FORBICI di Stéphane Michaka, recensione

Forbici_Edizioni Clichy_Stéphane MichakaForbici di Stéphane Michaka, un romanzo-biografia su Raymond Carver e il suo editor.

Forbici (Edizioni Clichy) di Stéphane Michaka è innanzitutto un tributo a Raymond Carver, un tentativo di definire sia il ruolo delle sue donne nella vicenda umana e letteraria dello scrittore, sia il suo rapporto di interdipendenza con l’editor Gordon Lish (qui rinominato Douglas e rappresentato forse addirittura più cinico e dispotico di quanto già fosse).
Ma al di là dell’aspetto storico-biografico, Forbici è anche un suggestivo romanzo sulla difficoltà di sconfiggere i propri demoni (per il protagonista il timore del fallimento, le ambizioni letterarie, l’alcolismo) e ingloba quattro pregevoli racconti, in stile carveriano pre-editing, che hanno al centro le tensioni di coppia; le stesse che caratterizzarono il rapporto di Raymond Carver con la sua prima moglie Maryann Burk (qui Marianne), cui pure l’autore deve un incessante incoraggiamento e un amore che perdurerà ben oltre il divorzio.
Proprio a Marianne spetterà dare voce ai turbamenti del marito, interpretarne il dissidio con Douglas: «C’erano tante parole cancellate. E non solo parole, non solo frasi, ma pagine intere. Come se i racconti di Raymond fossero fatti di poche parole e di molto silenzio. Ma i suoi racconti sono lui, sono straripanti. Chi crede di essere quel Douglas? Dice – ha avuto il coraggio di dire: “Tu hai troppo cuore, Raymond”. Come se gliene dovesse togliere una parte.
Nessuno vuole i suoi racconti, allora si sente in trappola. Se rifiuta i tagli, perde l’opportunità di essere pubblicato. Perde i soldi. Ma se cede, si sentirà un vile».
Altrettanto importante è la figura della poetessa Tess Gallagher (qui Joanne) che aiuterà lo scrittore a superare i suoi problemi con l’alcool e a ritrovare la serenità e la fiducia in se stesso: è a lei – in quanto esecutrice testamentaria – che dobbiamo oggi la possibilità di leggere i racconti di Carver nella forma originaria (a riguardo suggerisco un articolo di Alessandra Farkas) e Michaka ne ricostruisce il confronto teso con l’editor nella pagine conclusive, in cui la seconda moglie di Caver annuncia la sua decisione.
Insomma, Forbici è insieme un ottimo studio letterario e una riuscita opera narrativa a più voci, strutturata in brevi paragrafi, ciascuno dei quali rappresenta la vicenda da uno dei punti di vista dei quattro protagonisti (Raymond, Douglas, Marianne, Joanne). Un plauso dunque a Edizioni Clichy che l’ha pubblicata e a Maurizio Ferrara per la traduzione.

 

Di Edizioni Clichy ho recensito anche il pamphlet sulla para-letteratura L’importo della ferita e altre storie di Pippo Russo: https://giovannituri.wordpress.com/2014/02/11/limporto-della-ferita-e-altre-storie-di-pippo-russo-recensione/

Se invece vi interessasse saperne di più su un editor straordinario e molto diverso da Gordon Lish, allora dovreste leggere Max Perkins. L’editor dei geni (Elliot): https://giovannituri.wordpress.com/2013/09/27/max-perkins-leditor-dei-geni/

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4 thoughts on “FORBICI di Stéphane Michaka, recensione

  1. miscarparo70 ha detto:

    Mi piacerebbe molto leggerlo. Da un certo punto di vista, il nome dell’editor andrebbe scritto sulla copertina insieme a quello dello scrittore: dopotutto il testo è comunque un lavoro a due teste, se non proprio a quattro mani.
    PS: Scusa l’intervento a gamba tesa (molto da editor): c’è un “turbanti” nel post invece che “turbamenti”. Il risultato, però è molto spassoso 😛

    • Giovanni Turi ha detto:

      In realtà se l’editor si limita a fare l’editor, come è giusto che sia, non occorre che compaia il suo nome: quello di Lish è stato un intervento piuttosto drastico e “irrispettoso”; un conto è guidare l’autore a perfezionare il testo, un altro dare nuova forma alla sua scrittura, no?
      Quanto alla segnalazione del refuso, non posso che ringraziarti: per me è una mano tesa, non una gamba! 😉

      • miscarparo70 ha detto:

        A me piace molto lavorare con un editor “propositivo”: se fossi da solo il testo verrebbe sicuramente (IMHO) di qualità inferiore. Anche se un conto è essere propositivi, ed un altro essere impositivi (per essere gentili).
        Ma il limite è mio: se fossi uno bravo invece che un wannabe, forse mal sopporterei che mi si dicesse cosa fare. 🙂

      • Giovanni Turi ha detto:

        Ma, infatti, un conto è chi ti suggerisce cosa potresti fare, un altro chi lo fa al posto tuo. 😀 E sai una cosa? Sono proprio gli scrittori affermati ad accettare più facilmente gli interventi di un editor, perché sono sicuri dei propri mezzi e non hanno paura che qualcuno possa “corrompere” la loro scrittura.
        In ogni caso, buona fortuna! 😉

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