Intervista a Matteo Alfonsi, editor Indiana

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Matteo Alfonsi è editor e caporedattore di Indiana Editore.

Quale percorso formativo e professionale ti ha portato a diventare editor della casa editrice Indiana?
Dopo la laurea in Lettere ho seguito il corso per redattori di Oblique, poi ho fatto uno stage nella redazione di Isbn e contemporaneamente ho cominciato a collaborare con Indiana. Per un anno ho collaborato con entrambe le case editrici, poi ho cominciato a lavorare come editor a tempo pieno per Indiana.

Attraverso quali canali vi giungono gli inediti? Quali errori non deve commettere chi propone un testo alla tua attenzione?
La maggior parte dei dattiloscritti ci è segnalata da agenti, collaboratori, colleghi. Poi abbiamo una casella proposte in cui arrivano all’incirca quattro testi al giorno e che proviamo con scarso successo a monitorare costantemente. Con questo numero di proposte spesso la prima impressione è determinante, ed è indispensabile per capire se il libro rispetti la linea editoriale della casa editrice. La sinossi in questo caso è la porta verso il testo e quindi consiglio di curarla il più possibile: cercare di racchiudere in una pagina la trama del libro in modo sicuro e conciso è un buon modo di presentarsi. Spesso riceviamo proposte in cui la sinossi è scritta in modo sciatto, contorto e, secondo la mia seppur limitata esperienza, in quei casi difficilmente il testo sarà interessante.

Quanto contano nel tuo lavoro i criteri letterari e quanto gli orientamenti del mercato?
Dipende dal momento, dalle uscite precedenti e dal libro, ma in generale non contano gli orientamenti del mercato: non inseguiamo il mercato, non cerchiamo di replicare libri che hanno avuto successo o di pubblicare scrittori-personaggio. Da un altro lato per una piccola casa editrice il prenotato determina la possibilità di essere in libreria e quindi di portare quel libro al suo lettore. Visto il numero di uscite quindi il libraio sceglie solo ciò che pensa di vendere livellando la proposta su criteri commerciali. Il mio lavoro è cercare un compromesso tra il mio gusto, la linea della casa editrice e ciò che è vendibile.

Quasi sessantamila testi pubblicati ogni anno, sempre più precari dell’editoria, sempre meno lettori: secondo te come si è arrivati in Italia a questa situazione? È ancora possibile uscirne?
Non so precisamente cosa sia successo, e non conosco la strada per uscirne. Io ho avuto esperienza quasi solo di un’editoria in crisi, di un sistema di colossi multiformi, margini bassissimi, lamentele e numeri in calo. Per me questa è l’editoria, spero possa cambiare ma purtroppo credo che sia una condizione figlia di un processo evolutivo che ha causato il mutamento della funzione del libro sottraendo prerogative e centralità alla scrittura.

La crisi di molti editori indipendenti e di qualità, con una fisionomia ben definita, è il segnale di un futuro irreversibile in cui esisteranno solo i grandi gruppi editoriali e l’offerta sarà sempre più omogenea?
Purtroppo, temo proprio di sì, e il sistema in ogni suo singolo ingranaggio sembra lavorare in questa direzione. Però non riesco a pensare a un mondo editoriale senza piccole o medie case editrici che portano avanti scelte editoriali o anche grafiche poco commerciali o d’avanguardia; che esplorano la letteratura di paesi nascosti nelle mappe letterarie, che provano a instaurare un discorso con il lettore e garantiscano la varietà della proposta, la salvaguardia della bibliodiversità.

Ti andrebbe di raccontarci un aneddoto divertente legato alla tua “vita da editor”?
Un autore con cui stavo lavorando molto intensamente, un pomeriggio, mi ha chiamato e mi ha chiesto se potevo leggere il contratto d’affitto che gli avevano proposto.

Qualche anticipazione sulle prossime pubblicazioni da te editate per Indiana?
Nell’ultimo periodo ho lavorato, insieme a Matteo B. Bianchi, al libro di Fabio Viola Diva futura che sarà in libreria in questi giorni. Un romanzo cinico e divertente sulla corsa al successo che uscirà in contemporanea con il romanzo di Tito Faraci Nato sette volte. Questi due libri inaugurano il rilancio della collana Tracce, che raccoglie romanzi legati al mondo della musica. Per il prossimo anno, invece, sto lavorando soprattutto su alcuni progetti di nonfiction. Mi piacerebbe continuare il discorso iniziato con Quit the Doner: libri che uniscono narrativa e saggistica e fanno della commistione la loro forza.

 

Qui le precedenti interviste agli editor Nicola Lagioia (minimum fax), Antonio Paolacci (ex Perdisa Pop), Mario Desiati (ex Fandango), Alice Di Stefano (Fazi), Jacopo De Michelis (Marsilio), Gabriele Dadati (Laurana), Chiara Valerio (Nottetempo), Davide Musso (Terre di mezzo), Elisabetta Migliavada (Garzanti), Stefano Izzo (Rizzoli), Serena Casini (ex ilSaggiatore), Fabrizio Cocco (Longanesi), Claudia Tarolo (Marcos y Marcos), Mauro Maraschi (Hacca), Claudio Ceciarelli (e/o), Linda Fava (Isbn), Francesca Lang (Piemme): https://giovannituri.wordpress.com/category/interviste-a-editor/

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2 thoughts on “Intervista a Matteo Alfonsi, editor Indiana

  1. amanda ha detto:

    quella del contratto d’affitto è splendida 🙂

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