PASSAPAROLA di Simon Lane, recensione

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Passaparola il primo romanzo di Simon Lane tradotto in italiano

Si deve alla casa editrice Ottolibri la prima traduzione italiana di un romanzo di Simon Lane, Passaparola – A murder mystery (con una prefazione di Francesco Forlani). Ma prima di addentrarci nella storia narrata, occorre rendere merito a Eva Clesis, fondatrice della Ottolibri Edizioni, che per portare a compimento questo progetto culturale e finanziare la traduzione (a cura di Cristina Ingiardi) ha utilizzato i proventi delle vendite del libello 99 rimostranze a Dio, che ha coinvolto ben 101 autori. A dimostrazione che, per chi crede nei libri e nelle professionalità che ruotano intorno al mondo editoriale, ancora ci sono dei margini di possibilità, seppur esigui.
Passaparola esalta la capacità di Lane, scrittore giramondo di origine britannica, di mostrare una Parigi multietnica e ipocrita, di alternare ironia e angoscia senza soluzione di continuità: il romanzo si compone di un’unica ininterrotta testimonianza che un carcerato registra per poi consegnarne il nastro al suo avvocato.
Il narratore e protagonista è Felipe, un domestico filippino accusato dell’assassino di monsieur Charles, distinto procuratore generale presso cui svolgeva servizio: «Fin dal principio, dalla prima volta che ho visto monsieur Charles disteso là e mi sono reso conto che era stato ammazzato, in un angolo della mia mente c’era un pensiero terribile, che è il motivo per cui ho capito da subito di essere in grossi, grossi guai. Tutti avrebbero fatto due più due, tutti avrebbero dato per scontato che ero stato io a uccidere monsieur Charles, che ovviamente è quel che è successo lo stesso. Non potevo chiamare la polizia, io un semplice clandestino senza nessuna possibilità di difendersi, mi avrebbero arrestato comunque e mi avrebbero espulso». Da qui l’idea di sbarazzarsi del cadavere, deponendolo nottetempo sulle acque della Senna, e nel frattempo occultarlo in un bidone per la raccolta differenziata con cui aggirarsi circospetto per le strade parigine.
L’intento di Felipe è attestare la propria innocenza attraverso un resoconto particolareggiato delle sue disavventure, volto a dimostrare l’ineluttabilità delle sue azioni; ma il lettore, via via, apprende anche che Felipe si sente donna, conviveva con l’irascibile Raimundo, ha un passato da alcolista e tra i suoi altolocati datori di lavoro figura anche qualcuno dalla condotta non irreprensibile.
Se dopo l’inizio pirotecnico la narrazione si assesta su un ritmo più placido, Simon Lane mantiene comunque costante la capacità di alternare i momenti grotteschi e ironici del surreale vagabondare del protagonista sballottolando il cadavere di monsieur Charles, con il suo presente angosciante e claustrofobico, in cui accusa le limitazioni e la solitudine imposte dalla detenzione: «Essere soli può essere terrificante, ho già detto che comunque siamo tutti soli, ma a volte siamo più soli di altre».

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One thought on “PASSAPAROLA di Simon Lane, recensione

  1. dario deserri ha detto:

    L’ha ribloggato su Racconti di Marinae ha commentato:
    “Passaparola” Simon Lane, Ottolibri.

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