DIO TAGLIA 60 di Gianluca Merola, recensione – About short stories

copertina_dio_taglia_60_merolaLe storie viscerali di Dio taglia 60 di Gianluca Merola inaugurano About short stories: una rubrica dedicata alle raccolte di racconti (che prosegue idealmente quella curata su Sul Romanzo – che si concluderà questo mese).

Se avete lo stomaco forte, credo che i racconti raccolti in Dio taglia 60 di Gianluca Merola dobbiate proprio leggerli, e se avete difficoltà a reperirli in libreria – visto che sono pubblicati da Ad est dell’equatore, un piccolo editore campano – ricorrete senza esitazione ai bookshop online.
Difficilmente mi sbilancio nei giudizi (e anzi sono spesso piuttosto severo), non in questo caso però: alcuni dei racconti di Dio taglia 60 sono schegge che si conficcano nella carne, altri mani tese per tirarsi fuori dalla melma, tutti accomunati da una scrittura vibrante, feroce e carnale, con improvvisi sprazzi di luce e di lirismo.
Alla Prefazione di Alessandra Amitrano seguono venti testi in meno di un centinaio di pagine, perché a Merola bastano poche righe per scolpire un episodio o per ripercorrere un’intera esistenza, come nel fulminante Intro che ricostruisce in meno di 2000 battute un destino votato alla sconfitta. E il marchio della disfatta è anche il fulcro narrativo di A e di Tubo. Altri temi ricorrenti sono l’alienazione della fabbrica (Campioni del mondo e Vita di fabbrica) e della provincia (Bagnati di luce e Zaffata di merda), la frangibilità dei sentimenti (Niente dura per sempre, Irene, Solo formiche), l’estasi del sesso (Inside the motel e Fame). Non tutti i racconti di Merola generano ovviamente la stessa tensione o riescono a imprimere una traiettoria originale nel finale, ma sono comunque accomunati da una cifra stilistica inconfondibile e creano un’atmosfera brutale e disperata, in cui i sentimenti e le emozioni risuonano amplificati e la tenerezza diventa un inno frastornante. Risaltano particolarmente quei brani che hanno al centro sin dall’inizio la delicata responsabilità e la gioia di essere padre e madre (Due giorni e mi slegano, La nascita) – in alcuni è invece per il lettore scoperta inattesa. Ma insieme alla forza del legame tra genitori e figli emerge anche la vulnerabilità di questi ultimi, la loro incapacità di difendersi dagli adulti e di interpretare la realtà (Lamapla Plutone e Dio taglia 60).gianluca_merola
Infine, vorrei chiudere con lo splendido Avonex Interferone Beta, il cui titolo si richiama al farmaco usato contro la sclerosi multipla, tra i cui effetti collaterali annovera depressione e ideazione suicidaria: «Ho tanti piccoli fuochi in testa e non c’è modo di spegnerli. L’unica cosa da fare è cercare di tenerli a bada […]. L’argine è una siringa di plastica, conservata in una scatola bianca, rossa e viola su cui è stampata la scritta Avonex Interferone Beta. L’argine è un ago d’acciaio chirurgico infilzato nella coscia una volta a settimana, ogni mercoledì alle 21,00. Occhio e croce, in dieci anni, un ago è entrato e uscito dalle mie cosce cinquecentoquaranta volte. Duecentosettanta per gamba e ancora non mi ci sono abituata. Perché è impossibile abituarsi all’idea di vivere come uno straccio imbevuto di benzina a pochi centimetri da una fiamma accesa, perché non siamo nati per andarcene in giro mano nella mano con la morte». E allora la protagonista di questo racconto sceglie la vita.
In Dio taglia 60 si è in continuo bilico tra brutalità ed esaltazione, come ogni giorno in ogni esistenza. Prova d’esordio matura e convincente, dunque, questa di Gianluca Merola: per voi lettori poco impressionabili, che magari mal sopportate il buonismo delle imminenti festività, questa raccolta potrebbe essere un buon diversivo…

 

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One thought on “DIO TAGLIA 60 di Gianluca Merola, recensione – About short stories

  1. […] E qui una recensione della raccolta di racconti di Gianluca Merola, Dio taglia 60: DIO TAGLIA 60 di Gianluca Merola, recensione – About short stories Entrambi pubblicati da Ad est […]

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