TI METTONO IN UNA SCATOLA di Carlo Sperduti, recensione – About short stories

TI METTONO IN UNA SCATOLA, Sperduti, copertinaTi mettono in una scatola di Carlo Sperduti: quando la narrazione si fa divertissement

Nella nuova raccolta di racconti, Ti mettono in una scatola (Intermezzi Editore), Carlo Sperduti sposta l’aspetto ludico dal piano linguistico (prevalente in Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi – no, nessun refuso, tranquilli), a quello narrativo, immergendo i personaggi in situazioni paradossali o esasperando le loro ossessioni, il disagio che li attraversa.
I protagonisti di questi undici testi sono, infatti, ciascuno a suo modo, dei disadattati, a causa di qualche disturbo (è il caso dell’ossessivo-compulsivo di Dove ogni novità nasconde errori) o per colpa di un’eccessiva autoconsapevolezza, come in Un personaggio scomodo o nel bel racconto di apertura, Box Doccia: «anche la vita che ha appena abbondonato e subito di nuovo agognato gli sembra fatta di passaggi da una scatola all’altra per mezzo di altre scatole: uscire dal suo appartamento-scatola per entrare nel bus-scatola o nel tram-scatola che lo porterà all’appartamento scatola di Viola o di Anna o di Paola in cui si infilerà in stanze-scatola  per studiare o fare l’amore o mangiare cibi in scatola, […] è così che si trascorre l’esistenza, facendosi infilare in scatole sempre diverse e inserendo tutte le cose e gli animali e le piante e le persone in tutti i tipi di scatole possibili […] e pure quando crepi, perdio, non resistono alla tentazione di metterti in una scatola» – di qui il titolo del volume, Ti mettono in una scatola, appunto.
Oltre al primo racconto, meritano una menzione anche Insensatezza domestica, in cui un professore assiste a un’inconsueta danza di ombre sottovalutandone gli esiti (si percepisce qui l’eco di Borges), e gli ultimi due: La peggiore delle ipotesi e Il gosclo. Nel primo, bipartito, prima un aspirante scrittore festeggia con i suoi bizzarri amici la conclusione della stesura di un’opera, dopo mette in pratica un macabro piano pur di ottenere l’attenzione degli editori, che ancora una volta non avevano mostrato alcun interessamento per il suo scritto. Il glosco ci presenta, invece, un uomo ossessionato da un termine al cui significato non riesce a risalire, ma che tutti sembrano riconoscere.
Meno riusciti, secondo me, gli altri racconti in cui Sperduti sembra farsi un po’ prendere la mano dalla raffigurazione del paradossale o tendere troppo la storia verso l’effetto sorpresa del finale (che pur talvolta gli riesce, come in Cinema). Peccato, perché la sua scrittura è ironica e brillante e alcune intuizioni non son da poco, ma dopo aver assimilato gli insegnamenti dei suoi maestri ideali (oltre a Borges, sicuramente va menzionato Queneau) deve forse ora metterli in pratica con più disciplina; del resto, ha il talento e il tempo (è nato nell’84) che gli occorrono.

 

ABOUT SHORT STORIES
(https://giovannituri.wordpress.com/tag/about-short-stories/)
Gianluca Merola, Dio taglia 60 (Ad est dell’equatore)
Giuseppe Cristaldi, Macelleria Equitalia (Lupo Editore)
Marino Magliani e Giacomo Sartori, Zoo a due (Perdisa Pop)
Paolo Zardi, Il giorno che diventammo umani (Neo Edizioni)
Vanni Santoni, Personaggi precari (Voland)
Liesl Jobson, Cento strappi (Marcos y Marcos)
Jerzy Kosinski, Passi (Elliot)
Bernard Quiriny, La biblioteca di Gould (L’orma)
Mariana Enriquez, Quando parlavamo con i morti (Caravan Edizioni)
Edgar Allan Poe, Racconti sensazionali (Marsilio)

 

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