ESTROSITÀ RIGOROSE DI UN CONSULENTE EDITORIALE, Giorgio Manganelli

Giorgio ManganelliAdelphi pubblica Estrosità rigorose di un consulente editoriale: una raccolta di lettere e schede critiche di Giorgio Manganelli

Oltre che scrittore e traduttore, Giorgio Manganelli è stato un lettore di rara intelligenza critica (benché piuttosto umorale): questa sua dote convinse Pietro Citati a introdurre nel mondo editoriale l’insegnante di lingua inglese di un istituto tecnico; fu grazie a lui che Manganelli lavorò per Garzanti dal 1961 ai primi mesi del 1964, quando diventò consulente Einaudi, principalmente per la letteratura di area anglofona. È un ruolo che assunse sempre con giocosa dedizione ed entusiasmo: «ho ancora qualche giorno agitato, ma dalla prossima settimana sarò sangue verginale versato sulle fondamenta della casa Einaudi» (lettera a Guido Davico Bonino del 12 maggio 1965); «nella mia stanza si aderge il mirabile totem einaudiano, tutto farcito di libri, la dolcissima, estiva Befana del Consulente: te ne sono molto grato, lo sventrerò, il totem, tra pochi giorni ad esami conclusi, e ne caverò viscere di dottrina e benevolenza, a propizio riparo alle canicole che già latrano» (lettera a Davico del 13 giungo 1965).
Non sorprenda lo stile irriverente e sornione, è anche sintomatico di una rete collaborativa, quella einaudiana, ben consapevole del proprio ruolo culturale e affiatata al punto da venir definita “guarnigione”. Stessa prosa schietta e immaginosa, brillante e caustica caratterizza del resto anche i pareri di lettura di Manganelli: «abbastanza gradevole, nel senso che le sue storie, non avendo assolutamente da fare, essendo nel cuore di una violenta estate di benessere e languore dei sensi, si possono anche leggere […]. Direi di no, ma con urbanità. Direi anche che non è il caso si faccia più vedere in casa editrice, non compriamo tappeti di contrabbando né whisky fatti a Catania», scrive a proposito di Westward to Laughter di Colin MacInnes (lettera a Davico del 29 settembre 1970) e non è meno crudele con Doris Lessing: «scrittrice ambiziosa, tra universale e cosmica, logorroica e sciattina, col tocco ben riconoscibile della grafomane» (lettera a Paolo Fossati del 30 novembre 1971).
ESTROSITÀ RIGOROSE DI UN CONSULENTE EDITORIALE, Giorgio Manganelli, AdelphiNonostante il clima cameratesco e la stima per il progetto einaudiano, nel 1970 Giorgio Manganelli provò a instaurare un’infruttuosa collaborazione con la Mondadori e nel 1975 passò alla Rizzoli; il motivo è semplicemente di natura economica: «Caro Einaudi, non senza malinconia e rammarico, questa lettera, per informarti che […] dovrò chiudere la mia collaborazione con la casa editrice che porta il tuo nome. Mi sono state offerte condizioni tali […] che in pratica risolvono i problemi fondamentali della mia esistenza pratica e non solo pratica» (lettera del 5 febbraio 1975). Sempre ragioni di natura pecuniaria lo avevano portato, come autore, a lasciare la Feltrinelli (con la quale aveva esordito nel 1964 con Hilarotragoedia): «Lei ben sa che, in questa società, uno scrittore non facile, non cinematografico, ha assai scarse possibilità di attendere al proprio inevitabilmente lento lavoro. Come Le ho detto, io voglio continuare a‪ ‎scrivere, e per riuscire a tanto debbo crearmi condizioni pratiche di sopravvivenza al di fuori della scuola» (lettera a Giangiacomo Feltrinelli del 28 aprile 1969).
Estremamente preciso e accurato è poi l’apparato di note di Salvatore Silvano Nigro, curatore del volume, tuttavia è bene sottolineare che Estrosità rigorose di un consulente editoriale è una raccolta di documenti (lettere e schede) rivolta, più che a lettori generici, agli estimatori di Manganelli e a un pubblico con specifici interessi editoriali o inerenti alla narrativa anglofona degli anni ’60: per loro sì, sarà puro godimento.

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9 thoughts on “ESTROSITÀ RIGOROSE DI UN CONSULENTE EDITORIALE, Giorgio Manganelli

  1. Adamo di Compagnia ha detto:

    Il punto dell’estro mai e poi mai diviene appunto come ormai, dappoiché il mai è paritetico, l’astruso non è la prurigine dello svago.

  2. Baba ha detto:

    Da cosa dovrebbe iniziare la lettrice che non ha mai letto Manganelli? L’editor cosa suggerisce?

    • Giovanni Turi ha detto:

      Come scrittore lo conosco poco, tutti però consigliano “Hilarotragoedia”. 😉

      • Guido Sperandio ha detto:

        Caro Giovanni, incuriosito dal tuo post, ciliegina sul ricorrere nelle varie sedi letterarie del nome (Manganelli) – non ho resistito e ho rintracciato Hilarotragoedia sul web, PDF scaricabile gratuitamente.
        L’impressione ricavata?
        La mia buona volontà non è durata molto: non so se Manganelli si sia divertito o se credesse veramente in quello che scriveva. Mi viene da dire in ogni caso che la “libera bizzarria” di cui fa sfoggio, non l’ho retta mica tanto. Con questo, sono ben conscio che la letteratura non ha il pregio dell’aritmetica, dove è indiscutibile che 2 più 2 fa 4.

      • Giovanni Turi ha detto:

        Come accennavo, ho letto solo alcuni estratti delle sue opere, quindi non posso giudicare; si tratta comunque di uno scrittore sperimentale e, come tale, può essere apprezzato o meno…

      • Guido Sperandio ha detto:

        È vero, d’accordo

    • rossellalofaro ha detto:

      Se posso permettermi, io consiglierei ‘Centuria’, una raccolta di cento racconti (definiti “romanzi-fiume”), davvero deliziosa e già foriera di tutti i paradigmi di Manganelli (va infatti riletta nel tempo, per poter assimilare tutti i dettagli), ma declinati in forma breve e in modo più accessibile. ‘Hilarotragoedia’, ad esempio, potrebbe risultare troppo cervellotico come primo approccio, quindi fossi in te mi orienterei su lidi più sicuri come la raccolta, che può essere gustata anche a fasi alterne.

  3. Vito Santoro ha detto:

    È vero, si tratta di roba molto ostica, ma scrittori come Manganelli hanno la capacità di mostrare strade inesplorate che altrimenti resterebbero ignote.

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