A tu per tu con Giulio Mozzi, un’intervista a tutto campo

giulio_mozzi_ritratto_da_guido_guidiGiulio Mozzi è uno dei più stimati consulenti editoriali italiani, curatore del blog Vibrisse, autore di diverse raccolte di racconti e docente in corsi di scrittura. Qui di seguito un’intervista a tutto campo.

Hai collaborato con la casa editrice Theoria, sei stato consulente per la narrativa italiana di Sironi ed Einaudi Stile Libero, adesso lo sei di Marsilio e Laurana. È stata una scelta quella di essere sempre un collaboratore esterno?
No. È andata così. Devo dire che, negli ultimi anni, per ragioni squisitamente familiari, il fatto di poter lavorare soprattutto a casa mi è molto conveniente. D’altra parte, nel comparto editoriale – e non solo, come noto – sono in corso furibondi processi di esternalizzazione. Quindi: neanche da pensarci.

Su Vibrisse spieghi le modalità con cui proporti dei dattiloscritti e da un post su Facebook risulta che tra il 22 gennaio e l’8 febbraio te ne sono arrivati 53 (in media 3 al giorno): come conciliare l’analisi, seppur parziale, di tanti inediti e l’esigenza di tenersi aggiornati, di leggere le pubblicazioni recenti?
Semplice: leggo pochissimo le pubblicazioni recenti. Come è ovvio che sia, quasi tutto ciò che si pubblica è caduco (è sempre stato così). Cerco di intuire quali sono le opere davvero importanti; e dedico tutto il tempo che posso alla lettura e rilettura di opere assolutamente sicure del passato. In fondo, il mio ambiente naturale è la poesia barocca.

Quali sono gli autori italiani contemporanei che stimi maggiormente? Quali degli scrittori che hai scoperto credi che non abbiano ricevuto l’attenzione che meritano (ossia le loro opere non sono ancora state pubblicate o non hanno raggiunto l’attenzione del pubblico)?
Sono convinto che non siano caduche le opere di Michele Mari. (Ce ne sarebbero un paio d’altri, anzi di altre: ma sono persone che sento molto amiche, e non vorrei che il giudizio fosse turbato dall’affetto).
Non ho “scoperto” nessuno: ho avuto l’onore di essere il primo lettore di un po’ di autrici e autori. Potrei citare ora alcune opere ancora inedite – ma a che servirebbe? Tra le opere pubblicate e, a mio modesto avviso, non abbastanza considerate, metterei Dialogo sull’amore? e Mio marito Francesca di Paolo Nelli, usciti per Sironi; Infanzia dea di Maria Luisa Bompani, sempre per Sironi; La dissoluzione familiare di Enrico Macioci, per Indiana Libri. E anche altri, forse.

Vibrisse è online dal 2004: cosa è cambiato nel panorama dei blog letterari nell’ultimo decennio? Ritieni che il dibattito culturale ormai avvenga prevalentemente su internet?
Vibrisse esiste in realtà dal 2000; dal 2000 al 2004 veniva pubblicato settimanalmente in forma di lettera circolare. Confesso che non saprei dire che cosa è cambiato nel panorama dei blog letterari nell’ultimo decennio, se non che alcuni di essi si sono “istituzionalizzati” (a es. Nazione indiana). Interessante il fatto che nascano blog all’interno o a fianco di case editrici (es. Minima et moralia) e che siano scesi nell’arena anche gli accademici (in gruppo, come in Le parole e le cose, o individualmente come Claudio Giunta).
Non so se il dibattito culturale ormai avvenga prevalentemente su internet. Mi pare che un sacco di cose avvengano ormai prevalentemente su internet (i servizi bancari, le prenotazioni per le visite mediche, la lettura dei giornali). Confesso che ho quasi smesso di badare ai supplementi culturali/letterari dei quotidiani: mi pare che chi li dirige non veda chiaramente a chi rivolgersi.

favole_del_morire_giulio_mozzi_lauranaHai pubblicato diverse raccolte di racconti (l’ultima è Favole del morire per Laurana): come nasce la tua predilezione per questa forma letteraria e perché secondo te ha così poca fortuna in Italia?
Favole del morire non è una raccolta di racconti, è qualcosa di peggio: un gruppo di testi parte in prosa, parte in versi, parte in prosa e versi, parte in forma teatrale…
Di recente, presso l’università di Bergamo, un gruppo di dottorandi ha organizzato una giornata di studi sul racconto. L’ospite (non accademico) d’onore era Antonio Franchini, responsabile della narrativa in Mondadori. Ho avuto l’impressione che nemmeno lui – che ne sa sicuramente molto più di me – sappia spiegarsi le ragioni della scarsa fortuna del racconto in Italia (nell’ultimo trentennio, almeno).
Tra me e me, mi do una risposta elementare: il desiderio del movimento di trama è più potente del desiderio di immergersi in un’atmosfera. Ma questa risposta non vale nulla, perché si può rilanciare: e perché mai il desiderio del movimento di trama è più potente del desiderio di immergersi in un’atmosfera?
Io non lo so.
Peraltro, scrivo quello che scrivo perché sono capace di scrivere quello.

Tue opere sono state date alle stampe da Einaudi, Laurana, Mondadori, Theoria: chi sono stati i tuoi editor e come avete lavorato sui testi?
Solo Fiction, pubblicato nel 2001 da Einaudi, fu editato (da Dalia Oggero). Fu un lavoro molto lieve. A riguardare oggi il libro, direi che fu troppo lieve. Avessimo eliminato cinque-sei racconti, ne avremmo fatto un libro meno brutto.

Il tuo editing sugli scritti di altri autori in cosa consiste? Qual è la tua modalità di lavoro?
Il modo di lavorare dipende dal testo e dall’autore, più che da me. Quando ci sono problemi di trama, e si tratta di avviare un’affabulazione di coppia (quasi una folie à deux), allora ci si diverte. Quando ci sono problemi di struttura e montaggio, può capitare che dieci minuti di conversazione siano sufficienti. Quando il problema è la scrittura, il lavoro diventa massacrante.

Quali saranno le prossime occasioni (corsi, presentazioni letterarie, convegni, ecc.) in cui sarà possibile incontrarti?
Non è particolarmente difficile incontrarmi. I miei recapiti sono pubblicati sia in Vibrisse sia nella mia scheda in Facebook. Nei limiti del possibile, faccio vita casalinga.

Annunci

7 thoughts on “A tu per tu con Giulio Mozzi, un’intervista a tutto campo

  1. amanda ha detto:

    oh il Mozzi dal Turi 🙂

  2. Guido Sperandio ha detto:

    Ho molto apprezzato quest’intervista. Sia per il tenore dei quesiti posti sia per la franchezza e obiettiva concretezza di Mozzi. Non è poco di questi tempi bizantini e di apparenze e di OGM.
    Mi piace l’occasione per poterlo dire nonostante il confronto con Mozzi sul suo blog, ai giorni di Charlie Hebdo, e le rispettive divergenze.

  3. ilcorsarobianco ha detto:

    L’ha ribloggato su Il Corsaro Biancoe ha commentato:
    Segnalo la bella intervista a Giulio Mozzi fatta da Giovanni Turi!

  4. Cornetta Maria ha detto:

    Le volevo rivolgere questa domanda da tanto tempo : è d’accordo quando dico che si è veramente colti quando “si sa di non sapere?” (Lo diceva qualcuno più autorevole di me ma non mi chieda chi è e in quale contesto ha pronunciato questa frase. Sono ignorante in materia).Chi sale in cattedra con la pretesa di dover insegnare e di non dover più imparare potrebbe essere catalogato tra gli ignoranti? E’ d’accordo con me quando dico che possediamo solo poche tessere del grande mosaico della conoscenza? Qualcuno ne possiede qualcuna in più, ma non la tratterrà per sempre: la conoscenza è in evoluzione ,come tutto ,del resto. La sua risposta m’intriga perché sono certa che ad un uomo intelligente come lei non manchi (sono l’ultima della fila a dirglielo).

  5. […] facile da raggiungere… La svolta avvenne nel 2007, quando in occasione di un convegno conobbi Giulio Mozzi e quindi gli spedii un dattiloscritto intitolato L’assente (un tomo imbevuto di Thomas Bernhard) […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...