BooksinItaly: promuovere l’editoria e la cultura italiana nel mondo

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Breve intervista ad Andrea Tarabbia, caporedattore di Booksinitaly

BooksinItaly è un portale online che si pone come obiettivo quello di divulgare la cultura, la lingua e l’editoria italiana all’estero: tutti i contenuti sono disponibili anche in inglese; oltre a una selezione di pubblicazioni (di cui si offre un assaggio di traduzione), sono presenti interviste a professionisti del settore e un database con agenti letterari, autori, editori, istituti italiani di cultura e traduttori. Per saperne di più ho rivolto qualche domanda ad Andrea Tarabbia, caporedattore di BooksinItaly, scrittore e studioso di Letterature comparate.

L’idea è semplice e allettante: presentare all’estero le migliori opere italiane, ma come vengono selezionati i testi tra i circa sessantamila nuovi titoli pubblicati ogni anno? Visto che critici e professionisti sono spesso legati a qualche marchio editoriale, non si rischia di replicare l’autoreferenzialità che inficia pagine culturali dei quotidiani e premi letterari?
Non sono necessariamente le “migliori” opere italiane – non abbiamo la presunzione di poter decidere d’imperio che cosa è buono e cosa non lo è. Il criterio attraverso cui selezioniamo le opere è, al di là del gusto personale e dell’effettivo valore letterario del libro, anche la sua esportabilità, ovvero la possibilità che il romanzo o il saggio intercettino l’interesse di editori e lettori stranieri: ogni parere di lettura, infatti, contiene una sezione, che noi riteniamo fondamentale e che si intitola “Perché tradurlo”, in cui cerchiamo di raccontare quali sono le caratteristiche del libro che possono renderlo appetibile all’estero. Cerchiamo insomma di ragionare sulla letteratura italiana sprovincializzandola e pensandola all’interno di un sistema più grande del nostro. L’indipendenza dai gruppi e dai marchi editoriali è uno dei motivi propulsivi di tutta l’operazione: ci è capitato, proprio per questo, di rifiutare proposte di pareri che ci sono sembrate appartenere a logiche campanilistiche. Per ogni libro di cui vogliamo parlare cerchiamo, nel mondo della cultura italiana, la figura che, secondo noi, può parlarne nel modo migliore e più libero: sono inoltre convinto – e finora i fatti mi stanno dando ragione – che la consapevolezza di parlare a un pubblico vasto, e che non conosce le dinamiche del mondo dei libri italiano, in qualche modo affranchi da pregiudizi e consorterie. L’altra cosa che capita è che sono sempre di più le persone che vivono all’estero (mi riferisco a docenti e ricercatori di italianistica, traduttori, persone che ruotano attorno agli Istituti Italiani di Cultura e così via) che ci contattano proponendoci degli spunti o segnalandoci libri o iniziative: si sta insomma costruendo, attorno a BooksinItaly, una rete che, in molti casi, si sviluppa in modo spontaneo.

BooksinItaly si propone di aprire al mercato estero il comparto editoriale italiano: come farete giungere il progetto all’attenzione dei professionisti stranieri? Quale sarà concretamente il ruolo dei numerosi istituti italiani di cultura all’estero che avete coinvolto?
Siamo stati presenti alla Fiera di Francoforte e, durante la settimana della lingua italiana nel mondo, che si è tenuta alla fine di ottobre, io e altri miei colleghi abbiamo girato l’Europa e il mondo per presentare il progetto agli editori stranieri: siamo stati ospiti degli Istituti italiani di Cultura di New York, Algeri, Stoccolma, Bruxelles, Helsinki – che tra l’altro in quei giorni ospitava la Fiera del libro di cui l’Italia era ospite d’onore. Anche grazie a questi viaggi promozionali abbiamo costruito un indirizzario in cui sono presenti editori, agenti, traduttori, scout, associazioni di categoria. Cominciamo poi ad avere, non solo grazie al lavoro degli Istituti italiani di cultura – che è quello di promuoverci e sostenerci attraverso iniziative di vario tipo sul territorio –, ma grazie anche alla rete che si va formando e di cui ti dicevo prima, un buon numero di ambasciatori di BooksinItaly all’estero: figure che si sentono sempre più coinvolte nel progetto e che hanno modo di parlarne non solo in ambito editoriale, ma di far arrivare la nostra voce anche sugli organi di stampa.

Il sito è promosso dai Ministeri degli Affari Esteri, dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dal Cepell, in collaborazione con l’AIE, con il patrocinio di Expo 2015, e con il sostegno di Regione Lombardia, Comune di Milano e Fondazione Cariplo: terminati i finanziamenti come si sosterranno le vostre iniziative?
Contributi e finanziamenti non coprono soltanto la gestione del sito, ma sono destinati a un progetto molto più grande – che si chiama Copy in Milan e di cui BooksinItaly è al momento la cosa più in vista: insieme al sito c’è, ed è stata finanziata, Milan, a place to read, una mostra bilingue sulla Milano editoriale preparata con un occhio a Expo e che sta girando il mondo (è stata in varie sedi degli Istituti italiani di cultura in Europa, nel bacino mediterraneo e in Cina e si appresta a sbarcare in Sud America e in alcuni Paesi arabi): anche la mostra, in qualche modo, è una grande ambasciatrice del progetto. Stiamo poi lavorando all’allestimento di uno spazio in centro a Milano che sarà sia ufficio e redazione che luogo adibito a mostre, convegni e incontri. Sarà pronto in primavera e prevediamo vada a regime a partire da settembre 2015: l’idea è che diventi una sorta di piccola “casa del libro” in città, un avamposto da cui gestire tutte le attività legate al sito e alla promozione del libro italiano all’estero e alla filiera. Siamo consapevoli che tra tre anni il finanziamento Cariplo si esaurirà: in primo luogo ci auguriamo che non verranno meno gli appoggi e i contributi istituzionali; in secondo luogo, consideriamo l’intero progetto come una sorta di start-up che, da qui ai prossimi anni, lavorerà anche per trovare i denari necessari al proprio mantenimento: in questo senso, oltre ai contributi istituzionali di cui ti dicevo, puntiamo molto su un progetto di membership con gli editori, su varie forme di partenariato con associazioni di categoria e sulla ricerca, nel prossimo futuro, di forme di sponsorizzazione che andranno ben calibrate per avere la garanzia di continuare ad essere dei battitori liberi. L’idea è quella di riuscire, prima del 2017, ad arrivare a una piena autosostenibilità.

andrea-tarabbia-booksinitalyPrima ancora che esportarla, occorrerebbe far ritornare vitale la letteratura italiana. In cosa credi che abbiano peccato negli ultimi anni i nostri editori e scrittori?
Qui però non ti rispondo come redattore di BooksinItaly, ma come Andrea Tarabbia. A me pare che negli ultimi anni sia mancata una vera e propria progettualità nel mondo editoriale italiano: nella seconda metà degli anni zero, in seguito ai successi di Saviano, Giordano e Avallone, tutti hanno pensato che gli esordienti avrebbero salvato il mondo e c’è stata una corsa a scovare nuovi talenti che, se da una parte ha aperto molte strade interessanti, dall’altra ha appiattito il discorso letterario su questioni anagrafiche o local che non sempre avevano a che fare con la letteratura; oggi, che siamo in piena crisi, si corre invece dietro a quello che succede in tv, sul web e nei media più popolari: anche le grandi e prestigiose case editrici, ormai, hanno nelle loro collane fondamentali i libri dei grandi vecchi del giornalismo, oltre che romanzi di cuochi televisivi o comici che, invece che scrivere libri di battute, si misurano con il romanzo. Questo impoverisce la proposta, allontana i lettori forti e non chiama necessariamente nuovi lettori, perché se io leggo un libro all’anno, e questo libro è l’autobiografia di un calciatore o il primo romanzo di un conduttore tv, non sono di fatto una persona conquistata alla causa della lettura, ma una che avvicina la forma-libro per trovarvi la conferma di una passione nata altrove. Insomma mi pare che gran parte di quello che arriva in libreria sia figlio di un’idea editoriale che è sempre seconda, derivativa: tu fai successo in un ambito che non è quello dei libri? Allora ti faccio fare un libro. Manca un’idea forte, una visione della letteratura che sia traducibile in testi, in ricerca di voci e, in definitiva, in una proposta editoriale forte. Molti scrittori si sono appiattiti su queste logiche e scrivono libri che sono una risposta pavloviana ai temi “che funzionano”. Questa è una colpa degli scrittori, ma non dei grandi scrittori – che pure abbiamo: a volte, lontano dal canone e da ciò di cui abitualmente si parla, escono ancora grandi libri, che dormono in una nicchia e aspettano di venire scovati. Su tutto questo, mi pare, grava il fatto che, banalmente, le persone leggono sempre meno e che i libri, in Italia come altrove, sono ormai sostituiti nell’immaginario da altre forme di comunicazione (penso ad esempio ai telefilm, che son tornati in auge da quando si chiamano serie tv). L’errore di molti scrittori è tentare di rifare su carta quello che funziona su altri media, il che è un modo implicito e ingenuo di dire «La letteratura è morta». Io questo, come lettore prima che come scrittore, non lo accetto, e voglio continuare a seguire altre strade.
Non so quale sia la soluzione a tutto questo, però ogni tanto, pensando agli editori italiani, mi chiedo: ma se questa politica editoriale vi ha portato alla crisi in cui siete, non è che forse vi converrebbe – crisi per crisi – tentare altre strade? Tornare per esempio a fare letteratura?

Per saperne di più, visitate il portale di BooksinItaly: http://www.booksinitaly.it/

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6 thoughts on “BooksinItaly: promuovere l’editoria e la cultura italiana nel mondo

  1. Guido Sperandio ha detto:

    Molto interessante.
    Anche stavolta.

  2. Bia ha detto:

    E bravissimo Andrea!

  3. amanda ha detto:

    “un’idea editoriale che è sempre seconda” credo che proprio questo sia il punto, unitamente al fatto che non si “allevano” lettori dalla nascita. buone feste Giovanni, passa da me, c’è un pensiero per te

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