LETTERA A UN EDITOR, un racconto di Antonio Lillo

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Egregio Editore,
anzi editor, perché credo che all’Editore questa cosa non arriverà mai, a meno che non si decida di farne dei soldi. Caro editor, allora – e sappiamo entrambi che una minuscola davanti al nome e una lettera mancante marcano bene la differenza, ci rendono più simili.
Caro editor, sono qui a proporti questa mia raccolta di racconti di cui forse, dopo tutti i manoscritti, gli strafalcioni incomprensibili, i capolavori incompresi, cinico e duro a tutto ciò che è scrittura come sarai diventato, non te ne fregherà nulla, ma l’indifferenza è reciproca perché per quanto mi riguarda, sei solo una sagoma sfocata dall’altra parte del foglio di carta, l’ombra cinese che mi divide dal mio sogno di pubblicare, sei il mio peggior nemico adesso, più di me stesso.
Caro editor, vorrei che ricordassi che dietro questa pagina di parole messe insieme c’è un uomo, proprio come te, non un povero fallito che ancora ci spera, un ridicolo frustrato senza speranza che aspetta la tua lettera per mesi, e sussulta ogni volta che il postino suona alla sua porta. Quest’uomo ha una sua dignità e una sua intelligenza. Ricordalo quando darai un’occhiata veloce alle prime cinque/sei pagine del manoscritto e lo cestinerai perché non lo troverai conforme a quelli che sono i tuoi standard, i tuoi scazzi, il tuo grado di concentrazione e i tuoi gusti letterari del momento. Sei deluso da quel che leggi? Trovi che non abbia quel ritmo necessario ad appassionare il lettore medio? Non farli diventare il mio problema. Sappiamo entrambi come funzionano certi meccanismi, siamo adulti, umani allo stesso modo e si sa che in questo tipo di affari la fortuna gioca la sua parte, spesso vale più del talento. Così non sottovalutarmi, e io non sottovaluterò te.
So già che non avrai tempo per rispondermi, e forse nemmeno per rimandarmi indietro l’antipatico prestampato che la finirebbe di farmi soffrire. Fa nulla, mentre lo aspettavo sono diventato amico del postino, è una brava persona, una persona saggia, che pensa la vita in maniera completamente diversa da noi, meno basata sulle grandi visioni e più intenta a risparmiare energie mentre si muove di passo in passo verso la prossima porta. Vedi, per lui ogni passo ha la sua importanza, la sua economia, mentre noi ci affanniamo un po’ alla rinfusa, zigzagando fra le scartoffie, aspettando di spiccare il grande salto verso la storia. So che anche in questo mi assomigli, è inutile negarlo, chi vive di libri prima o poi ci affonda.
Così, forse, mi rifiuterai, mentre aspetti il manoscritto perfetto, cioè quello che ti scatenerà un brivido lungo la schiena e ti spingerà a volerci mettere le mani sopra, a contribuire all’opera che come un gommone ci trasporterà tutti, sani e salvi, dall’altra parte del mare.
Per giustificare questo tuo rifiuto (l’esperienza insegna) tirerai fuori alcune logiche considerazioni alle quali, però, vorrei opporre delle logiche risposte. Mi dirai, per prima cosa, che manca un filo rosso che tenga uniti i racconti, ma caro editor, io non faccio mai nulla a caso e non sempre quello che cerchi deve saltarti in faccia per segnalarti la sua presenza: talvolta serve più impegno di quel che sei disposto a metterci, ma se non vedi una cosa non significa che non ci sia. Mi dirai poi che c’è troppo autobiografismo, ma caro editor, i miei non sono racconti autobiografici, se lo sembrano è solo perché sono molto bravo a inventare. Ovviamente c’è sempre un pizzico di vissuto, in base al noto imperativo “scrivi solo di ciò che sai”, lo conosci, vero? Mi dirai infine, perché so le tue obiezioni a memoria, che nelle mie storie non succede mai nulla, non c’è “azione”, ma caro editor, io scrivo racconti, non sceneggiature per film, quelle le lascio a chi vuol far soldi e basta, quanto a me, sono ancora concentrato sul gommone, ricordi? E tu, da che parte stai?
È stato davvero piacevole, stavolta, per me, questo scambio di idee, in cui non mi sono dovuto trattenere per cercare di venderti il mio prodotto. Lo sai, è stato il postino a insegnarmelo, mi ha detto: “Che ti frega? Tanto se ti vogliono ti prendono lo stesso, almeno ti togli i sassolini dalle scarpe!”
Tu, immagino, te ne stai lì nel tuo ufficio e non mi risponderai, forse non arriverai nemmeno in fondo a questa lettera, che senza accorgermene è diventata troppo lunga. Non hai più tempo da concedermi, lo so, devi cestinare ancora dieci manoscritti oggi, ma nel caso tu sia arrivato fin qui e ora stia per cestinare anche il mio, volevo dirti che ti auguro comunque una buona vita, dovunque tu sia e qualsiasi cosa tu stia facendo per tirare avanti la carretta.

Antonio Lillo è nato nel 1977 e vive a Locorotondo, in Puglia.
Ha pubblicato diverse raccolte poetiche e ha creato due anni fa il marchio Pietre Vive Editore.
Sul suo blog pubblica racconti (come quello che avete appena letto), frammenti narrativi, poesie, riflessioni e fotografie:
http://toniorasputin.blogspot.it/

Idealmente associato a questo racconto è il post Perché gli editor non rispondono:
https://giovannituri.wordpress.com/2012/07/13/perche-gli-editor-non-rispondono/

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8 thoughts on “LETTERA A UN EDITOR, un racconto di Antonio Lillo

  1. miscarparo70 ha detto:

    Io non credo all’editor come distillato del male 🙂
    E allora io ti segnalo questo:
    https://dadovestoscrivendo.wordpress.com/2015/03/17/sostiene-leditor/

    • Giovanni Turi ha detto:

      Neanche io credo che l’editor sia un distillato del male, ci mancherebbe! Ma nella percezione dello scrittore respinto lo diventa (e in fondo è quanto accade anche nel bel post che mi hai segnalato). 😉

      P.S. ho chiesto e di “37° 2 al mattino” l’agente non ha concesso i diritti per l’e-book.

      • miscarparo70 ha detto:

        Ho letto un bellissimo post (americano) che spiegava quando (ma soprattutto quando NON) autopubblicarsi. Una delle più belle diceva: se vi hanno rifiutato tante volte, ci sono degli ottimi motivi. Quindi non pubblicatevi 🙂

        Grazie per “37° 2 al mattino”

  2. antonio lillo ha detto:

    per la cronaca, nemmeno io credo che gli editor siano il distillato del male, e grazie di cuore giovanni, per lo spazio concessomi 🙂

  3. amanda ha detto:

    la nemesi dello scrittore che diventa editore: Lilluzzo
    ho già letto da lui questo pezzo e poiché lo amo molto non sono un buon giudice 😀

  4. LettoreDisoccupato ha detto:

    Avrei tanto voluto scriverla io, questa lettera! La frustrazione della non risposta, certe volte ti porta a prendertela con chi non fa altro che il suo mestiere. Ma l’editor, per come la vedo io, è (o almeno dovrebbe esserlo) un po’ come lo psicanalista, quando fa bene il suo lavoro è una persona che agisce senza preconcetti.

  5. Carlo Zeuli ha detto:

    Racconto verosimile, catartico e condivisibile dallo stuolo di scrittori incompresi. Forse, e questo scritto lo dimostra, il valore letterario viene certificato proprio da questi “editor in cattività”, ingabbiati nella “cassetta” delle azioni (poche) a loro disposizione. Abbiamo bisogno di gente che pensa e, soprattutto, che dica ciò che pensa nei libri che scrive. Quindi, parafrasando Novecento del “Pianista sull’oceano”, lo dico alla Tornatore: In culo agli standard delle case editrici! Se si sono estinti i dinosauri, ci sarà un’altra era geologica in cui gli editori riprenderanno a fare il loro mestiere.

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