Intervista a Fabrizio Cocco, editor della Longanesi

logo-longanesiFabrizio Cocco è editor della Longanesi dal 2008.

Quale percorso formativo e professionale ti ha portato a diventare editor della Longanesi?
Sono laureato in Filosofia estetica, ho lavorato in pubblicità e comunicazione e nel frattempo, da esterno, ho cominciato a fare il consulente per Longanesi e Guanda. Dopo un decennio sono entrato in Longanesi come editor.

Attraverso quali canali vi giungono i manoscritti? Noti delle differenze rispetto a qualche anno fa nella qualità e nella quantità degli inediti che vi pervengono?
Arrivano da tutti i canali che l’aspirante scrittore riesce a inventarsi: accanto ai plichi cartacei giunti per posta o consegnati a mano, ci sono testi inviati via mail, fatti pervenire tramite un agente, un amico, un conoscente, inviati su Facebook o anche twittati a colpi di 140 caratteri alla volta. È così da quando ho iniziato a lavorare in questo settore, a dire il vero, ma sono solo cinque anni e le modalità erano già di questo tipo… Semplicemente, crescono l’inventiva e l’ingegno e la voglia di apparire. Per questo, consiglio sempre di partecipare a iniziative come IoScrittore, il torneo letterario gratuito lanciato ormai qualche anno fa dal Gruppo GeMS su idea di Stefano Mauri e che permette agli aspiranti scrittori di farsi leggere e valutare da altri aspiranti scrittori. Perché prima di tutto bisogna essere lettori, lettori forti.

Quanto contano nel tuo lavoro i criteri letterari e quanto gli orientamenti del mercato?
Più che di criteri letterari – formulazione della quale diffido fortemente – parlerei di identità della casa editrice per cui lavoro. Una delle cose che più faticano a comprendere, gli aspiranti scrittori, è che ogni casa editrice ha una sua vocazione. Detto questo, sono molto fortunato perché Longanesi ha una vocazione generalista e ad ampio spettro, che le permette (e di riflesso mi permette) di lavorare su più fronti. Basta esaminarne la storia per scoprire che accanto a Wilbur Smith ci sono Tiziano Terzani e Isaac Singer, c’è La storia infinita, o Memorie di una geisha e Il libro di Sani Gesualdi di Nino Frassica, o ancora Il profumo. Quanto agli orientamenti di mercato, valgono fino a un certo punto: occorre tenere senz’altro d’occhio l’andamento del mercato, ma bisogna anche sfidarlo, metterlo alla prova, spiazzarlo. Ciò che diventa un successo imprevedibile ha appunto questa caratteristica: è imprevedibile, e per essere tale dev’essere qualcosa di non presente sul mercato fino a quel momento.

Quasi sessantamila testi pubblicati ogni anno, sempre meno lettori, sempre più precari dell’editoria: secondo te come si è arrivati a questa situazione in Italia e se ne può uscire?
Se avessi la risposta a queste domande, ovviamente non sarei qui… J Provo però ad abbozzare almeno qualche spunto su cui riflettere. Sessantamila testi pubblicati… Sono troppi? Io ho lavorato in altri campi merceologici e devo dire che una delle strane e paradossali curiosità del mercato dei libri è che è l’unico in cui gli operatori vengono rimproverati di produrre troppo. È una posizione francamente assurda, ma del resto c’è da quando è stata inventata la stampa, più o meno… Chiunque dica che gli editori dovrebbero pubblicare di meno dovrebbe poi assumersi la responsabilità di decidere in modo dittatoriale che cosa è degno di pubblicazione e che cosa no. Credo che non esista nulla di meno democratico di questa invocazione alla diminuzione dei titoli mascherata sotto la bandiera della cosiddetta ‘qualità’. Poi, sempre meno lettori: credo che questo sia imputabile a una miriade di cose, davvero troppe per parlarne diffusamente qui, ma direi che c’è qualcosa che va risolto nel rapporto tra scuola e famiglia, nella sempre più evidente mancanza di rispetto sociale per la figura degli insegnanti e quindi in generale c’è purtroppo qualcosa da rimproverare a chi governa e/o legifera nella convinzione che ‘con la cultura non si mangia’. E questo, ahimè, è alla base anche del precariato sempre più diffuso anche nell’editoria, possibile grazie anche a un quadro normativo che (anche in questo caso) sotto la bandiera della ‘flessibilità’ da anni consente l’adozione di forme contrattuali tutt’altro che garantite.

fabrizio coccoTi andrebbe di raccontarci un aneddoto divertente legato alla tua “vita da editor”?
Molti aspetti sono divertenti, ma non posso raccontarli… Posso senz’altro parlare del manoscrittaro stalker. Mi ha mandato il libro via mail, io l’ho letto e l’ho rifiutato sempre via mail, indicando cosa non andava e consigliandogli di scriverne un altro, diverso. Lui mi ha ringraziato per i consigli e… Ha cambiato quattro frasi e me l’ha rimandato. Ha trovato il mio numero di telefono, non so come, e mi ha chiamato per dirmi che me l’aveva rimandato, correggendolo secondo le mie indicazioni. Io l’ho rifiutato ancora, spiegandogli anche al telefono le mie motivazioni, e lui mi ha ringraziato per il cortese e motivato rifiuto e dopo due settimane me l’ha rimandato, correggendo altre quattro frasi. Naturalmente, dopo avermi avvisato per telefono e sul cellulare e su facebook che me lo rimandava. È andata avanti così per quattro mesi circa, finché non ho preso la decisione più drastica: gli ho detto che non andava bene per me, ma che secondo me era perfetto, davvero perfetto per un’altra casa editrice. Quella in cui lavora mia moglie [Elisabetta Migliavada].

Qualche anticipazione sulle prossime pubblicazioni da te curate per Longanesi?
Da filosofo, sono molto curioso di vedere quale sarà la reazione del pubblico al romanzo di un filosofo (lui ‘vero’) come Simone Regazzoni. Ha pubblicato già alcuni saggi, ma questa è la sua prima prova da romanziere e devo dire che ha saputo unire la passione per la filosofia all’amore per i romanzi di genere, e di avventura in particolare, creando un vero e proprio thriller filosofico che non ha nulla da invidiare ai maestri americani del genere. Come già ha fatto Donato Carrisi con il thriller, sono molto contento di vedere scrittori italiani cimentarsi con generi finora appannaggio dei loro colleghi d’oltreoceano. E siccome Donato ha vinto alla grande la sfida, sono ansioso di vedere il risultato di Simone nel campo dei romanzi d’avventura. Ci sarà da divertirsi, proprio come si sta divertendo lui a scriverlo, e in fondo è questa la cosa più importante.

Qui le precedenti interviste agli editor Nicola Lagioia (minimum fax), Antonio Paolacci (Perdisa Pop), Mario Desiati (Fandango), Alice Di Stefano (Fazi Editore), Jacopo De Michelis (Marsilio Editori), Gabriele Dadati (Laurana Editore), Chiara Valerio (Nottetempo), Davide Musso (Terre di mezzo), Elisabetta Migliavada (Garzanti), Stefano Izzo (Rizzoli), Serena Casini (ilSaggiatore): https://giovannituri.wordpress.com/category/interviste-a-editor/

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3 thoughts on “Intervista a Fabrizio Cocco, editor della Longanesi

  1. carlozeuli ha detto:

    Trovo che l’efferrateza del mondo editoriale consista nella mancata progressività dei riscontri del successo: se sei niente, hai niente; sei sei poco hai niente; se sei bravino hai niente; se sei bravo hai niente. Quando ti trovano bravissimo piovono gli allori…post mortem. Tanto accade per i comuni mortali, il cui nome discende da tale definizione. Ma anche in questo campo esistono le aristocrazie e allora cambiano le dinamiche temporali e di progressione dei successi. Essendo io al primo dei gradini citati prima, non ambisco a tali allori e mi accontento di riconoscimenti più plebei. Forse, se fossi nato in America, allora…Ma devo pagare l’errore di essere nato in italia, con l’unica attenuante: “…ero piccolo quando accadde!” Buoni auguri a voi. Carlo Zeuli

  2. carlozeuli ha detto:

    pardon per la mancata revisione ortografica. Errata corrige: “efferatezza”. Rinnovo i saluti.

  3. Giovanni Turi ha detto:

    Carlo, non so se ci siano reali differenze tra la situazione italiana e quella statunitense; quanto a coloro che tu definisci “bravini”, ne conosco diversi che ricevono attenzione, magari poca da parte dei lettori comuni, ma molta da chi con i libri ci lavora.

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