilingue: vorrei che ogni articolo lì postato fosse bilingue, tradotto quasi istantaneamente. Vedremo, perché comporta un bel dispendio di risorse. Ora è la carta che ci interessa.

alessandro-raveggi-curatore-della-rivista-the-flrDomanda fuori tema per concludere: da studioso di letteratura e lettore compulsivo, quali autori e opere recenti ci suggerisci?
Due giganti della letteratura europea, uno ancora relativamente giovane e un veterano solo oggi scoperto in Italia: Mathias Enard e Laszlo Krasznahorkai, del primo consiglio sicuramente Bussola (uscito per e/o, un romanzo che pare venire dritto dalla penna di un Thomas Mann, fluido e intellettuale, che uno non vorrebbe mai mettere giù!), del secondo Satantango (appena uscito per Bompiani, una parabola agghiacciante che ti ricorda Gombrowicz e Beckett.). Ovviamente per gli oldies but goldies non posso non segnalare anche Paradiso di Lezama Lima, appena riuscito grazie a Sur: romanzo-mondo tra i pilastri del Novecento.

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2 thoughts on “Intervista ad Alessandro Raveggi, curatore della rivista «The FLR»

  1. Cigarafterten ha detto:

    Grazie per la segnalazione di The FLR

  2. […] non è figlio di un Dio minore, e qualche nuova rivista adesso prova a dirlo con forza. Penso a The FLR ad esempio, diretta dal mai domo Alessandro Raveggi, che presenta scrittori italiani con traduzione […]

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