Intervista ad Anna Valerio, traduttrice di ISTANBUL ISTANBUL di Burhan Sönmez

anna-valerio-traduttrice-di-istanbul-istanbulI protagonisti di Istanbul Istanbul (nottetempo) di Burhan Sönmez sono alcuni dissidenti che condividono lo spazio angusto di una cella e il timore di nuove torture: si raccontano, allora, storie e leggende per sottrarsi al dolore e a confidenze che potrebbero comprometterli. Di capitolo in capitolo i narratori si alternano e ci rivelano qualcosa di sé e come siano stati arrestati, denunciando il sadismo dei carcerieri senza però fare riferimenti circostanziati all’attualità turca; quello che emerge è piuttosto un ritratto di Istanbul come città dolente e incantata, dove tutto appare possibile ma solo il peggio sembra realizzarsi. Sönmez si ispira al Decamerone, più volte citato (tuttavia ancor più forte è il legame probabilmente inconsapevole con Le menzogne della notte di Bufalino); la sua scrittura è evocativa e lirica, benché pregna di sofferenza: a tradurla in italiano è stata Anna Valerio, qui di seguito intervistata.

Sei stata tu a proporre a nottetempo la traduzione di Istanbul Istanbul o è stata la casa editrice ad affidartela? Come è stato il tuo primo approccio con il romanzo di Burhan Sönmez?
La proposta di traduzione è arrivata dalla casa editrice nottetempo e dopo una serie di prove mi è stata affidata. Superata l’emozione iniziale, mi sono immersa nel romanzo; ho cominciato a leggerlo con l’occhio del traduttore e poi ho contattato l’autore, che per tutta la durata della traduzione mi è sempre stato di grande aiuto. Il mio primo approccio è stato più che altro matematico; ho dovuto letteralmente calcolare il numero delle pagine che sarei stata in grado di tradurre ogni giorno, perché non potevo non rispettare i tempi di consegna; dovevo assolutamente far quadrare tutto come in un puzzle, lavoro a tempo pieno come insegnante e famiglia compresi.
Fatti i calcoli e suddiviso il lavoro, è finalmente cominciato il viaggio, perché di quello si tratta; un viaggio in un altro mondo, per conoscere storie e incontrare persone che parlano un’altra lingua e pensano in un’altra lingua; prima di tutto dovevo capire il tono del romanzo e il tipo di linguaggio che lo scrittore utilizzava. Mi ci vuole sempre del tempo e questo non è mai sufficiente. Vorrei avere più tempo per leggere, rileggere, tradurre e ritornare indietro, confrontare e pensarci, ma le pagine scorrono e mi ci immergo fino a quando quella storia, quelle parole diventano la mia quotidianità. Anche questa volta mi è successo così, traducevo e poi scoprivo che mi estraniavo da me, ma allo stesso tempo cercavo di fidarmi delle mie sensazioni; mi svegliavo la mattina e pensavo a come rendere quella frase o quella certa espressione e la sera prima di dormire ci ripensavo ancora. Ero io che scrivevo, ma non ero io. Insomma è stata una totale immersione che ha occupato tutte le mie sere per tre indimenticabili mesi.

Quali difficoltà specifiche hai affrontato durante questa traduzione?
Come prima traduzione, ho incontrato perlopiù difficoltà dovute all’inesperienza. Ho avuto qualche dubbio nel tradurre quelle espressioni di carattere culturale-religioso che nella lingua turca finiscono spesso per confondersi perché il confine è a volte inafferrabile; in questi casi il confronto con l’autore è sempre stato determinante. Un altro aspetto abbastanza complicato del romanzo sono le sovrapposizioni dei piani di narrazione; non è stato sempre facile renderli il più chiaramente possibile al fine di garantire una lettura fluida anche per il pubblico italiano. Mi sento però di dire che la sfida più grande è stato affrontare la traduzione di un romanzo che ruota attorno alle storie dei quattro protagonisti in carcere vittime del sadismo dei carcerieri, come tu stesso dici, proprio nel periodo del caso dello studente italiano Giulio Regeni e dei frequenti atti terroristici in Turchia. Ricordo quei mesi come particolarmente intensi emotivamente e ricordo come a volte facessi davvero fatica a dedicarmi a tradurre il dolore e la sofferenza romanzati dello Studente Demirtay o del Dottore quando la realtà fuori di quei giorni era la stessa del romanzo. Mi sono letteralmente trovata tra realtà e finzione e il coinvolgimento è stato totale.

istanbul-istanbul-nottetempo-di-burhan-sonmez-copertinaA che tipo di lettore consiglieresti Istanbul Istanbul e quali ritieni siano i pregi distintivi dell’opera?
Direi piuttosto a chi non lo consiglierei. Non lo consiglierei a chi non conosce la città e pensa di trovare in questo romanzo una guida che lo porti alla scoperta di Istanbul. I suoi maggiori pregi sono una lingua diretta e allo stesso tempo poetica che riflette l’abilità dello scrittore nel descrivere l’oscurità e la tristezza umana alternata a  dosi di sottile umorismo. È un romanzo che, nonostante la tematica un po’ impegnativa, a me ha fatto anche sorridere e sognare oltre che pensare.

Hai affermato di essere “un’appassionata e studiosa di lingue prima di tutto, la letteratura segue”: ti andrebbe di parlarci di questa tua inclinazione?
Ho studiato Lingua e letteratura russa e inglese all’Università statale di Milano e in quegli anni la mia passione era la letteratura; col passare del tempo poi ho scoperto che le lingue, il modo in cui le usiamo, la loro versatilità e la bellezza musicale delle parole sono una risorsa unica e meravigliosa. Parlo quattro lingue e vorrei impararne sempre di nuove. La letteratura segue non per una questione di precedenza o di ordine di importanza, ma essendo la letteratura fatta di parole, quello che più mi interessa sono proprio queste, la maestria nel saperle usare, perché leggere libri scritti bene è un piacere ineguagliabile.

Quella di Istanbul Istanbul è la tua prima traduzione letteraria: qual è stato il tuo percorso accademico e professionale sin qui?
Sì, è vero Istanbul Istanbul è la mia prima traduzione letteraria e mi sento di poter dire che è stato un esordio importante. Un bell’impegno, ma anche una fortuna. Mi sono laureata con una tesi sulla traduzione, ho pubblicato articoli sulla traduzione, mi sono cimentata in diversi tipi di traduzione, ma il mio grande sogno è sempre stato quello di poter tradurre letteratura e quando ho ricevuto la proposta di tradurre il romanzo di Sönmez, non sono riuscita a dire di no, nonostante il timore di non essere all’altezza di portare a termine un impegno così importante.
Ho imparato prima l’inglese e poi il russo, il turco è arrivato anni dopo e il fatto che la mia prima traduzione letteraria sia stata dal turco è un fatto che mi rende ancor più felice, perché è una lingua che ho imparato per e con amore, che mi ha portato a vivere gli ultimi dieci anni della mia vita a Istanbul e a conoscere una realtà della quale forse sarei rimasta all’oscuro se non avessi deciso di impararne la lingua.

Tra i romanzi pubblicati negli ultimi mesi, di quali ti sarebbe piaciuto occuparti? Hai altre opere in traduzione al momento?
Non sono certo annoverate fra le uscite di questi mesi, ma mi sarebbe piaciuto tradurre almeno un’opera di Nabokov, amore dei miei anni universitari durante i quali mi sono dedicata allo studio comparativo delle due versioni, russa e inglese, della sua autobiografia. La traduzione in italiano del primo capitolo, inclusa nella tesi, è stata la mia prima prova di traduzione letteraria e ne ho un ricordo molto dolce. Fra i turchi mi piacerebbe cimentarmi nella traduzione della scrittrice, recentemente scomparsa, Leyla Erbil.
Al momento non sono impegnata in nessuna traduzione, ma ci spero vivamente perché penso che gli scrittori turchi oggi possano dirci tanto, perciò non posso che dire… insallah!

 

Qui le interviste agli altri traduttori: https://giovannituri.wordpress.com/category/professione-traduttore/

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One thought on “Intervista ad Anna Valerio, traduttrice di ISTANBUL ISTANBUL di Burhan Sönmez

  1. Guido Sperandio ha detto:

    Non si finisce di scoprire 🙂
    Intervista rivelatrice, personaggio inedito (questa serissima studiosa traduttrice), aspetti che uniti ad altri, confermano l’attualità della Turchia, ad esempio…

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