Tommaso Pincio, HOTEL A ZERO STELLE

hotel a zero stelle

Da Hotel a zero stelle di Tommaso Pincio (Contromano Laterza), di cui potete leggere qui una lunga e appassionata recensione: https://giovannituri.wordpress.com/2013/02/08/hotel-a-zero-stelle-la-ribellione-di-tommaso-pincio/

Quante volte vi è toccato udire che un dato artista ha subìto l’influenza di un altro artista? Non prestate ascolto. Sono balle, sofismi. Quel che nell’esegesi critica si definisce influenza andrebbe più correttamente chiamato “riappropriazione debita”. Gli artisti non fanno che riprendersi ciò che credono loro. Per questo nei confronti dei colleghi che li hanno preceduti provano sentimenti contrastanti: una sincera e commossa ammirazione, mista alla rabbiosa convinzione di essere stati defraudati. (p. 11)

A differenza di tutti i modi in cui è possibile servirsi del linguaggio, i romanzi non brillano mai di luce propria ed esclusiva. I testi filosofici brillano di verità, quelli di storia brillano di passato, le poesie brillano di assoluto, i reportage brillano di realtà. I romanzi invece, se e quando brillano, lo fanno a tratti e di una luce riflessa, una luce che è tutto e niente, che una volta è quella della verità filosofica e un’altra è quella dell’assoluto poetico.
È così che funziona perché il racconto impone un uso pratico e prosaico del linguaggio; bisogna descrivere, incastrare eventi, individuare dettagli, spendere un mucchio di energie per definire cose tutt’altro che elevate, e quando finalmente giunge il momento di una frase o una parola illuminanti, può essere che ciò avvenga dopo pagine e pagine di parole e frasi opache. La luce di cui brillano a tratti i romanzi è qualcosa di estraneo al placido scorrere della prosa; è simile alla luce degli abbaglianti di un auto che improvvisamente ci si para davanti nella corsia opposta e, allo stesso modo in cui quei fari ci costringono per un attimo a chiudere gli occhi, così lo sfarfallio di una certa frase ci obbliga per un attimo a sospendere la lettura. (pp. 190-1)

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5 thoughts on “Tommaso Pincio, HOTEL A ZERO STELLE

  1. Tale's Teller ha detto:

    Se con il primo estratto posso trovarmi d’accordo penso che il secondo sia un gigante dai piedi d’argilla.

    • Giovanni Turi ha detto:

      Ossia? A me pare che, pur nei limiti di ogni semplificazione, sia una considerazione perspicace…

      • Tale's Teller ha detto:

        Trovo che giochi su degli assunti molto fragili dando per scontato che le altre tipologie di scrittura abbiano sempre modo di brillare a loro modo e che la narrativa sia invece una sorta di pozzo nero dove tutto viene seppellito. Due piedi molto fragili su cui poggiare una considerazione così pesante.

      • Giovanni Turi ha detto:

        Sì, intesa in questo modo, diventa un po’ ambigua (anche se la narrativa non viene propriamente definita un pozzo nero)… Resta comunque il consiglio di leggere questa splendida opera! 😉

      • Tale's Teller ha detto:

        Beh, sì, diciamo che ho reinterpretato un po’ “se e quando brillano, lo fanno a tratti e di una luce riflessa, una luce che è tutto e niente” per tirar fuori il pozzo nero. ^_*

        In ogni caso l’essere o meno concordi non pregiudica certo la lettura, anzi, a volte può essere molto più interessante leggere qualche cosa con cui non si è d’accordo, trovo che aiuti a far ordine tra idee, pensieri ed opinioni.

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