Intervista a Chiara Fattori, editor e direttrice editoriale di Intermezzi

logo-intermezzi-editoreChiara Fattori ha fondato Intermezzi Editore nel 2008, insieme a Manuele Vannucci e Attilio Scullari: la loro è una casa editrice che pubblica pochi libri l’anno e li vende online e attraverso una rete di librerie fiduciarie, rinunciando ad avvalersi di un distributore.

Quando avete creato Intermezzi Editore cosa vi distingueva dagli altri marchi esistenti e in che modo il vostro progetto è mutato negli anni?
Intermezzi era la casa editrice di tre trentenni con poca esperienza di questo mestiere ma con grande passione e voglia di fare. Abbiamo pubblicato testi che ci piacevano, che ci era piaciuto leggere e che speravamo potessero piacere anche ai lettori. Credo che questa freschezza e ingenuità si sentisse e che in qualche modo ci rendesse unici. Erano gli anni in cui i social network erano la grande novità e da amanti della rete cominciavamo a usarli, li usammo per far partire Intermezzi, per farla conoscere, e la cosa, devo ammettere, ci riuscì anche facile.
Negli anni siamo diventati iper-selettivi nella scelta del materiale: avendo poco tempo da dedicare a questa attività, pubblichiamo solo quello che ci convince di più, dedicandoci soprattutto alla nostra collana di narrativa breve in e-book, Ottantamila, storie che non superano le 80.000 battute, una misura atipica per il cartaceo, soprattutto perché difficilmente sostenibile, ma che si adatta molto bene al supporto digitale e ai ritmi di vita che molti lettori hanno, e sinceramente si adatta anche molto bene a una editor part-time come sono io.

Come si conciliano il lavoro di insegnante e quello di direttore editoriale ed editor? Se fosse stato economicamente sostenibile, avresti voluto lavorare a tempo pieno in ambito editoriale o i due percorsi vanno in parallelo?
Come sempre quando si fanno più cose insieme, queste si conciliano male. L’insegnamento è comunque un’attività che concede delle ore libere e possibilità di dedicarsi anche ad altro. Se potessi mi dedicherei solo all’editoria, naturalmente, ma è anche vero che lavorando a scuola si ha la possibilità di godere di un osservatorio straordinario. Ti passa davanti di tutto, ti trovi ad affrontare situazioni pazzesche, è un tipo di esperienza che non può che far bene a qualsiasi altra occupazione e mette tutto in una prospettiva più realistica, più vera: quando si frequenta un solo tipo di persone e un solo ambito lavorativo ci si chiude, si diventa troppo autoreferenziali.

È stato frequentando i siti di scrittura creativa che hai imparato a valutare gli inediti e a suggerire agli autori in che modo intervenire sui loro testi: quali i vantaggi e i limiti di questo percorso da autodidatta? Cosa pensi dei master e dei corsi di formazione al lavoro editoriale?
I limiti sono evidenti: all’inizio ti ritrovi a fare degli errori e a perdere un sacco di tempo. I vantaggi sono che sicuramente il tuo diventa un metodo di lavoro unico, non preconfezionato. Dei master e dei corsi penso sicuramente bene: studiare e formarsi non può mai essere un male, ma non avendoli mai frequentati e non conoscendoli un’idea concreta non ce l’ho e non saprei consigliare nessuno in proposito.

Come scegliete prevalentemente le opere da pubblicare? Accettate l’invio spontaneo degli inediti?
Sì, accettiamo l’invio sia da parte degli autori che delle agenzie. Cerchiamo di leggere tutto il materiale che arriva, anche se è davvero tanto ed è sempre più difficile riuscire a esaminarlo in tempi ragionevoli.

Intermezzi è stata tra le prime case editrici ad avere un profilo su Twitter e su Facebook e a gestire un proprio blog: quanto conta il web per promuovere la vostra attività? Quali sono i siti e i lit-blog che segui più assiduamente?
Conta moltissimo, ormai il web credo che conti moltissimo per promuovere qualsiasi cosa.
Quando abbiamo aperto i nostri profili e il blog era diverso, c’era molto meno rumore e anche molte meno persone collegate, ma quelle che si riuscivano a raggiungere si interessavano veramente: era possibile organizzare davvero una presentazione con un evento Facebook o vendere un libro online a un contatto Twitter, esisteva ancora la «blogosfera» e tutti ci sentivamo «amici» e parte di qualcosa. Ora si deve agire diversamente, ormai internet è diventato al pari di un qualsiasi altro media, con sue precise regole e strategie necessarie da mettere in atto. È meno divertente.
Seguo tutti i siti e lit-blog, o almeno tutti quelli che conosco e riesco a seguire.

Sul blog indichi anche il tuo numero di cellulare: scelta coraggiosa… Ti andrebbe di raccontarci qualche episodio particolare legato alla tua “vita da editor”?
Anni fa un tizio che aveva visto una mia intervista su un canale televisivo locale mi mandò dei fiori e mi chiamò per chiedermi di uscire. Spesso capita che aspiranti scrittori chiamino nei fine settimana o in orari strani, che mandino SMS per chiedere lo stato di lettura dei loro testi o per chiedere informazioni che comunque si trovano già sul sito. È fastidioso ma è anche un modo per capire subito con chi si ha a che fare: diciamo che essere inopportuni e invadenti non è una caratteristica che ci piace in un autore.

staff-intermezzi-roma-2015Non avete un distributore di riferimento, ma vi servite di una rete fiduciaria di librerie: scelta obbligata? Chi si occupa del rapporto diretto con i librai e come li selezionate? Negli ultimi anni sono diventati più numerosi quelli insolventi come lamentano molti piccoli editori?
Sì, scelta obbligata per poter mantenere una libertà per quanto riguarda ritmi e tirature. Del rapporto con i librai si occupa prevalentemente Manuele. La selezione avviene in vari modi: alcune volte sono i librai stessi che ci contattano, oppure capita di incontrarli alle fiere, o ci vengono presentati da autori o lettori. Cerchiamo di mantenere contatti soprattutto con librai indipendenti che mostrano reale interesse per i libri, che li leggono e che abbiano voglia di proporli ai loro lettori: sembrano caratteristiche scontate, lo so, ma in realtà sono piuttosto rare.
Qualche insolvente c’è, così come ci sono quelli che da un giorno a un altro chiudono senza pagare né ridare indietro i libri in conto vendita. Purtroppo è un rischio che si deve correre, perché la nostra giustizia è fatta in modo da non rendere possibile far causa a qualcuno per poche decine o centinaia di euro.

Quali saranno le prossime pubblicazioni di Intermezzi Editore?
Un Ottantamila a firma di Federica Sgaggio. Stiamo poi lavorando per un paio di traduzioni e un nostro sogno da sempre che forse sta per trovare realizzazione: una collana di inchiesta giornalistica.

Tra i testi pubblicati negli ultimi mesi, quali ti sarebbe piaciuto avere nel vostro catalogo e perché?
Mi sa che non ho letto niente pubblicato negli ultimi mesi: a dispetto del lavoro che mi sono scelta sono una lettrice lenta, incostante e generalmente non leggo le ultime uscite, le faccio decantare e le recupero dopo un po’ di tempo.
Se posso andare un po’ più indietro avrei voluto avere in catalogo la saga de L’amica geniale di Elena Ferrante, probabilmente la cosa più bella pubblicata in Italia negli ultimi anni.

Qui le interviste agli altri editor: https://giovannituri.wordpress.com/category/interviste-a-editor/

E qui quelle agli editori: https://giovannituri.wordpress.com/category/conversazioni-con-gli-editori/

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