ZOO A DUE di Marino Magliani e Giacomo Sartori, recensione – About short stories

zoo_a_due_Magliani_SartoriMagliani e Sartori raccontano di animali e uomini nello stesso zoo dell’esistenza.

Zoo a due (Perdisa Pop) s’innesta in un ricco filone novecentesco – a sua volta ispirato ai bestiari medievali – di narrazione della realtà e di osservazione di noi bizzarri bipedi attraverso lo sguardo degli animali; né mancano precedenti più prossimi: se Giacomo Sartori sembra ispirarsi alla Guida agli animali fantastici di Ermanno Cavazzoni, per l’attitudine a rendere le sue creature molto simili agli uomini nelle riflessioni e nei comportamenti, Marino Magliani probabilmente si rifà maggiormente a raccolte come il Viaggio dell’orsa di Vincenzo Pardini, tese verso un approccio più naturalistico. Sia i racconti di Magliani che quelli di Sartori sono però accomunati dalla raffinatezza stilistica e dalla scelta (non sempre vincente) di rendere iperconsapevoli i propri protagonisti animali.
Entrambi i brani di Magliani hanno per soggetto un cane (il padre prima, il figlio dopo) che vive tra le colline liguri e il mare, tra lo stato randagio e la dipendenza da un padrone. La storia di Cobre, raccontata in terza persona, è quasi un romanzo breve e ha come coprotagonista un poeta che discetta con il cane di archi, isole e orizzonti; quella di suo figlio, simile a un Breton Epagneul, è invece in prima persona, ma anche qui il ritmo narrativo rimane abbastanza lento.
Più interessanti mi sono parse invece alcune intuizioni di Sartori e la sua capacità di coniugare l’eleganza formale con l’ironia; certo, bisogna ad esempio accettare che una vedova nera parli di angioletti rinascimentali o che una scrofa sia al corrente del sistema educativo degli uomini, ma stretto un patto di inverosimiglianza con l’autore non si possono che gustare diversi dei suoi brevi racconti. In particolare, ne segnalerei sei: Bruco, una storia di metamorfosi inattesa e sperata; Canarino, in cui un pennuto si accontenta della sicurezza di una gabbia e osserva la bislacca famiglia sul cui frigo ha dimora; Polipo, che vede un cefalopode cercare di non diventare il pasto di una coppietta di villeggianti; Dromedario, dove il protagonista ricorda come fosse prima la vita, quando si attraversava il deserto anziché portare a spasso pasciuti screanzati (i turisti) muniti di macchinetta monoculare; Unicorno, racconto ironico e surreale sull’interrogarsi di una creatura fantastica riguardo alla propria esistenza reale, e infine Halobacterium, sulla solitudine di un microorganismo che sta per scindersi e moltiplicarsi.
Cosa resta a lettura ultimata? Uno sguardo rinnovato non solo sul regno animale, ma anche su noi umani, così sommersi da infinite sollecitazioni e affannati da dover delegare ad altri il compito di comprenderci.

ABOUT SHORT STORIES
(https://giovannituri.wordpress.com/tag/about-short-stories/)
Gianluca Merola, Dio taglia 60 (Ad est dell’equatore)
Giuseppe Cristaldi, Macelleria Equitalia (Lupo Editore)

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One thought on “ZOO A DUE di Marino Magliani e Giacomo Sartori, recensione – About short stories

  1. Giovanni Turi ha detto:

    Marino Magliani (con cui non avevo mai avuto alcun contatto) mi scrive:
    “Gentile Giovanni,
    ho trovato questo suo indirizzo, ho letto la sua recensione a Zoo a due. Trovo giusti i doppi riferimenti Cavazzoni-Sartori e Pardini-Magliani, e sono d’accordo su tutto. La mia affinità con Pardini tra l’altro inizia anni fa con un libro di racconti che facemmo assieme per Transeuropa.
    Grazie.
    La saluto cordialmente,
    Marino”
    Il bello del mondo telematico… 😉

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