NESSUN ALTRO MONDO di Osvaldo Capraro, un estratto

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Nessun altro mondo è l’ultimo romanzo di Osvaldo Capraro, pubblicato nella collana Nuovelettere della Stilo Editrice. L’autore si è già confrontato con il noir in Né padri né figli (e/o), ma in entrambe le opere, se ci sono il ritmo serrato e la suspense tipici di questo genere letterario, se c’è il tentativo di interrogarsi sulle dinamiche oscure della politica e della criminalità, c’è anche il talento di dare vita a personaggi inconsueti, come Michele Pellegrino: protagonista di Nessun altro mondo, capace di uccidere un uomo a sangue freddo, ma anche di provare affetto incondizionato per una cagna e di legarsi a una ragazzina ribelle, Erika. Qui di seguito ecco un estratto in cui compaiono tre dei personaggi principali; il colonnello Lochiaro, Coda di cavallo e gli altri vi attendono nelle pagine del romanzo, uno dei più intensi e delicati che ho avuto la fortuna di editare.

«Che fine ha fatto Lina?» ripete, scendendo sul pianerottolo.
«Come sai che si chiama Lina?».
«Ho le orecchie. Perché non la porti più con te?».
«È malata».
«E che cos’ha?».
«Un problema serio».
Si mordicchia le labbra. Mi sta misurando, e qualcosa non le quadra.
«Io comunque sono Erika», allunga la mano. «Si scrive con la kappa».
Non gliela stringo. Mi volto per infilare la chiave nella serratura.
«Beh, il mio nome te l’ho detto», protesta Erika-con-la-kappa. Piega la testa di lato, civettuola: «È buona educazione dirmi il tuo, no?».
«Lo sai già. E magari non solo quello».
«Beh, che c’entra? Se badavo a quel che dicono, mica me ne stavo qui da sola davanti alla tua porta».
«Perché, cosa dicono?».
«Tante cose».
«Per esempio?».
«Che hai avuto una vita… diciamo particolare».
«Particolare?».
«Insomma, che sei stato in carcere. E che dopo sei sparito».
«Pensa un po’».
«Dicono anche che sei diventato un po’ strano».
«Cioè?».
«Che ne so. Dicono, eh, io non c’entro. Ti chiamano ‘Quello del cane’».
«Quello del cane».
«Per via del fatto che parli solo con Lina».
«Ok, ma tu da me cosa vuoi?».
Guizza dentro con lo sguardo: «Te l’ho detto, vorrei vederla».
«Non c’è niente da vedere, non è un soprammobile».
«Lo so che non è un soprammobile… Dai, solo un attimo, non ti faccio perdere tempo».
«Senti, ragazzina», sospiro, «non è il momento».
«Io non ti chiamo vecchio, tu non mi chiamare ragazzina. Ma, insomma, perché non mi vuoi far entrare?».
«C’è disordine».
«Non hai visto casa mia, allora».
Non mi va di discutere, non qui sulle scale: è il tipo che si impunterebbe per un capriccio, e non è il momento di rischiare fastidi.
Entro senza chiudere la porta.
Ciuffi di peli lungo il corridoio e agli angoli della libreria. È la prima volta che osservo l’appartamento da un punto di vista diverso dal mio. I segni di Lina sono dappertutto.
Erika mi segue e si porta la mano al naso. Una zaffata di cattivo odore ci aggredisce nel corridoio.
In camera, la sagoma scura di Lina è adagiata in mezzo a una pozza di liquami. Muso all’ingiù, i suoi occhioni mi puntano con un’espressione avvilita. Si lecca il muso mortificata. Mi sta dicendo che non è stata colpa sua.
«Ok ragazzina, adesso te ne puoi andare».
«La finisci di chiamarmi ragazzina?».
«Vattene».
«Perché?», si irrigidisce.
«Non volevi vedere Lina? L’hai vista. Mo’ sparisci».
cover_nessun altro mondo_capraroSi volta stizzita ed esce dalla stanza. I suoi passi arrivano fino alla porta. Si ferma, torna indietro. La sento entrare in cucina, aprire e chiudere cassetti. Si dirige in bagno, armeggia con qualcosa, apre il rubinetto. Torna in camera con secchio, ramazza, straccio e guanti in lattice. Si inginocchia e comincia a pulire.

 

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