Alcune considerazioni di Aldo Busi

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Alcune considerazioni di Aldo Busi estratte dalla sua recensione a Giallo d’Avola di Paolo di Stefano, pubblicata su «Il Fatto» del 22 giugno 2013.

“Vuoi scrivere? Liberati, magari anche di te stesso, va’ nel vasto mondo e poi scrivi quello che hai visto e come lo hai visto nelle forme che meglio ritieni adatte non alla pubblicazione, ma alla tua mente forgiante un pensiero alfabetizzato unico, irripetibile, insostituibile, necessario e gratuito come te.E intanto… compreso intanto che leggi almeno diecimila libri dalle rune al compiuto fenicio che ti è contemporaneo… mantieniti facendo tutt’altro, non dare la tua parola come merce di scambio, e per fretta, ansia, disperazione, compromesso non fare mercimonio della sinapsi più bella che ti è capitata di vivere ed essudare: dare un senso anche alla farragine psichica che debilita invece ogni altro umano, intuirla quale humus prezioso di una volontà letteraria indomita, ingovernabile da chicchessia a parte te, non incanalabile se non dalla tua libertà ferma, ostica, intrattabile, disinvoltamente sacrificale.

[…]

Un grande romanzo di Letteratura non finisce mai con una pagina di ringraziamenti; un grande romanzo di Letteratura non è mai situato in tempi anteriori a quelli del suo estensore; un’opera di Letteratura, che non sarà mai un saggio né un’autobiografia né una commedia né un reportage né una o più poesie ma solo e nient’altro che un romanzo, si scontra con la realtà sociopolitica del momento in cui appare, visto che di quel momento e dei suoi protagonisti, sotto le mentite spoglie dei personaggi, narra. Saranno capaci molti a raccontare o rivelare o squarciare i retroscena del potere politicofinanziario di Berlusconi e cento altri tra cinquant’anni, ma avrà lo stesso impatto che se si trattasse delle note spese all’osso, anche se per niente romanzate, di Scilipoti; solo chi ne fosse capace ora, qui e subito, trovando un finale, per quanto metaforico, affabulatorio a qualcosa che non si sa ancora come andrà a finire… e di cui è ancora tabù dire apertamente come è iniziato… potrebbe aspirare a essere uno scrittore, anziché restare un autore, e a scrivere un’opera di Letteratura anziché di genere” (Aldo Busi).

È un articolo piuttosto lungo, ma vi consiglio di leggerlo integralmente (con devota attenzione): http://www.altriabusi.it/2013/06/22/quande-lo-scrittore-a-recensire-il-recensore-aldo-busi-su-giallo-davola-e-sulla-brutta-cera-delleditoria-italiana/

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