GoodBook.it: quando le librerie indipendenti fanno rete

logo goodbook.itIntervista a Serena Anselmini, co-responsabile del portale GoodBook.it

Le librerie indipendenti sono innanzitutto un luogo di incontro e di confronto e sono spesso le sole che danno attenzione e visibilità anche a opere meno commerciali, slegate dalle etichette dei grandi gruppi editoriali: una buona ragione per tutelarle. Ma sempre più spesso ci si chiede come possano concorrere con gli store online, che dispongono di una selezione molto più ampia di titoli, o con le librerie di catena, che possono permettersi sconti e agevolazioni sui libri di determinate case editrici. Una soluzione potrebbe essere fare “rete”: questa l’idea alla base di GoodBook.it, portale di e-commerce al quale hanno aderito 303 librerie indipendenti in tutta Italia e 89 editori, tra i quali Iperborea, L’Orma, Marcos y Marcos, minimum fax, nneditore, nottetempo, Voland.
Come funziona? Sul sito http://www.goodbook.it è possibile registrarsi e acquistare libri da un catalogo di oltre un milione di titoli, per poi pagarli e ritirarli nella libreria indipendente più vicina. Questo, oltre a mantenere vive le piccole librerie e le loro attività culturali, aiuta a contrastare il monopolio dei megastore (e riduce anche l’impatto ambientale dei trasporti).
Qui di seguito l’intervista a Serena Anselmini, co-responsabile del progetto.

Com’è nata nel 2011 l’idea di creare GoodBook.it e in che modo si è sviluppato ed è mutato il progetto in questi cinque anni?
GoodBook.it è nato osservando il panorama editoriale italiano ed estero. Riteniamo che sia fondamentale per una libreria essere presente anche sul web e beneficiarne per offrire ai propri clienti un servizio al passo con i tempi: GoodbBook.it permette tutto ciò. In Inghilterra c’è Hive, in Francia Paris Libraires, in Germania Genialokal, in Canada Les libraires, in USA Indie Bound, in Italia c’è GoodBook.it!
Nel 2011 nacque come “costola” di Centro Libri, grossista indipendente che rifornisce librerie in tutta Italia, per svilupparsi poi come progetto autonomo. Stiamo quindi lavorando per autosostenerci attraverso sponsor, partecipazione a bandi e servizi aggiuntivi quali GoodBook+. Grazie a GoodBook+ una libreria può avere un sito personalizzato con visualizzazione delle proprie giacenze e catalogo di tutti i libri in commercio. Continua a leggere

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Ultime pubblicazioni: la pagella

I tempi non sono mai così cattivi di Andre Dubus, Sembrava una felicità di Jenny Offill, La carne di Cristò, Di uomini e bestie di Ana Paula Maia, La frontiera di Alessandro Leogrande, Bestiario di Juan José Arreola, Fratelli di sangue di Ernst Haffner, Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa, La casa delle parole di Cécile CoulonI tempi non sono mai così cattivi di Andre Dubus, Sembrava una felicità di Jenny Offill, La carne di Cristò, Di uomini e bestie di Ana Paula Maia, La frontiera di Alessandro Leogrande, Bestiario di Juan José Arreola, Fratelli di sangue di Ernst Haffner, Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa, La casa delle parole di Cécile Coulon: cosa li accomuna? Sono stati pubblicati negli ultimi mesi e, dopo averli letti, non ho avuto tempo e modo di recensirli. Provo a rimediare.

La casa delle parole, Cécile Coulon, Keller (traduzione di Tatiana Moroni)
Un romanzo distopico che ribalta la prospettiva di Bradbury in Fahrenheit 451. Qui dunque la lettura non è proibita ma diventa un rito collettivo di manipolazione delle emozioni; non vi sono più scrittori ma solo scrivani, non editori ma “case delle parole” e libri creati e classificati in base alle sensazioni che provocano: queste le ottime premesse, non all’altezza lo sviluppo narrativo.
Voto: 6+

Il brevetto del geco, Tiziano Scarpa, Einaudi
Dopo un’accattivante prefazione in cui si fa riferimento alla misteriosa Nuova Sovversione Cristiana (una sorta di setta d’infervorati credenti), si alternano le vicende di un artista spiantato e quelle di un’impiegata che si accosta alla religione: personaggio convincente il primo, scialbo il secondo. Al tutto fanno da controcanto la voce fuori campo dell’Interrotto – spiegata nel finale – e quella delle parole stesse, che si animano autonomamente come già nelle Cose fondamentali (questo sì, consigliato senza riserve). Qualche buona trovata metaletteraria, uno sguardo interessante sul mondo dell’arte contemporanea, ma romanzo nel complesso deludente: non riesce a sviluppare sino in fondo alcune intuizioni e ambizioni. Peccato, perché Scarpa è uno scrittore di grande talento.
Voto: 6,5

Fratelli di sangue, Ernst Haffner, Fazi (traduzione di Madeira Giacci) Continua a leggere

Vita da editor (70)

Passa la scadenza stabilita* e tu resti in fiduciosa attesa per qualche giorno.
Poi mandi un messaggio neutrale; così, tanto per sapere – non hai risposta.
Provi con una mail cordiale e di spirito – niente.
Tenti allora con una seconda mail, questa volta un po’ piccata – ancora niente.
Non resta che vincere la tua ritrosia e telefonare – ovviamente squilla a vuoto.
Certi editori sono peggio della più carina della classe; almeno, però, quando vai ad aspettarli sotto casa non hai paura del papà.

*per il pagamento di un lavoro, la consegna delle bozze o la pubblicazione di un testo che hai editato: cambia poco…

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Vita da editor (69):
https://giovannituri.wordpress.com/2016/03/16/vita-da-editor-69/

CONFORME ALLA GLORIA di Demetrio Paolin, recensione e intervista

Conforme alla gloria, Demetrio Paolin, Voland (copertina)A sette anni dal primo, esce il nuovo romanzo di Demetrio Paolin, Conforme alla gloria

Conforme alla gloria di Demetrio Paolin, pubblicato da Voland, è un romanzo duro nei contenuti e nitido nello stile, come se la scrittura densa e sorvegliata faccia da argine alla sofferenza dei tre protagonisti: Rudolf, figlio di un infervorato nazista, dal quale eredita una testimonianza delle atrocità commesse; Enea, sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen, che continua a cercare un’impossibile espiazione; Ana, una giovane affetta da disturbi alimentari, ossessionata dalla sua pelle e dal suo corpo. Le loro storie si intrecciano e sembrano suggerire che anche chi non ha colpa non può redimersi dal male commesso, dalla sua ordinarietà: «Nessuno si sente colpevole, nessuno lo è, eppure se si guarda nel profondo tutti lo sono, tutti sono quel passato: è come un albero che ha le sue radici in un terreno inquinato, i suoi frutti saranno inquinati, incolpevoli ma comunque marci e malvagi al gusto».
Paolin ricostruisce anche alcuni brutali episodi di cui scrittori come Primo Levi e Imre Kertész hanno già dato testimonianza, ma sembra soprattutto volerci mettere in guardia: il nazi-fascismo non è stato solo frutto di una follia collettiva, ma è l’espressione del fascino che il male esercita sull’uomo e che continuamente si rinnova. Non mancano i riferimenti a persone reali (tra le quali lo stesso Levi) e a crimini più recenti (come quelli perpetrati dalla dittatura argentina tra gli anni ’70 e ’80), ma soprattutto al pericolo che la spettacolarizzazione e la quotidianità della violenza alle quali siamo sottoposti possano generare assuefazione. Così, quando Rudolf metterà in mostra il cimelio paterno che ha devastato lui e la sua famiglia, non otterrà che un’attenzione fugace: «Abituati ormai a tanto orrore in diretta televisiva, nelle foto, sui siti internet, le persone sbadigliavano davanti alla tela sempre più impolverata al museo». Così quando Enea farà di Ana un corpo deturpato in un’installazione temporanea, le categorie dell’arte finiranno per addomesticare e neutralizzare quella che per lui non è solo una provocatoria messinscena.
Qui di seguito l’intervista a Demetrio Paolin. Continua a leggere