PSYCHO di Bloch e MARNIE di Graham, la letteratura secondo Hitchcock

psycho_bloch_marnie_graham_saggiatoreLa nuova sotto-collana del Saggiatore, tra cinema e letteratura

Si inaugura con Psycho (traduzione di Bruno Tasso) di Robert Bloch e Marnie (traduzione di Hilia Brinis) di Winston Graham un progetto editoriale della casa editrice il Saggiatore che intende riscoprire le fonti letterarie del regista Alfred Hitchcock; a curare questa sotto-collana della Cultura sono Matteo Battarra e Giuseppe Girimonti Greco.
Se appartengono all’immaginario collettivo molte delle scene e delle suggestioni dei film di Hitchcock, spesso si è, però, persa memoria delle opere da cui il regista statunitense ha tratto ispirazione, sebbene talvolta vi si sia attenuto strettamente, come nel caso di Psycho. Ecco come Bloch descrive la celebre scena dell’assassinio sotto la doccia:
«Il fragore era assordante e la stanza cominciava a riempirsi di vapore.
Per questo non si accorse della porta che si apriva, non sentì il rumore dei passi. E in un primo momento, quando la tenda della doccia si aprì, il vapore le impedì di scorgere la faccia.
Poi la vide: una faccia che la spiava, sospesa a mezz’aria come una maschera. […]
Mary fece per gridare, e allora la tenda si aprì ancora di più e comparve una mano che stringeva un coltello da cucina. E un attimo dopo il coltello le mozzò il grido.
E la testa».
Alfred-HitchcockOltre che la capacità di far susseguire continui colpi di scena, sono di Bloch le intuizioni di far sparire una delle protagoniste di Psycho dopo poche pagine (sovvertendo così i canoni narrativi tradizionali), di far vibrare la storia sul margine sottile tra normalità e ossessione, di raccontare come l’orrore non risparmi la provincia. Ma appartengono a Hitchcock l’abilità di ideare inquadrature che celino quanto lo spettatore non deve sapere e di utilizzare magistralmente fotografia e colonna sonora, rendendo indelebile la fama del motel del terrore inventato da Bloch. In chiusura d’opera ci sono un’interessante analisi dell’intera opera di Robert Bloch a cura di Loris Tassi e un’intervista di François Truffaut ad Alfred Hitchcock.
Decisamente meno fedele la trasposizione cinematografica che Hitchcock fa di Marnie di Graham, come riscontra Anna Ferruta nella postfazione, che precede anche qui uno spezzone di intervista di Truffaut al regista britannico-statunitense. Sebbene sia nel romanzo che nel film tutto è rappresentato attraverso il punto di vista di Marnie, giovane donna abile nel cambiare identità dopo ogni furto e patologicamente bugiarda, alcuni degli snodi narrativi e dei personaggi subiscono infatti sostanziali cambiamenti. Oltretutto, rispetto all’opera di Bloch, su quella di Graham sembra essersi depositata maggiormente la patina del tempo, ma l’una e l’altra rappresentano un importante tassello nell’opera di esegesi cinematografica che avvalora questa interessante iniziativa editoriale.

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2 thoughts on “PSYCHO di Bloch e MARNIE di Graham, la letteratura secondo Hitchcock

  1. amanda ha detto:

    quando si legge prima un libro e poi si vede il film immancabilmente si resta delusi, la nostra testa ha già girato la sua sceneggiatura, chissà cosa avviene per film così celebri se si fa il contrario.
    PS: ma sir Alfred non era londinese?

  2. Giovanni Turi ha detto:

    Generalmente è così, è vero, ma talvolta i registi riescono a ripercorrere il testo con gli strumenti diversi che hanno a disposizione, per lo meno credo che Hitchcock con “Psycho” ci sia riuscito…
    Sì, era britannico naturalizzato statunitense. 😉

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