TUTTO IL NOSTRO SANGUE di Sara Taylor, recensione

tutto-il-nostro-sangue_sara-taylor_copertinaL’ambizioso e convincente romanzo d’esordio di Sara Taylor, Tutto il nostro sangue

Il titolo originale di Tutto il nostro sangue (tradotto da Nicola Manuppelli per minimum fax) è The Shore, come le isole della Virginia in cui è ambientato e dove Sara Taylor è nata e vive tuttora; la capacità di renderci familiare il paesaggio di una provincia dell’America rurale, tuttavia, non è che una delle molte doti che l’autrice dimostra in quest’opera d’esordio bella e inconsueta. Come Olive Kitteridge della Strout, Tutto il nostro sangue è sì un romanzo, ma composto da racconti, della misura di un capitolo ciascuno, che attraversano oltre due secoli (dalla metà dell’Ottocento a un distopico futuro prossimo) e seguono le travagliate esistenze dei discendenti di una guaritrice “mezzo sangue” (padre bianco e madre indiana).
Sara Taylor si dimostra capace di una versatilità stilistica e di una padronanza strutturale davvero straordinarie: sperimenta diversi generi letterari, dal noir alla fiaba, dal fantastico al sentimentale; alterna i piani temporali conducendo il lettore avanti e indietro lungo l’asse della storia senza disorientarlo; orchestra un gran numero di personaggi, i cui contorni vengono spesso ridefiniti in capitoli distinti da quelli nei quali vengono introdotti (molto utile l’albero genealogico realizzato da Emme Lopes e inserito in apertura); dà vita a diverse voci narranti, spesso in terza persona, talvolta in prima e in un caso in seconda. Il risultato è un’opera tanto ambiziosa quanto compiuta che meriterebbe di esser letta anche solo per due capitoli: nel primo la tredicenne Chloe ci presenta il suo problematico rapporto con il padre e il legame speciale con la sorellina, ma soprattutto confessa le sue colpe in un crescendo di tensione che culmina nella rivelazione finale; nel settimo assistiamo all’incapacità di un giovane uomo di dichiarare il proprio amore per una collega e di preservarla dall’oltraggio («Quegli occhi guardavano dritti dentro di me e mi chiedevano di fare qualcosa che non sapevo come fare, in una lingua che non capivo. La voltai in modo da non doverli vedere»). Quest’ultima è una lacerante storia di violenza: i soprusi subiti dalle donne di ogni epoca, insieme alle costanti tensioni famigliari, sono uno dei cardini intorno ai quali ruota Tutto il nostro sangue.
«Il suo pugno ti arriva dritto sul braccio, ma non indietreggi. L’hai portato al limite, come fai sempre. Impreca, ti afferra il polso e ti strattona per la stanza in modo da farti rimbalzare contro la parete opposta, ma tu sei diventata di pietra. Non senti niente di tutto ciò.
Forse un giorno imparerai a leggere meglio i suoi stati d’animo, imparerai a percepire quando è a corto di pazienza, imparerai a smettere di irritarlo fino a quando non arriva la tempesta. Domani mattina avrai lividi, sulle braccia e in altri punti non così visibili, e né Stella, né Ellie né alcuna delle persone che vedi durante la giornata diranno una parola a riguardo, così come tu non dici una parola quando vedi quei segni verdi-violacei sulla pelle di Ellie»: Sara Taylor non si compiace nel descrivere la brutalità di padri e compagni, ma in poche righe denuncia colpe reali e presunte.
Credo dunque di aver fornito sufficienti ragioni per acquistare Tutto il nostro sangue, ma per onestà occorre sottolineare anche una grave mancanza. Mia, non dell’autrice. Non ho ancora fatto i conti con Il figlio di Philipp Meyer al quale, mi hanno suggerito, l’autrice pare essersi ispirata e in effetti l’alternanza di prima, seconda e terza persona narrante, ma soprattutto l’immagine di una grande nazione in declino, con stabilimenti industriali dismessi e cittadine spopolate, emerge prepotentemente anche in Ruggine americana, con cui Meyer ha esordito. In ogni caso, se la Taylor si è confrontata con le sue opere, beh, ne ha tratto un’ottima lezione.

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4 thoughts on “TUTTO IL NOSTRO SANGUE di Sara Taylor, recensione

  1. Amanda ha detto:

    Mi sa che mi hai convinta

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