La teoria e la pratica del racconto per Ferruccio Parazzoli

inventare il mondo, parazzoli, bannerInventare il mondo – Teoria e pratica del racconto (Garzanti) è un breve trattato sulla scrittura, con innumerevoli suggerimenti di lettura; il suo autore, Ferruccio Parazzoli, oltre che romanziere e saggista, è stato editor e direttore di collana della Mondadori. Qui di seguito si riportano alcuni brani del suo testo.

Lo scrittore è il medium attorno al quale si vengono ammucchiando caterve di materiali, per attrazione, per magnetismo, all’atto stesso in cui la linea verticale dell’arte – il narrare – entra a contatto con la linea orizzontale della molteplicità. Lo scrittore trasceglie, ammucchia, costruisce assemblando. Identifica, cataloga il mondo delle apparenze, ne dispone i reperti in un gioco di rimandi, di specchi, di moltiplicazione o riduzione.

Il personaggio, anche quando è protagonista, non può mai essere presente come totalmente emerso, ma solo con una maggiore o minore parte di sé; c’è sempre una parte che, seppure presente, resta sommersa: è quanto si usa definire «spessore» del personaggio.

Poiché stiamo parlando della trama, se sia sempre necessaria, se potrebbe essere una gabbia o una rete di sicurezza, sempre più per chi scrive, viene intesa come una gabbia. Per chi legge è ancora percepita come una rete che mi conduce, mi porta, mi rimanda dalla sera prima alla sera dopo, quando riprenderò a leggere: ha una funzione pratica.

Se non sentiamo una voce dentro di noi che precede il fatto di esprimere, non riusciremo a scrivere. Se non volontaristicamente: invece di scrivere si compila. Un articolo posso anche compilarlo, ma un racconto, un romanzo non lo si compila, nascerebbe morto.

Falsare il reale non è un peccato mortale perché noi sappiamo che il reale stesso è solo rappresentazione. Il reale non è mai uguale per tutti, ma è diverso a seconda di chi lo vede, di chi lo interpreta.

Autobiografismo: segnale di pericolo. Eppure inevitabile. Sta di fatto che sono io, con questo corpo, con questi occhi che osservo, incamero e restituisco, nella scrittura, brandelli di me stesso.

Uno scrittore è una persona crudele, non nel senso della violenza ma della crudeltà mentale. È di volta in volta un mostro, un assassino, un imperatore. Gli scrittori sicuramente vanno all’inferno.

La sconvenienza e lo scandalo sono due elementi meravigliosi che dovrebbero ricominciare a comparire nella narrativa. Ma ormai gli scrittori se ne guardano bene dall’essere sconvenienti e scandalizzanti, perché lo scandalo è il rovesciamento dei valori smerciati per tali.

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6 thoughts on “La teoria e la pratica del racconto per Ferruccio Parazzoli

  1. Guido Sperandio ha detto:

    “Teoria e pratica del racconto” è un sottotitolo che non promette niente di nuovo (che poi di fatto è il titolo, perchè elemento il più concreto di copertina).
    Da decenni escono libri e libercoli e manuali, puramente tecnici o chiosanti, ci si è aggiunta pure la Rete per non parlare delle cosiddette scuole di scrittura, dietro ad ogni angolo di strada.
    Una marea di insegnamenti, pretese regole e suggerimenti e commenti su una materia che… è come se si pretendesse di insegnare a distinguere il sesso degli angeli.
    PS: non è un rilievo a tuo riguardo, ambasciator non porta pena, è anzi encomiabile il tuo aggiornare.

    • Giovanni Turi ha detto:

      Guido, hai perfettamente ragione: spesso i “manuali” di scrittura sono una collezione di ovvietà; però talvolta hanno qualche pregio: quello di Busi (Nudo di madre) e quello di Vargas Llosa (Lettere a un aspirante romanziere), ad esempio, rivelano la loro poetica e sono anche encomiabili esercizi di stile; quello di Conti (La scuola del racconto) e questo di Parazzoli danno innumerevoli suggerimenti di lettura.

      • Guido Sperandio ha detto:

        Ecco, proprio con la tua ultima riga (sic!) mi hai smosso un punto recondito altrimenti da me ignorato. Cioè, sapere leggere, nel senso di analizzare ecc.
        Che dista miglia dallo scrivere. Leggere non è come scrivere. (Lo dico, conscio di affermare un’ovvietà).
        Scrivere è un fatto troppo personale, tanto da farmi dire che non posso insegnare a uno come innamorarsi!
        Leggere, al contrario, sempre salva l’identità irripetibile di ogni persona, può giustificare della razionalità.
        Allegria, Giovanni!

  2. amanda ha detto:

    “Gli scrittori sicuramente vanno all’inferno” 🙂

  3. Filomena scrive... ha detto:

    “Un articolo posso anche compilarlo, ma un racconto, un romanzo non lo si compila, nascerebbe morto.”

    Ma non è poi questo il fine ultimo dei “manuali” di scrittura?
    Ti insegnano (o pensano di farlo) come muoverti quando hai una storia che vuole uscire dalla tua testa e che non puoi fare a meno di condividere attraverso la scrittura.
    Se la nostra “voce interiore” non è capace di narrare, non credo che un manuale possa insegnarglielo. Che poi in questo e altri libri simili si possano trovare spunti e dritte, più o meno interessanti, non lo metto in dubbio.

    Leggere non è come scrivere e un ottimo lettore non è un ottimo scrittore a prescindere!

    Resto convinta che senza una giusta dose di “talento”, si possono leggere e frequentare tutti i corsi di questo mondo, senza diventare mai scrittori!

    • Giovanni Turi ha detto:

      Sì, certo, non vanno letti con la pretesa che possano far di te uno scrittore, ma sono spesso interessanti per scoprire il retrobottega degli autori. Concordo anche sul fatto che leggere non basta a saper scrivere (ma è comunque condizione imprescindibile).

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