QUANDO PARLAVAMO CON I MORTI di Mariana Enriquez, recensione – About short stories

quando_parlavamo_con_i_morti_enriquez_coverL’Argentina inquieta di Mariana Enriquez

Quando parlavamo con i morti (Caravan Edizioni) è una breve raccolta di racconti che Mauro Maraschi ha opportunamente definito “perturbanti”: Mariana Enriquez attraverso il soprannaturale dà espressione all’inquietudine che permea la quotidianità di chi vive in Argentina, dove permane l’ombra lunga del dramma dei desaparecidos e dove ancora si susseguono continue violenze su donne e bambini.
Il primo racconto, Quando parlavamo con i morti, dà il titolo alla raccolta ed è la storia di un gruppo di ragazzine che cerca di dialogare con i defunti, finché una di loro non propone di mettersi in contatto con i suoi genitori, dei desaparecidos, e il gioco assume tinte fin troppo fosche. Le cose che abbiamo perso nel fuoco narra di una macabra forma di protesta che le donne escogitano per opporsi alla violenza degli uomini, ossia deturparsi con il fuoco: «Sono gli uomini ad appiccare il fuoco, ragazza mia. Da sempre. Ora ci diamo fuoco da sole. Ma non per ucciderci: per mostrare le nostre cicatrici», afferma una sostenitrice delle Donne Ardenti. Infine, in Bambini che ritornano, il terzo dei racconti nonché il più lungo, la Enriquez prova a immaginare il sollievo e il turbamento che si proverebbero se quella miriade di bambini e adolescenti spariti a Buenos Aires, anche diversi anni addietro, all’improvviso ricomparisse senza mostrare i segni del tempo, ma esibendo ancora quelli degli abusi e dei maltrattamenti subiti; come nei precedenti, anche in questo testo, il finale è aperto, per suggerire che le problematiche affrontate sono ancora irrisolte.
A rendere particolarmente riuscito l’accostamento di impegno civile e stile noir contribuisce, poi, la scrittura tesa e vivida di Mariana Enriquez, giornalista, oltre che scrittrice, qui tradotta per la prima volta in italiano da Simona Cossentino e Serena Magi. Merito ulteriore della Caravan Edizioni, che persegue il progetto di “esplorare le tematiche del viaggio e dell’identità culturale”, è anche la cura per il prodotto libro (dalla grafica suadente e in carta riciclata) che sembra sempre più caratterizzare alcune piccole realtà editoriali: ai lettori il compito di discernere e valorizzare.

 

ABOUT SHORT STORIES
(https://giovannituri.wordpress.com/tag/about-short-stories/)
Gianluca Merola, Dio taglia 60 (Ad est dell’equatore)
Giuseppe Cristaldi, Macelleria Equitalia (Lupo Editore)
Marino Magliani e Giacomo Sartori, Zoo a due (Perdisa Pop)
Paolo Zardi, Il giorno che diventammo umani (Neo Edizioni)
Vanni Santoni, Personaggi precari (Voland)
Liesl Jobson, Cento strappi (Marcos y Marcos)
Jerzy Kosinski, Passi (Elliot)
Bernard Quiriny, La biblioteca di Gould (L’orma)

Annunci

2 thoughts on “QUANDO PARLAVAMO CON I MORTI di Mariana Enriquez, recensione – About short stories

  1. amanda ha detto:

    Posso chiedere una cosa ad un esperto del settore? Come mai, molto spesso, i racconti brevi hanno argomenti noir? Sembra che il formato breve si addica solo a questo stile, mentre io penso che ci siano racconti brevi di grande dignità non necessariamente dai toni “forti”

    • Giovanni Turi ha detto:

      La brevità consente di tener sempre alta la tensione e spesso si coniuga con un finale a effetto, di qui forse la scelta del noir per molti racconti; in realtà, però, non mi pare sia una corrispondenza necessaria (penso ai “Sessanta racconti” di Buzzati o, più di recente, a “Tra amici” di Oz). 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...