AD INFINITUM SU AD INFINITUM, un racconto di Cristò

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Cos’è il postmodernismo? – chiese la ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale – Cos’è la metaletteratura?
Dovresti leggere Ad infinitum – risposi.
Vedi, amore – continuai – immagina di scrivere una recensione e di farlo come se fosse un racconto, cominciando con un dialogo tra due personaggi fittizi. Mettiamo che i personaggi siano una ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale e un io narrante non meglio precisato.
Lei fece di sì con la testa: vai avanti; spiegami meglio!
Io aspettai un attimo. Avevo sempre pensato di essere incapace di esprimere i concetti con le giuste parole eppure tutti mi dicevano che sapevo parlare bene. Io invece mi sentivo sempre impreciso.
Nel racconto – dissi – l’io narrante è convinto di essere incapace di esprimere i concetti che ha in mente con le giuste parole, eppure tutti gli ripetono che parla bene e gli fanno domande difficili. Lui cerca di spiegarsi e riesce a dire solo la metà di quello che ha veramente nella testa.
La ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale disse che a lei succedeva sempre questa cosa di non riuscire a trovare le parole giuste.
Io sorrisi.
Che c’entra questo con la metaletteratura? Che c’entra con il postmodernismo? – chiese.
Io mi sedetti sulle scale accanto a lei e le carezzai una spalla con la mano destra.
Non trovavo le parole giuste. La sera precedente avevo letto Ad infinitum di John Barth e lo avevo trovato perfetto.
Un racconto di tredici pagine – le dissi – può essere una lezione su che cos’è la metaletteratura. È solo un racconto, narrativa, eppure è denso denso come nessun saggio potrà mai essere.
Ascoltami – continuai – un uomo sta estirpando le erbacce nel giardino e in casa arriva una telefonata. La sua donna risponde al telefono e lui si chiede chi mai possa essere. È qualcuno che ha sbagliato numero? Oppure si tratta di una notizia importante? Lei chiude il telefono. Ha appreso una notizia che cambierà per sempre la vita della coppia, che cancellerà la felicità di entrambi per sempre. Si avvia verso il giardino per dare la notizia all’uomo che estirpa le erbacce.
Lei mi guardò con curiosità.
È qual è la notizia? – chiese.
Non importa – risposi.
Lui l’ha tradita? Dai dimmelo. Lei è malata? È malato lui? È morto un parente? Un figlio? Ti prego, devo saperlo!
Non importa – risposi.
La ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale sbuffò un pochino.
Sei cattivo – disse – sei cattivo davvero. Adesso sono curiosa.
Ti dirò una cosa – risposi chiedendomi ancora una volta se non apparissi impreciso – immagina di dover riportare questa nostra conversazione come se fossimo due personaggi di un racconto. Mettiamo una ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale e un io narrante non meglio precisato.
Se dovessi riportarla io – disse lei – i personaggi sarebbero un ragazzo coi capelli neri seduto sulle scale e un io narrante femminile non meglio precisato.
Stai complicando le cose – le dissi – ma il punto è proprio questo.
Quale? – chiese.
La corrispondenza tra la vita vissuta e la vita raccontata – risposi – se io e te fossimo i personaggi di un racconto e questo nostro dialogo fosse il racconto stesso, sarebbe utile o no ai fini del racconto descrivere il piacere sulla pelle di questo sole primaverile? E quante parole dovrebbe sprecare l’autore per descrivere l’attimo (questo attimo preciso) in cui il vento ti porta un ciuffo di capelli davanti agli occhi rendendoti ancora più bella? Vedi. Mentre lo dico i tuoi capelli sono tornati già al loro posto. L’autore avrebbe perso la descrizione del movimento del dito indice della tua mano destra che tamburella nervosamente sul ginocchio proprio mentre il vento fa quello che deve fare con i tuoi capelli, senza parlare del fatto che la tua gonna corta ha lasciato intravedere per un attimo l’orlo delle tue mutandine azzurre procurandomi un’erezione. Ah, vedi. Lo scrittore adesso dovrebbe descrivere il modo in cui la mia erezione tende il tessuto dei pantaloni proprio mentre ascoltando queste parole le tue gote arrossiscono appena. Questo solo per descrivere alcuni degli innumerevoli eventi visibili che ci accadono e limitandosi ai due personaggi principali.
Le gote della ragazza con gli occhi chiari seduta sulle scale arrossirono appena. La sua gonna corta aveva lasciato intravedere l’orlo delle sue mutandine azzurre procurandomi un’erezione che aveva visibilmente teso il tessuto leggero dei pantaloni, proprio mentre il vento le portava i capelli sugli occhi rendendola ancora più bella e il dito indice della sua mano destra tamburellava nervosamente sul ginocchio.
Credo di aver intuito – disse lei.
Scusa – dissi – non riesco a spiegare troppo bene i concetti che ho in testa.
Ci riesci benissimo, invece.
Rimanemmo in silenzio mentre intorno a noi succedevano miliardi di cose come ogni giorno in ogni luogo da sempre e per sempre. Ad infinitum.

Cristò ha pubblicato tre romanzi brevi: Come pescare, cucinare e suonare la trota, L’orizzonte degli eventi, That’s (im)possible. Suoi contributi sono apparsi su minima et moralia, Artribune e alfabeta2.

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5 thoughts on “AD INFINITUM SU AD INFINITUM, un racconto di Cristò

  1. andreaparovel ha detto:

    L’ha ribloggato su pubblici appuntie ha commentato:
    immagina di scrivere una recensione e di farlo come se fosse un racconto, cominciando con un dialogo tra due personaggi fittizi.

  2. Veronica ha detto:

    “immagina di scrivere una recensione e di farlo come se fosse un racconto…”

    Costruirci un altro racconto sopra è un modo veramente originale e, perché no?, anche poetico di recensire.

    Complimenti, davvero bello tra l’altro.

  3. […] È da poco in libreria La carne (Intermezzi), ma Cristò ha già pubblicato altri tre romanzi brevi: Come pescare, cucinare e suonare la trota, L’orizzonte degli eventi, That’s (im)possible. Suoi contributi sono apparsi su minima et moralia, Artribune e alfabeta2. Qui potete leggere un altro suo racconto: https://giovannituri.wordpress.com/2015/04/29/ad-infinitum-su-ad-infinitum-un-racconto-di-cristo/ […]

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