Antonella Lattanzi – Professione scrittore 7

???????????????????????????????Antonella Lattanzi ha esordito nel 2004, Col culo scomodo (Coniglio Editore), e raggiunto poi un ampio pubblico e un generale consenso della critica nel 2010 con Devozione (Einaudi Stile libero), storia di degrado e dipendenze. Il suo ultimo romanzo è Prima che tu mi tradisca (Einaudi Stile libero).

Quando e perché hai iniziato a scrivere?
Scrivo da quando mi ricordo. Il mio primo tema di terza elementare diceva: da grande voglio fare la scrittrice, ed era un racconto che finiva con un disegno. C’era la copertina del mio ipotetico primo romanzo, gialla, con su scritto al posto del nome dell’autore Tony Lattanzi (che ero io) e al posto del titolo Il mio primo libro.
Col culo scomodo che hai citato, poi, sarebbe stato davvero giallo.
Penso che qualcosa mi sia venuto dalla grande passione che avevano i miei genitori per i libri, i fumetti, tutto quello che era racconto scritto; qualcos’altro dalla passione che ho sempre avuto io per mia sorella – che una volta, adolescente, scrisse un racconto, e dunque pure io –, qualcos’altro dalla passione di mio padre per la scrittura. Ma molto – e me ne accorgo solo in questi mesi – è venuto dalla capacità narrativa di mia madre. Cosa di cui nessuno in famiglia si è mai accorto, nemmeno io.

Quali sono i tuoi modelli letterari?
Beh, da piccola erano Asterix, Pattini d’argento, La storia infinita (il primo vero romanzo che mi ha fatto pensare io, da grande, voglio creare la magia che intrappola Sebastian nel regno di Fantasia), Violetta la timida. Tutti libri che mi cambiavano, mi rendevano persona diversa e, per me, migliore. Oggi i miei modelli sono tanti – Yehoshua, Roth, Cheever, Goliarda Sapienza, Flaubert, Tolstoj, Ishiguro, Fenoglio, Gadda, Simenon, Böll, S. King, Szabó, Bulgakov, Kafka, Dostoevskij; ma potrei continuare all’infinito. Sono tutti libri che mi cambiano, mi rendono persona e scrittrice diversa e, per me, migliore.

Come hai trovato l’editore con cui hai esordito (Coniglio) e come sei poi giunta alla Einaudi Stile libero? Continua a leggere

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Vita da editor (48)

Scrittore: Le invio un mio romanzo inedito, ma l’avviso: ho già pubblicato altre opere con importanti case editrici nazionali.

Editor: Scusi, ho fatto una breve ricerca e non ho trovato nessun titolo a suo nome…

Scrittore: Oh, è chiaro, ho utilizzato uno pseudonimo.

Editor: E quale sarebbe?

Scrittore: Eh, non posso mica dirglielo!

[Questo è un ottimo trucco, state certi che l’editor ci casca! Come no?]

 

Vita da editor (47): https://giovannituri.wordpress.com/2013/12/12/vita-da-editor-47/

Gli esordi italiani e le pubblicazioni più importanti del 2013

Origami-2013

Ho posto agli editor intervistati e ad alcuni giornalisti e critici letterari questa domanda: “Quale ritiene sia stato l’esordio italiano più interessante e quale la pubblicazione più significativa del 2013?”. Ecco le loro opinioni.

Daniela Brogi, critico letterario
Tra le opere italiane d’esordio che sono riuscita a leggere nel 2013, il testo che più mi ha interessato, per la scelta del tema, come per l’ambizione compositiva, malgrado alcune debolezze di tenuta e di stile, è il romanzo A viso coperto, di Riccardo Gazzaniga, già vincitore del Premio Calvino 2012, e pubblicato nella collana Stile libero Einaudi. Ho apprezzato la scelta di costruire una trama che provasse a raccontare la violenza degli Ultras cercando di far entrare la scrittura dentro quel mondo, senza limitarsi a descriverlo sociologicamente. Da questo punto di vista il libro mi è parso originale.
Vedo due tendenze limitanti e prevalenti nella narrativa italiana più recente, anche nei suoi casi più rilevanti: da un lato l’indugio su un mondo molto, troppo prossimo a una quotidianità autoreferenziale e ripetitiva; e, dal lato opposto, l’attitudine a raccontare un mondo che si vuole osservare, sistemare, magari pure moralizzare, senza di fatto entrarci davvero. Ambedue gli aspetti possono essere limitanti, tanto più se si considera che, a dispetto delle letture e degli atteggiamenti postumi rispetto alla contemporaneità, il nostro presente è pieno di cambiamenti epocali e di contraddizioni da narrare.
Tra le pubblicazioni più significative invece segnalo I Melrose, i primi tre romanzi, pubblicati in un unico volume da Neri Pozza – il quarto, Lieto fine, è uscito qualche settimana fa. Il ciclo dei Melrose, scritto da Edward St Aubyn, compone un romanzo famigliare che a mio avviso rimarrà. E ancora, se posso, il romanzo dello scrittore bosniaco Aleksandar Hemon: Il libro delle mie vite (Einaudi), che è un significativo esempio di come la scrittura autobiografica possa mettere in gioco, in senso tanto etico quanto stilistico, questioni più essenziali dell’alternanza tra fiction, autofiction e non fiction, praticata, in Italia, con un gusto e una postura che talvolta corrono il pericolo di rinchiudersi nella maniera.

Raoul Bruni, critico letterario
Alla prima domanda rispondo: La caduta (Nutrimenti) di Giovanni Cocco; alla seconda: la traduzione integrale in inglese dello Zibaldone di Leopardi, curata da Michael Caesar e Franco D’Intino per l’editore statunitense Farrar, Straus and Giroux.

Serena Casini, junior editor della narrativa italiana ilSaggiatore
Personalmente guardo con curiosità a Francesco Formaggi, che quest’anno ha esordito con Neri Pozza con Il casale: controllato e metodico nella scrittura, attento alle pieghe della mente, la cui parola ha una sensibilità rara.
Difficilissimo dire quale sia per me la pubblicazione più significativa del 2013. Molto. E allora vado di affetti e di pancia e compaiono nella mente due nomi, e mi dispiace che siano non italiani ma così mi è venuto: La festa dell’insignificanza di Kundera, uscito per Adelphi (ho amato la chiacchierata dei cinque amici ritratti con ironico cinismo dal praghese-parigino), Stella distante (Adelphi) di Roberto Bolaño, che recensii con amore su Bookdetector.

Gabriele Dadati, editor della narrativa italiana Laurana Editore
Per me l’esordio italiano più interessante del 2013 è il romanzo L’ordine di Babele di Flavio Villani, che è stato pubblicato da Laurana Editore a novembre scorso. Pazienza se l’ha pubblicato l’editore di cui sono consulente, e quindi mi si taccerà di conflitto d’interessi, ma quello di Flavio è un libro come non se ne vedevano da anni. Non solo nell’ambito della narrativa italiana. Un libro veramente prodigioso.
La pubblicazione più significativa? Direi più che altro la decisione editoriale più significativa: quella di Adelphi di rimettere in commercio, uno dopo l’altro, i titoli dispersi di Emmanuel Carrère, a cominciare dal più importante: L’avversario.

Jacopo De Michelis, responsabile narrativa Marsilio Editori Continua a leggere

MACELLERIA EQUITALIA di Giuseppe Cristaldi, recensione – About short stories

Macelleria_Equitalia_CristaldiCristaldi narra la dignitosa disperazione di chi finisce nella “macelleria” Equitalia.

Macelleria Equitalia (Lupo Editore) di Giuseppe Cristaldi è una raccolta coesa come poche, i cui racconti si intersecano per rappresentare una sola storia: quella della dignitosa disperazione di chi non riesce più a sostenere la pressione fiscale e vede sottrarsi quanto ha con sacrificio costruito da una burocrazia indifferente ai singoli drammi.
«Mezzo come il secolo che mi è caduto dalla vita per finire nelle fauci di quegli enti come Equitalia che con la scusa del controllo fiscale azzannano ai testicoli chi non ha manco le mutande»: sono le riflessioni di Rocco, imprenditore agricolo che non riesce più a immaginare un futuro per la propria famiglia e per quella dei suoi impiegati; così decide di sottrarsi, lasciando però a ognuno di loro un messaggio di speranza. È il primo dei sei narratori che si avvicendano, uno per ciascuno dei cinque racconti, a eccezione del quarto in cui sono due che si alternano. Continua a leggere

Intervista a Serena Casini, editor del Saggiatore

logo_ilSaggiatoreSerena Casini, redattrice del Saggiatore dal 2008, da due anni si occupa anche di scouting e editing per la narrativa italiana. Collabora con il portale di recensioni Bookdetector.

Quale percorso formativo e professionale ti ha portato a diventare editor per ilSaggiatore?
Un’innegabile fortuna e una grande tenacia. Ero a Roma, libraia da sette anni con una laurea in Letteratura medievale in tasca. Collaboravo già con una editor freelance, ma allora il mio sogno era lavorare in casa editrice: alla ricerca di teoria iniziai il master in editoria che quell’anno, era il 2007, veniva inaugurato alla Sapienza. Dopo sei mesi uno dei professori mi propose di fare lo stage presso la sua casa editrice. Era Luca Formenton, era ilSaggiatore, e avrei dovuto lasciare la capitale per Milano. Per una fiorentina innamorata di Roma con un lavoro a tempo indeterminato fu una scelta tutt’altro che facile e le mie compagne di corso ricordano ancora i miei pianti nei corridoi. Furono le parole di un mio collega, il vicedirettore della Feltrinelli nella quale lavoravo, a dirmi di inseguire quel sogno che altrimenti avrei rimpianto per sempre. A luglio 2008 iniziai lo stage presso la redazione del Saggiatore e a fine anno avevo la mia scrivania. Ho sempre amato lavorare sui testi, dal lavoro redazionale di cesello alle lunghe telefonate con gli autori per studiare insieme e migliorare insieme il testo. Fu quando Formenton decise di lasciare spazio alla narrativa italiana, avvalendosi della collaborazione di Giuseppe Genna come editor e consulente, che iniziai a occuparmi anche di narrativa italiana.

Attraverso quali canali vi giungono i manoscritti? Noti delle differenze rispetto a qualche anno fa nella qualità e nella quantità degli inediti che vi pervengono?
Via mail o per posta, tramite agenti e fiere o segnalati da autori o amici, i manoscritti arrivano in casa editrice da moltissimi canali. Se non molto è cambiato per quanto riguarda la non-fiction, peraltro il primo interesse del Saggiatore, diverso è il discorso per la fiction: quando si è sparsa la voce che avremmo pubblicato narrativa italiana abbiamo ricevuto una pioggia di manoscritti, soprattutto cartacei, molti di esordienti assoluti. In merito alla qualità, diciamo che si trova di tutto, ed è fondamentale cercare di capire se sotto il testo che ci arriva e che abbisogna di lavoro c’è un ottimo libro. Continua a leggere

RACCONTI D’AMORE DI FOLLIA E DI MORTE di Horacio Quiroga per “Raccontami (24)”

horacio_quiroga_racconti_damore_di_follia_e_di_morteI racconti sudamericani di Horacio Quiroga

Prima ancora che nei Racconti d’amore di follia e di morte (Editori Internazionali Riuniti), mi sono imbattuto nello splendido Decalogo del perfetto scrittore di racconti di Horacio Quiroga, che riconosce tra i suoi maestri Edgar Allan Poe e osserva: «Un racconto è un romanzo depurato di pleonasmi. Abbi questa verità per assoluta, quantunque non lo sia».
A caratterizzare la sua scrittura, insieme a qualche nota umoristica o romantica, sono le atmosfere torbide, la fascinazione per gli aspetti macabri del reale, ma più dell’influenza letteraria di Poe pesano senz’altro le sue vicende biografiche: nato in Uruguay alla fine del 1878, dopo pochi mesi perde il padre, colpito accidentalmente da un colpo del suo stesso fucile, e nel 1902 lo stesso Quiroga uccide il suo migliore amico pulendo un’arma da fuoco – episodio in seguito al quale si trasferisce in Argentina; nel 1915 sua moglie si toglie la vita e lui stesso morirà suicida nel 1937. Non è stata una vita facile quella di uno dei fondatori del racconto latinoamericano, apprezzato anche da una scrittrice da lui molto diversa come Marcela Serrano, e questo spiega la sua attenzione/attrazione verso la morte, una delle coordinate delineate perfettamente dal titolo (insieme all’amore e alla follia) tra le quali si muove la sua scrittura – ma ce n’è in realtà anche una quarta, la natura.
[Continua su Sul Romanzo]

 

La produzione e la lettura di libri in Italia

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Alcune considerazioni a partire dal nuovo studio Istat sull’editoria e sulla lettura.

L’Italia, che già era in coda alle classifiche europee, consolida nel 2013 la sua posizione: il numero di lettori sul totale della popolazione di più di sei anni passa dal 46% al 43%. E si badi che per “lettori” si intendono tutti coloro che hanno letto per motivi extra lavorativi anche solo un libro l’anno e che magari hanno sul comodino le Cinquanta sfumature di grigio della James e l’opera omnia di Fabio Volo.
I “lettori forti”, ossia che leggono almeno un libro al mese, sono solo il 13,9% della popolazione: ne consegue che non possano esser loro a dettare le politiche editoriali e questo contribuisce a spiegare la costante tendenza al ribasso degli standard letterari delle opere pubblicate.
Dire che stiamo messi male è un eufemismo.

Continuano a esserci forti disparità tra il Sud e il resto d’Italia ed è eclatante che ad esempio in Puglia legga solo il 29,4% della popolazione, a fronte di un clima politico vivace e del moltiplicarsi di associazioni culturali (a partire dai Presidi del libro) e di festival ed eventi letterari. Si spera che la legge regionale a sostegno del libro e della lettura possa risultare efficace ed essere poi esportata nelle altre regioni del Mezzogiorno, con percentuali di lettori altrettanto imbarazzanti (Calabria 29,3%; Campania 28,9%; Sicilia 27,6%).

A fronte di un numero così esiguo di bibliofili, nel 2012 sono stati comunque pubblicati 59.230 titoli (uno sproposito), la cui tiratura media è stata, per la prima edizione, di soltanto 2.747 copie.
I piccoli e medi editori, cioè quelli che pubblicano non più di 50 titoli all’anno, rappresentano l’88,5% del numero complessivo di editori attivi, ma sono i pochi grandi editori a pubblicare quasi i tre quarti (74,4%) dei libri proposti ai lettori”: che questo rappresenti un impoverimento della scelta culturale è evidente Continua a leggere