Intervista a Carlo Ziviello, responsabile comunicazione e socio della casa editrice Ad est dell’equatore

logo_ad est dell'equatoreFondata nel 2008 da Ciro e Marco Marino, a cui si sono poi aggiunti Carlo Ziviello e Guglielmo Gelormini, Ad est dell’equatore è una delle case editrici indipendenti più dinamiche e interessanti del Sud Italia. Le sue pubblicazioni si contraddistinguono per testi snelli e incisivi, con copertine dai colori forti.
Ecco l’intervista a Carlo Ziviello, responsabile comunicazione e socio di Ad est dell’equatore.

Alle origini del vostro progetto c’era l’idea che i libri “possano raccontare il bello, ma soprattutto possano insinuare il dubbio, insidiare il lato oscuro delle cose, svelare inganni, informare e controinformare”. Sono ancora queste le vostre coordinate? Cosa è cambiato dal 2008 a oggi?
Per noi niente; per il mondo un sacco di cose. Russia e America sembrano tornate ai tempi della guerra fredda, e stavolta con altri giocatori in campo, eppure la rappresentazione più attendibile di quello che potrebbe accadere non sono i talkshow degli esperti ma un videogioco: Fallout 4. Ancora, quello che succede ogni giorno nel mediterraneo è terribile e i TG non risparmiano immagini iperrealiste e cruente, ma è il bellissimo film di Rosi Fuocoammare vincitore a Berlino a mostrarlo meglio. Raccontare quello che accade intorno resta secondo noi la missione principale di qualsiasi prodotto artistico. Noi cerchiamo di pubblicare cose come queste, cose “vere”; anche se, per dire, dovessero essere un romanzo di finzione o un saggio che parli dei classici della letteratura. Purtroppo il libro non è uno strumento semplice da far circolare: l’italiano legge poco e resiste anche una certa diffidenza verso il testo, dovuta forse alla civiltà contadina che considerava la parola scritta come strumento utilizzato dal potere per fregare il prossimo (cosa che accade tuttora, basti pensare al linguaggio burocratico o al politichese). Per questo un libro deve essere vero, di qualsiasi cosa parli; fosse anche semplice intrattenimento o un libro di ricette. Eppure molti autori continuano a nascondersi dietro al linguaggio, inutilmente complesso o furbescamente semplice. Sono autori che fanno male ai libri e danneggiano il mercato: se un lettore, che già legge poco e ha poco tempo, dedica giorni ed aspettative a un libro brutto e disonesto, quando ne ricompra un altro?

Nel tempo siete riusciti a ottenere il supporto di autori campani come Maurizio De Giovanni e Andrej Longo e a coinvolgere nel team della casa editrice Angelo Petrella (editor e direttore della collana Liquid) e Carmen Pellegrino (direttrice della collana I Barbari): qual è stato il loro apporto alla casa editrice?
Fondamentale, come del resto quello di tutti i nostri autori. Un editore delle nostre dimensioni non può prescindere dall’attività – in certi casi dall’attivismo – dei suoi autori, che spesso diventano amici. Gli autori che hai citato erano già affermati o sulla via della consacrazione definitiva quando ci siamo incontrati; a loro dobbiamo tutta la nostra gratitudine perché mai hanno chiesto niente in cambio se non la nostra amicizia. Ce ne sono molti altri oltre a quelli che hai nominato ma devo ricordare Giuseppe Di Costanzo, che dopo Lo sciacallo, uscito per Einaudi, aveva pubblicato con noi Tutto tranne l’amore, diventando più di un fratello e un supporto per tutti in casa editrice. Purtroppo Giuseppe è morto in modo assurdo e imprevedibile poco più di due anni fa. Ancora ci pensiamo e a volte, scendendo dall’ufficio, crediamo di trovarlo giù, in macchina, mentre aspetta che gli si apra il cancello automatico.
Il lavoro che facciamo insieme agli esordienti è altrettanto fondamentale: sono tanti e non posso citarli tutti, ma molti, dopo aver esordito con noi, hanno poi pubblicato con editori ben più grandi (crediamo di avere una buona sensibilità nel capire se un autore “ce l’ha” o “non ce l’ha”) e i rapporti restano sempre ottimi, sia dal punto di vista umano che professionale.

Accettate l’invio spontaneo di manoscritti e fornite sul vostro sito tutte le istruzioni: mediamente quanti ve ne giungono mensilmente? La maggior parte delle vostre pubblicazioni arrivano attraverso questo canale oppure tramite contatti diretti e agenzie letterarie?
Agenzie in genere non ne trattiamo perché nella maggior parte dei casi richiedono anticipi che non possiamo permetterci. Dal sito riceviamo uno o due manoscritti al giorno, e abbiamo un solo lettore. È purtroppo inevitabile che la stragrande maggioranza delle opere non riesca ad essere valutata, anche se il numero di manoscritti che riceviamo è confortante: se non altro è indice della fiducia che l’aspirante autore pone nei nostri riguardi. Il contatto diretto resta la via più breve.

Avete notato differenze significative dopo l’acquisizione di PDE, che era il vostro distributore di riferimento, da parte di Messaggerie?
È passato troppo poco tempo per poter trarre conclusioni. Entrambi rappresentano realtà importanti ed entrambi modellano le scelte editoriali. Noi siamo nati con una distribuzione nazionale. Non abbiamo mai avuto una libreria, né abbiamo mai pensato di aprirla. Quindi ci siamo sempre basati sulla distribuzione, dovendo tenere almeno un occhio aperto al di fuori dei confini regionali. La cosa ci permette di sopravvivere perché il Sud, dal punto di vista distributivo, quasi non esiste. Si legge poco, non conviene investire e nel passato recente ci sono stati episodi di fallimento del mercato che tuttora rappresentano un deterrente.

Se in Italia si legge poco nel Mezzogiorno e in Campania ancor meno: puntate principalmente a un bacino di lettori nazionali o continuate a mantenere un forte legame con il territorio?
Le vendite di libri sono lo specchio della condizione economica delle famiglie; va da sé che vendiamo molto più in Lombardia ed Emilia che non in Campania, quindi dobbiamo bilanciare le pubblicazioni, perché gli autori non li scegliamo per la provenienza ma per la capacità di creare con noi un rapporto di collaborazione. Anche se “Italia” è un concetto ancora astratto e il localismo impera, noi proviamo a tenere sempre in catalogo qualche testo che possa essere letto ad Aosta come a Trapani. In Campania manca un grande editore capace di creare il mercato attorno a sé, del quale potrebbero beneficiare tutti. Ma un grande editore è solo l’ultima manifestazione di un tessuto sociale e imprenditoriale sviluppato – cosa che, inutile dirlo, qui non c’è.

Come può competere un editore indipendente con i grandi gruppi in un mercato di cui questi gestiscono l’intera filiera (dai distributori alle librerie di catena e ai periodici culturali)? Quale scenario credi si stia delineando dopo l’acquisizione di RCS Libri da parte di Mondadori?
Non può! Deve sopravvivere nella sua riserva. E chi vive in una riserva come può mai essere indipendente? Credo si debba anzitutto definire cosa si intenda con questa parola. Per me, indipendente è chi riesce a fare quello che vuole, senza lasciarsi condizionare da ciò che lo circonda. Esattamente il contrario di quello che accade ad un piccolo editore – e ad un piccolo in generale. Siamo dipendenti da tutto: dalle scelte editoriali dei grandi, dalla distribuzione, dal posto in libreria, dagli autori, dal tipografo, dal conto corrente. Per il resto, Mondadori/RCS Libri per noi è un gigante. Non credo si accorgerà di noi, né noi abbiamo occhi grandi abbastanza per vederlo, a meno che non dovesse inavvertitamente schiacciarci; ma anche in quel caso credo saremmo abbastanza piccoli da nasconderci in qualche fessura del pavimento.

carlo zivielloQuali politiche e iniziative istituzionali suggeriresti per dare un reale incentivo alla lettura e al comparto editoriale?
Non credo nelle iniziative “spot”, non hanno mai funzionato e generano disparità tra chi riesce ad accedervi e chi no, mentre quelle strutturali costano tempo e risorse; tutte cose che scarseggiano. A livello nazionale c’è troppa disparità per ipotizzare manovre che vadano bene ugualmente al Nord e al Sud, né mi pare ci sia volontà in tal senso, quindi posso parlare solo della mia realtà. Abbiamo a Napoli un Assessore alla cultura estremamente preparato ma con poche risorse. Se vogliamo per un attimo ignorare il principio di realtà, gli suggerirei di regalare 2 libri a ogni famiglia napoletana che non legge. Andare proprio casa per casa e portarglieli, come si fa per il porta-a-porta. Qui ci sono 340mila nuclei familiari; l’ultima indagine Istat dice che nelle grandi città del Sud il 50% della popolazione non ha letto nemmeno un libro nell’ultimo anno (il 70% nei centri più piccoli) e che i figli di genitori non-lettori a loro volta non leggono. A queste 170mila famiglie che non leggono regalerei 2 libri. Ogni anno. Per un costo medio di 7 euro a libro in edizione economica, si tratterebbe di una spesa di quasi 2 milioni e mezzo di euro l’anno, non alla portata di questa amministrazione né, credo, di nessun’altra. Ma se fosse possibile, farei questo.
Tornando sulla terra, offrirei alternative attraenti. Due giorni fa un mio alunno mi ha chiesto: “Prof ma secondo lei sabato devo uscire in centro o andarmi a vedere una cosa in teatro di un certo Berctin, Berctem?”. Voleva dire Brecht, ma va bene lo stesso: finché un nemmeno diciottenne pone questa domanda (peraltro a me che non insegno materie letterarie ma Economia) c’è una possibilità. Perché magari questo sabato andrà in centro come è giusto che sia alla sua età; il prossimo però saprà che Berctin si chiama in realtà Brecht e che è stato uno dei più grandi autori mai esistiti, e andrà a vederlo. Bisogna offrire alternative, non c’è altra strada. Le istituzioni dovrebbero mettere le famiglie in condizione di poter scegliere – anzitutto sanando una condizione economica di estrema sofferenza – ma questo purtroppo è un altro discorso.

Quali saranno le prossime pubblicazioni di Ad est dell’equatore?
Grazie ad Antonio Di Grado, ordinario di Letteratura italiana nell’Università di Catania e ad Alessandro Gaudio, che ne ha curato l’edizione oltre che fare da tramite con gli eredi (che non smetteremo mai di ringraziare), pubblicheremo Il linguaggio sportivo e altri scritti, di Paolo Volponi, con una nota introduttiva di Darwin Pastorin. Una serie di articoli, alcuni inediti, dedicati al calcio e scritti da uno dei più grandi autori italiani del ’900, mentre dopo l’estate uscirà postumo l’ultimo romanzo di Giuseppe Di Costanzo, di cui ho detto più sopra, che aveva deciso di affidare a noi e a Marilù Parisi, che per il primo scrisse una postfazione. Sarà il nostro modo per ricordare un vero amico.

Qui un assaggio di uno splendido libro di Fabrizio Coscia, Soli eravamo:
https://giovannituri.wordpress.com/2016/02/16/soli-eravamo-di-fabrizio-coscia-essere-allaltezza-del-fallimento/
E qui una recensione della raccolta di racconti di Gianluca Merola, 
Dio taglia 60:
https://giovannituri.wordpress.com/2013/12/17/dio-taglia-60-di-gianluca-merola-recensione-about-short-stories/
Entrambi pubblicati da Ad est dell’equatore.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...