Vuoi leggere il mio libro? Grazie, no.

Gauld_New Yorker_october

Cari scrittori,

colgo spesso nei vostri occhi e nelle vostre parole l’orgoglio di offrire in lettura il vostro libro. In realtà però state chiedendo e non concedendo un favore, un credito di attenzione e di tempo. La passione e il piacere con cui date forma alle vostre storie non sempre vengono condivisi da chi le legge e, talvolta, purtroppo non sono nemmeno proporzionali al vostro impegno: il fatto che abbiate trascorso intere giornate a limare qualche frase, a cercare una svolta imprevista nella trama, a ponderare l’opportunità o meno di inserire un dialogo, purtroppo non garantiscono automaticamente un risultato armonico.

Immagino quanto sia deprimente riconoscere di aver perso un’infinità di ore (talvolta mesi o anni) per scrivere qualcosa che gli altri non vorranno leggere, ma intestardirsi nel farlo non gioverà né a voi né a loro. Oltretutto, i lettori si dividono grossomodo in due categorie: quelli che alimentano una passione (in Italia pochi) e quelli che lo fanno per lavoro (pochissimi). Ebbene, quando consegnate il vostro testo ai primi, considerate che li state privando di un po’ del tempo esiguo che con fatica riescono a sottrarre alle proprie occupazioni e alla propria vita per leggere, e che magari avrebbero voluto dedicare a uno dei capolavori che la letteratura di ogni tempo ci ha concesso – sì, non mi riferisco soltanto ai classici. Se invece state affidando il vostro testo a un professionista, non dimenticate che, se si tratta di un’opera pubblicata (oppure di un inedito, ma non lo state retribuendo), lo state privando per un buon numero di ore della possibilità di lavorare, forse di ampliare il proprio orizzonte culturale – che è pressappoco la stessa cosa. Oltretutto, più si legge più si finisce per essere esigenti e diventa sempre più difficile trovare qualcosa che lasci pienamente soddisfatti tra ciò che ha già passato una fase di selezione e ha subito un lavoro di redazione, figuratevi tra i testi allo stato grezzo.

Non voglio negare che di tanto in tanto possa essere una bella lezione accorgersi di aver sempre stolidamente sottovalutato un autore e/o un editore, né è trascurabile l’emozione di scorgere in un inedito un’opera sorprendente, ma molto, molto più spesso a essere sorprendente è la delusione nel leggere gli scritti (editi o meno) anche di coloro sui quali magari si avrebbe scommesso – perché sui social network sembrano lettori attenti e critici, o pubblicano di tanto in tanto qualche riflessione brillante, o magari si è già apprezzato qualche loro libro.

Del resto, come per ogni altra attività, i cultori sono tanti, ma coloro che hanno realmente del talento sono davvero rari: forse sapete giocare a pallone, ma non credo vi illudiate che potreste o avreste potuto giocare in serie A; forse sapete usare pennello e tempere con maestria, ma non credo vi aspettiate di esporre un domani al MACRO le vostre creazioni; forse sapete scrivere correttamente (e già non è poco) e avete delle buone intuizioni, ma è davvero difficile possiate dar forma a un capolavoro. Per cui è del tutto legittimo che gli appassionati di calcio preferiscano, in genere, andare allo stadio per un match di Serie A piuttosto che assistere alla vostra partitella del mercoledì, o chi ama l’arte appenda in camera la riproduzione di un’opera di Magritte piuttosto che della vostra e chi legge deponga un po’ a malincuore un romanzo di Faulkner per dedicarsi al vostro e, se lo fa, abbiate poi almeno la pazienza di starlo a sentire anche se dovesse dirvi ciò che non vorreste ascoltare.

 

Forse può interessarvi anche la Lettera agli aspiranti scrittori:
https://giovannituri.wordpress.com/2012/02/20/lettera-agli-aspiranti-scrittori/

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17 thoughts on “Vuoi leggere il mio libro? Grazie, no.

  1. cinziarobbiano ha detto:

    oh come condivido! capita anche alle bibliotecarie…

  2. Just me ha detto:

    Ogni tanto ci vuole, un po’ d’amara verità

  3. Just me ha detto:

    Effettivamente… Penso che il tuo lavoro, per quanto invidiabile, sia un tantino sottovalutato in termini di pazienza necessaria.

  4. Naco ha detto:

    Concordo anche io! Libraio, lettore compulsivo, bibliotecario, semplice laureato in lettere… alla magica frase “mi piacciono i libri”, automaticamente, certe persone si sentono in diritto di proporti di leggere le loro opere. A volte sono carine (sono iscritta a tanti siti di scrittura amatoriale, e lì di storie belle che però non hanno la pretesa di essere pubblicata da Einaudi, ne leggo a bizzeffe), altre volte non si può andare oltre la prima pagina (e, anche di queste, sui siti di cui parlo, ne trovo a vagonate).
    Il problema di queste persone non è tanto che voglio farti leggere roba loro – quand accetto, lo faccio per mettere alla prova il mio spirito critico,k più che altro, oppure perché è un mio amico – quanto il fatto che o sono sconosciuti (soprattuto su aNobii: scusa, ma chi sei? Perché dovrei leggere il tuo libro?) oppure, nonostante dicano «Dimmi sinceramente cosa ne pensi» (e io precisi che sono MOLTO critica), al mio «Fa cagare» (detto con molta più educazione ovviamente, con tanto di motivazione), se la prendono pure.
    Quindi, fammi capire: tu vuoi che io perda tempo a leggere roba tua – chiunque tu sia – e non posso manco permettermi di dire cosa ne penso veramente? No, stai male.

  5. william ha detto:

    Io non sono d’accordo. E’ come se un cercatore di funghi si lamentasse che i funghi crescono nascosti sotto le foglie. Il sistema di produzione di arte e cultura contemporaneo è basato ormai sull’aspirazione collettiva al fare arte. Tutta la comunicazione è viziata oggi dal fatto di essere produzione, compenetrata con la creazione di valore monetario. E semmai allora il problema è valorizzare il tuo tempo di lettura. Semmai il problema è che dovrebbe esserci più consapevolezza collettiva sul senso della pubblicazione e più compensi per chi seleziona le opere. Tu paragoni la scrittura al calcio perchè hai in mente un sistema massificato, ma rspetto ad alcuni livelli in cui operano le case editrici si dovrebbe pensare al rugby di tanti anni fa. E ti garantisco che è molto spettacolare vedere rugbysti dilettanti in un campo che giocano. Molti pensano di avere cose da dire e il sistema di produzione dell’arte nel postmoderno prevede che non esista una sola estetica. Questo fa sembrare accessibile la scrittura a chiunque. Ma il problema è che spesso quelli che vogliono pubblicare sono attirati dal mito del personaggio di fama, e non dal piacere di raccontare ad altri qualcosa di significativo, e perciò non leggono altri nè si pongono il problema di cosa dicono e a chi lo dicono. Per questo alcuni parlano di produzione letteraria piuttosto che di letteratura. Cesare Cantù all’epoca vendeva molto più di Manzoni. E chissà gli editor dell’epoca (chissà chi faceva questa funzione) cosa si dicevano al riguardo. Certo c’è il problema del rumore, del fatto che siamo pieni di testi che non hanno “spessore segnico”, ma come editor penso che tu stesso hai euristiche per annusare dove stanno i funghi buoni. I funghi buoni secondo te. IL problema è come ricompensi quel tempo nel sistema di produzione.

    • Giovanni Turi ha detto:

      Sì, è vero il discorso della scarsa compensazione economica, come quello dell’aspirazione collettiva. Ma immagina la difficoltà di un cercatore di funghi non in un bosco, ma in una discarica: non solo deve scavare lì dove è improbabile che torvi ciò che cerca, ma deve anche dar conto di ogni ferro vecchio che gli intralcia il cammino. Poi, è ovvio, la mia è anche una provocazione.

  6. Giulia Basile ha detto:

    Giovanni, le tue riflessioni, molto condivisibili, trascurano alcune delle tipicità di noi italiani fin dalle Scuole dell’obbligo. Ogni bambino, fin da quando scrive il suo “compitino”, comincia a borbottare contro l’insegnante perché non ha ricevuto il 10 con “BRAVO”; alle Scuole Medie le pretese vanno via via peggiorando e cresce il suo senso di “ingiustizia” di fronte al mancato riconoscimento del suo “bel tema” senza segni blu, che il docente “non ha letto con attenzione, infatti il suo era di certo migliore di quello del compagno di banco”. Al Liceo non ne parliamo: il prof. non capisce niente… soffre di simpatie etc… tutto meno che ammettere di scrivere in modo appena corretto e leggibile. I genitori? Sempre, tutti, pronti a perorare la causa del figlio, genio incompreso.
    Perciò di che ti meravigli? L’editor? Non sei che il prolungamento di quelle credenze da italioti un po’ saccenti quali siamo e, quel che è peggio, senza sensi di colpa.
    P.S. A nostra parziale discolpa gioca qualche volta il trovarsi tra le mani un libro di successo, che non vale il costo dell’inchiostro di un buon copista, perciò qualcuno spera sempre di vedersi riconoscere il proprio lavoro come un capo-lavoro, o che qualcun altro al mercatino delle pulci riesca a scoprire la grande bellezza sotto la coltre della grande bruttezza.

  7. Shar ha detto:

    Giovanni,
    ho letto con profondo interesse questo articolo e, di rimando, la lettera ai novelli scrittori. E’ stato utile perché ho da tempo intrapreso la mia scrittura personale e spesso mi ritrovo a fare i conti con la domanda cruciale di ogni novello scrittore: ciò che scrivo è bello, chiaro, coinvolgente e parlo anche per bocca d’altri?
    A questa ne deriva subito un’altra: ho margini di miglioramento?
    E un’altra ancora: a chi posso chiedere un parere da esperto? Posso condividere ciò che scrivo con altri lettori?
    Il timore di un triplice NO è tale da farmi tenere tutto nel fantomatico “cassetto”. Così come, anche se con minore enfasi, il timore di sentirsi il “mi piace” dato tanto perché è capitato lì lo sguardo.

    Eppure… mi piacerebbe sapere se ho talento, se posso migliorare, crescere. Il consiglio di leggere tanto me lo diede mia madre “mila anni fa”, così come fu la mia prima lettrice appassionata.

    (Ora ci starebbe il colpo di scena finale: ti andrebbe di leggere i miei testi per dirmi se sono il nuovo Eminguei?)

    Ti chiedo solo cosa pensi dei corsi di scrittura creativa o se puoi dare consigli a chi, come me, ci prova, ma non riesce a capire se stia facendo bene.

    Grazie per il tuo tempo.
    Andrea

  8. filosofo79 ha detto:

    Ottimo pezzo, equilibrato e chiaro. Grazie

  9. amleta ha detto:

    Ci vuole coraggio a scrivere un blog e dire di essere un editor. L’ho trovato coraggioso e per questo motivo non ti propino nulla di me, anzi ti proibisco di leggere una sola riga mia! no lo fare mai! Ci tengo alla tua salute 🙂

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