LA GUERRA CONTRO I CLICHÉ di Martin Amis, recensione

The novelist Martin Amis

La guerra contro i cliché, una selezione di saggi letterari di Martin Amis

La guerra contro i cliché – Saggi letterari nell’edizione Einaudi (a cura di Federica Aceto) è in realtà una riduzione del ben più corposo The War Against Cliché di Martin Amis, scrittore e critico letterario inglese. È bene specificare subito che si tratta precipuamente non di un’opera sulla critica letteraria ma di un’opera di critica letteraria; per cui all’illuminante prefazione seguono articoli e saggi su singoli autori e opere. Spesso la forma adottata da Martin Amis è però quella del racconto-intervista, come per Saul Bellow (che con i suoi romanzi sembra voler dire che «la sanità mentale, come la libertà, come la democrazia americana è una condizione fragile e forse solo temporanea»), per John Updike (che «sguscia e viviseziona i suoi personaggi. (Se è una cosa che fanno gli esseri umani, allora va bene). E lo stesso fa con i dettagli intimi del pensiero e dei sentimenti») o per Truman Capote (la cui idea era «che si potesse raccontare fedelmente una storia reale, ma in modo tale da evocare l’ampio respiro della narrativa poetica»).
Vero elemento unificante della Guerra ai cliché, insieme all’esplorazione della letteratura insieme alla dimensione umana degli scrittori, è lo stile di Amis: brillante, ironico, tagliente, umorale, trova in questi articoli quel mirabile equilibrio non sempre presente nelle sue opere di narrativa. Così, per esempio, il critico non esita a sostenere che James Joyce «ha il potere di portarti ovunque (non c’è nulla che non riesca a fare); ma si ostina a portarti dove non vuoi andare», o che «la maggior parte di quello che scrive [William] Burroughs è spazzatura, spazzatura, per giunta, pigramente ossessiva. […] I pezzi buoni, però, sono buoni sul serio».
La guerra contro i cliché, MARTIN AMIS, EinaudiChe si condividano o meno le sue valutazioni, bisogna riconoscergli una minuziosa capacità di analisi dei testi presi in esame e anche l’umiltà di riconsiderare i suoi giudizi sprezzanti dinanzi a opere magistrali di autori che aveva in precedenza sottovalutato, come Philip Roth, o frainteso, come James Graham Ballard. Tra gli scrittori considerati figurano poi anche Anthony Burgess, Don DeLillo, Philip Larkin, Norman Mailer, Vidiadhar Surajprasad Naipaul, Vladimir Nabokov e Salman Rushdie.
A darci il senso della necessità odierna di una rigorosa attività critica è poi lo stesso Martin Amis nella bella prefazione: «tutti sono diventati critici letterari – o quantomeno recensori di libri. La democratizzazione ha raggiunto un traguardo inalienabile: la parità di tutti i modi di sentire. […] Il recensore accoglie con degnazione l’arrivo del nuovo romanzo o volumetto che sia, vi si addentra rimanendo sulla difensiva, si concentra su cosa prova nel corso della lettura, se cose belle o cose brutte. L’esito di questo incontro fornirà i dati su cui si baserà la sua recensione, senza alcun riferimento a quanto vi è dietro. E quanto vi è dietro, ahimè, è il talento, il canone e quel corpo di conoscenze che va sotto il nome di letteratura».

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4 thoughts on “LA GUERRA CONTRO I CLICHÉ di Martin Amis, recensione

  1. Guido Sperandio ha detto:

    Tu hai fatto un buon lavoro e io ho letto più per curiosità che altro, già in partenza diffidente se non indifferente a quanto avrebbe detto quel Signore. Non perchè non lo stimi o altro, ma semplicemente mi rendo sempre più conto che i pareri sono ormai tanti, troppi, e soggettivi, e facilmente tutti contestabili o accettabili ma.
    È tutto talmente relativo – dipendente dall’umore, le mode e l’epoca e tanti altri fattori – che ormai credo soltanto a quello che mi piace “in quel momento”. Che poi scrittore od opera valgano letterariamente più o meno, non m’importa. (Troppo drastico? 🙂 )

    • Giovanni Turi ha detto:

      Guido, certo le valutazioni sono opinabili, ma credo sia sbagliato metterle tutte sullo stesso piano e confrontarsi con critici brillanti è un utile esercizio. Anche perché mica è facile scovare ciò che piace tra i tanti libri disponibili, no? 😉

      • Guido Sperandio ha detto:

        Scovare, già… Ma io vado d’assaggio, giro per la biblioteca come si va per funghi (biblioteca rigorosamente comunale, nel mio caso è ben dotata e aggiornata, ero stufo di buttare soldi) e al massimo ho qualche appunto di riferimento preso da blog o dal giornale.
        Capita che molti libri inizi e abbandono a un certo punto e che altri finisca fino all’ultima pagina e se c’è postfazione, all’ultima parola 🙂
        Insomma, a mio modo, sopravvivo. L’importante è avere buoni occhiali, il resto vien da sè 🙂

  2. […] che critico letterario, Martin Amis è anche un prolifico narratore: L’informazione, romanzo tradotto da Gaspare Bona […]

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