Se Mondadori acquistasse RCS Libri e se la legge Levi venisse smembrata

Acqusizione RCS Libri da parte di Mondadori

Molti pensano che “fare cultura” in ambito editoriale significhi disinteressarsi degli aspetti finanziari, cercare semplicemente autori con qualcosa da raccontare e uno stile inedito con cui farlo; ovviamente e purtroppo non è così. Occorre anche essere messi nelle condizioni di poter raggiungere il lettore giusto, di poter competere con le altre realtà editoriali, di conseguire quantomeno una parità di bilancio tra scouting, lavoro redazionale, costi tipografici, di promozione e distribuzione, diritti d’autore da una parte e vendite dall’altra.

Se Mondadori acquistasse RCS Libri, le conseguenze immediate non sarebbero quelle sulle linee editoriali dei singoli marchi del gruppo RCS (Rizzoli, Bompiani, Adelphi, Marsilio e altri): Einaudi fa ad esempio già parte del gruppo Mondadori e ha mantenuto comunque una politica culturale autonoma e qualificata. I dubbi semmai sono sulla sostenibilità economica di un’acquisizione di tale portata da parte di un’azienda già gravata da 300 milioni di debiti e sulla posizione di monopolio sul settore che ne conseguirebbe: la concentrazione dei principali editori, oltre che dei distributori e delle librerie di catena, nelle mani di un unico soggetto più che contrastare Amazon annienterebbe definitivamente le possibilità della piccola e media editoria di operare sul mercato.

Come se non bastasse, si parla dell’abrogazione della legge Levi che regolamenta le politiche di vendita dei libri, cercando di arginare sconti dissennati che solo chi controlla l’intera filiera editoriale può permettersi. Ingenuamente i lettori credono che gli sconti li avvantaggino, si sbagliano: contribuiscono a orientare le loro scelte, così come le vetrine delle librerie di catena e le pagine culturali sui periodici controllati dai grandi gruppi editoriali.

Tutto questo significa che diventerà sempre più difficile optare per scelte controcorrente, arrischiarsi a proporre opere innovative e autori non allineati con il presunto gusto medio, insomma “fare cultura”, appunto. Ho paragonato ironicamente ciò che sta avvenendo nel mondo del libro con quanto accadrebbe se, per esempio, la Juventus acquistasse la rosa della Roma: la differenza principale è solo nel grado di indignazione (i lettori forti in Italia sono solo 3,5/4 milioni, gli appassionati di calcio molti di più). Temo che tutto si concluderà con le proteste degli interessati e l’indifferenza di tutti gli altri.

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8 thoughts on “Se Mondadori acquistasse RCS Libri e se la legge Levi venisse smembrata

  1. Bia ha detto:

    Temo la stessa cosa. La cultura o, meglio, l’industria culturale è molto meno interessante di Marchionne, per esempio. Non fa notizia, il pubblico, per la gran parte, la ignora.

  2. Condivido (con infinita tristezza) il tuo pensiero…

  3. ADC ha detto:

    Io invece, forse ingenuamente, rimango ottimista nei confronti del lettore. Nel caso in cui si vada verso il monopolio, i risultati sarebbero clamorosi proprio per le dimensioni, che non credo sarebbero di poco conto. In principio saranno evidenti forse solo per gli addetti ai lavori o per i lettori forti certo, ma poi con l’andar del tempo se ne accorgerà anche chi frequenta poco le librerie, per esempio se ci si reca soltanto in periodi ben specifici, per regalare la strenna natalizia o per acquistare il classico giallo prima di partire per le ferie.
    Un po’ meno condivido l’affermazione secondo cui non dovrebbe esserci pericolo per le diverse linee editoriali: anche Einaudi ha avuto qualche “scostamento mondadoriano” (almeno, a mio parere), negli ultimi anni.
    ADC

    • Giovanni Turi ha detto:

      Dici? Ieri un collega mi faceva notare che alcuni lettori spesso non distinguono case editrici e tipografi e che cadono dalle nuvole quando gli si dice che Einaudi fa parte del gruppo Mondadori. Quindi proprio non riesco a essere ottimista.
      Quanto allo “spostamento mondadoriano”, sì, c’è stato, ma mi è parso meno dirompente di quanto temessi, considerando anche che ha riguardato un po’ il modo di fare editoria in genere…

  4. Annarita Tranfici ha detto:

    L’ha ribloggato su In Nomine Artise ha commentato:
    “Tutto questo significa che diventerà sempre più difficile optare per scelte controcorrente, arrischiarsi a proporre opere innovative e autori non allineati con il presunto gusto medio, insomma “fare cultura”, appunto.” – Come se non fosse già abbastanza difficile con gli attuali presupposti.

  5. amanda ha detto:

    sarebbe terribile, molto più della concentrazione dei canali TV, avvenuta a suo tempo, e tutti sappiamo a cosa ha portato

  6. Giangiacomo ha detto:

    Se entri in una libreria gli editori che trovi sono sempre quelli, ovvero i grossi gruppi. La distribuzione, quella vera e capillare, è comunque nelle mani di pochi, ed il panorama è desolante. Le librerie on-line sono un mare, è impossibile trovare qualcosa se non conosci già cosa cerchi per cui il canale tradizionale è l’unico possibile. E questo canale è appunto monopolizzato per cui di selezione ne avviene poca. Ma chi glielo fa fare di selezionare alle aziende se operano in regime di monopolio ? Risultato ? Tutti gli italiani scrivono (e meno male aggiungo) eppure i libri che si pubblicano fanno pena. C’è una cast difficile da estirpare ma non tutto è perduto…chissà che prima o poi si riprenda a selezionare opere valide.

    • Giovanni Turi ha detto:

      Sì, è un problema a cui si fa cenno in tanti post su questo blog: forse proprio dagli spazi online può venire qualche spiraglio per i piccoli editori indipendenti che puntano sulla qualità. Ma la strada è ancora lunga (e forse finisce in uno strapiombo)…

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