EDITING NOVECENTO di Paola Italia, recensione

paolaitalia_editing novecentoPaola Italia, Editing Novecento, Roma, Salerno Editrice, 2013, pp. 244.

Quali problematiche deve affrontare la filologia quando si confronta con i testi del Novecento? Quale iter seguono e quanti rimaneggiamenti subiscono oggi le opere nel percorso che le conduce dall’autore alla tipografia, passando per case editrici in cui ruoli e competenze si sono moltiplicati e definiti? Cosa cambia con la digitalizzazione del sapere? Sono i principali interrogativi che Paola Italia affronta in questo testo dal taglio scientifico più che divulgativo (la collana che lo ospita del resto è Strumenti per l’università).
Dopo aver analizzato nella prima sezione ruoli e competenze di autore e curatore, nonché definito le diverse tipologie di lettore, nella seconda vengono considerate Strutture e forme delle edizioni dei testi e si fanno i conti con il ruolo sempre più preponderante degli editor: tali sono stati, solo per riportare alcuni dei nomi illustri citati, Calvino, Pavese, Sereni e Vittorini – quest’ultimo in particolare capace di proporre e in alcuni casi attuare anche interventi piuttosto “invasivi”. Dunque «il testo pubblicato è il prodotto dell’originale intentio auctoris, ma reca tracce dell’intentio edictionis» e secondo alcuni anche le modifiche di quest’ultima sarebbero illegittime, ma Paola Italia osserva che «affidare l’autorità del “testo base” al manoscritto o al dattiloscritto piuttosto che alla stampa porterebbe a dover mettere in atto, a ogni nuova edizione, un “processo alle intenzioni” per misurare il grado di coinvolgimento dell’autore nel processo correttorio innescato dall’intervento esterno». Ben diverso è invece il caso di correzioni d’autore coatte, «in cui la volontà dell’autore viene limitata»; è quanto accade per esempio sotto regimi di censura e in questo caso, sottolinea l’autrice, occorre invece ristabilire la verità del testo.
La terza delle quattro sezioni si sofferma dunque su due case study, l’uno riguarda Carlo Emilio Gadda, l’altro Eugenio Montale. Il pamphlet gaddiano Eros e Priapo, se è stato scritto tra il ’44 e il ’46, viene pubblicato solo nel 1967, in una versione ampiamente autocensurata dall’autore e revisionata da Enzo Siciliano, all’epoca redattore Garzanti. Paola Italia dimostra come il rinvenimento del manoscritto autografo nel 2010 abbia indotto a riconsiderare l’opera e renda oggi necessaria una nuova edizione: «la redazione originaria costringe a cambiare radicalmente il punto di vista sul testo e persino la sua stessa natura. Non si tratta, infatti, per Gadda, di utilizzare la chiave psicanalitica per capire il ventennio fascista, ma di utilizzare il ventennio fascista per capire, attraverso una degenerazione estrema, come funziona il delicato rapporto tra narcisismo individuale e vivere civile».
Ancor più complesso e controverso il caso del celebre Diario postumo di Montale, in cui di chiaro c’è solo la volontà del poeta di continuare a dialogare con critici e poeti anche dopo la sua scomparsa; se diverse testimonianze confermano la sua intenzione di affidare delle liriche inedite alla sua ultima musa, Annalisa Cima, affinché le pubblichi dopo la sua morte in tempi e modi ben stabiliti, rimangono degli indizi dissonanti sia stilistici, sia grafici – come l’uniformità e l’inconsueta limpidità della sua scrittura per tutto l’arco di tempo della composizione (’69-’79). Per cui «è molto probabile che la verità […] stia nel mezzo e che i testi non siano tutti integralmente veri o integralmente falsi».
La quarta e ultima sezione si occupa delle nuove sfide che la filologia dovrà affrontare con i testi presenti sul web e multimediali e sottolinea la necessità di «istituire un protocollo comune che permetta ai prodotti editoriali in rete, odierni e venturi, di risultare compatibili tra loro, e agli studiosi di costituire una vera comunità di editori critici».

[Giovanni Turi]

Articolo pubblicato su «La Rassegna della Letteratura italiana» (Casa Editrice Le Lettere), anno 117°, serie IX, n. 2, luglio-dicembre 2013.

 

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