MACELLERIA EQUITALIA di Giuseppe Cristaldi, recensione – About short stories

Macelleria_Equitalia_CristaldiCristaldi narra la dignitosa disperazione di chi finisce nella “macelleria” Equitalia.

Macelleria Equitalia (Lupo Editore) di Giuseppe Cristaldi è una raccolta coesa come poche, i cui racconti si intersecano per rappresentare una sola storia: quella della dignitosa disperazione di chi non riesce più a sostenere la pressione fiscale e vede sottrarsi quanto ha con sacrificio costruito da una burocrazia indifferente ai singoli drammi.
«Mezzo come il secolo che mi è caduto dalla vita per finire nelle fauci di quegli enti come Equitalia che con la scusa del controllo fiscale azzannano ai testicoli chi non ha manco le mutande»: sono le riflessioni di Rocco, imprenditore agricolo che non riesce più a immaginare un futuro per la propria famiglia e per quella dei suoi impiegati; così decide di sottrarsi, lasciando però a ognuno di loro un messaggio di speranza. È il primo dei sei narratori che si avvicendano, uno per ciascuno dei cinque racconti, a eccezione del quarto in cui sono due che si alternano. Sarà poi la volta del suo dipendente Enrico, uomo di spalle larghe e di poche parole, con un figlio poliomielitico (Nico) e una moglie che è convinto lo tradisca. Il terzo racconto è quello di Paolo, nato nell’indigenza, ma ora impiegato di Equitalia e deciso a sfruttare criminosamente il proprio ruolo: «A questo punto due sono le strade: o ti lasci fagocitare dalla crisi o sei la crisi stessa. Il virus. E io, mentre tutti correvano ai ripari, ho deciso di essere il virus, mortetuavitamia». Tocca poi alle mogli dei primi due narratori, Elvira e Mariana, che uniscono la propria pena per farne qualcosa di più grande e rivoluzionario, «chi non ha niente da perdere, […] non deve lasciarsi sfuggire l’occasione del cambiamento». Infine, a riaccompagnare il lettore lungo l’intero percorso della vicenda e a rivelargli l’epilogo è Nico, che sebbene costretto su una carrozzella non ha rinunciato a vivere.
Macelleria Equitalia è dunque una sinfonia di sei strumenti (sul modello forse dell’Ora di tutti di Maria Corti, in cui sono però cinque) perfettamente diretta da Cristaldi, dotato di uno stile convincente impastato con il linguaggio gergale e vivo di chi risiede nel profondo Salento. Peccato solo che non abbia saputo fare a meno di qualche eccesso retorico: non ne aveva bisogno l’urgenza della sua opera, la medesima della condanna di Elvira di «una società che oggi, mentre mi vomito addosso questo vivere residuo, stabilisce l’accettazione dell’uomo nella misura in cui egli si dimentichi dell’umanità propria e di quella degli altri».

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One thought on “MACELLERIA EQUITALIA di Giuseppe Cristaldi, recensione – About short stories

  1. amanda ha detto:

    Poi ci sono le “signore” Armellini che possiedono oltre 1200 immobili a loro insaputa

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