Paolo Nori, BASSOTUBA NON C’È

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[dall’edizione Universale Economica Feltrinelli di Bassotuba non c’è]

Io sono un martire della letteratura. Ho scritto un romanzo che è piaciuto molto a due editori, uno dei quali molto importante. Molto colpiti. Originale, mi han detto. Ti chiamiamo entro fine luglio, mi han detto. Oggi è l’otto di agosto e son qui in casa che aspetto. (p. 9)

Io sono uno scrittore, che due balle questi scrittori.
Ne ho conosciuti una dozzina, forse di più. Diciamo quindici. Ecco, diciamo, di questi quindici, quasi tutti mi sono simpatici. Tutti coi loro tic, le loro manie. Tutti col loro autore preferito. Tutti con le loro storie con gli editori. Nessuno chiede mai la prima cosa che gli interessa: Ti è piaciuto il mio libro? Ipocriti.
Io, degli scrittori che conosco, quando qualcuno mi chiede È bello il suo libro? dico sempre che fa cagare. Un libro osceno. Dovrebbero bruciarlo nella piazza centrale. A me mi succede così, invariabilmente: quando mi avvicino a un libro che me ne hanno parlato bene, alla fine sono deluso. Sì, niente male, dico. Ma non c’è il fuoco che mi aspettavo. Quando invece sono incuriosito da una critica che stronca il libro da cima a fondo, trovo sempre che, al contrario, non è così male. Che stronzo, quel critico, penso.
Così mi sacrifico per i miei amici scrittori. Non so se loro farebbero altrettanto per me. Non credo. Io, del resto, di libri non ne ho pubblicati.

Se dovessi campare con la letteratura, sarei già morto da tempo. (p. 11)

Dicono, quando tu dici Scrittore, dicono Bello! Sempre Bello! dicono. Come se tutti i libri che hanno letto fossero belli. […] Aspetta, gli dico, aspetta un attimo. Che va bene che ho detto scrittore, ma c’è scrittore e scrittore. (p. 27)

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I racconti russi della collana Sírin Classica Voland per “Raccontami (15)”

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La collana Sírin Classica della Voland si propone di offrire al lettore le opere meno note di alcuni dei più celebri scrittori russi, da Bulgakov a Dostoevskij, dalla Cvetaeva a Turgenev, in un’accurata traduzione accompagnata da una breve postfazione d’autore. La scelta di dare ampio spazio ai racconti – ciò di cui da oltre un anno si occupa Raccontami – in Sírin Classica è stata certo propiziata dal piccolo formato dei volumi (10,5 x 15,5), così già il secondo della collana è Tre racconti (tradotto e commentato da Pia Pera) di Anton Pavlovic Čechov: si tratta di testi poi confluiti nella raccolta Crepuscolo, che, sebbene distanti e distinti l’uno dall’altro, alludono a due temi molto cari a Čechov, la solitudine e l’incanto dinanzi alla natura. […]

A Cesare G. De Michelis si devono la traduzione e l’analisi di Due storie pietroburghesi di Nikolaj Vasil’evič Gogol’ (quinto in collana), in cui si fondono mirabilmente dramma e satira. […]

Diavoleide di Michail Afanas’evič Bulgakov, ottavo e penultimo volume, include Le avventure di Čičikov, oltre all’omonimo racconto che Andrea Tarabbia, traduttore e curatore, legge come una sorta di anticipazione del Maestro e Margherita: «forse è proprio conDiavoleide che il “seme del diavolo” si impossessa definitivamente di Bulgakov». […]

Articolo completo su Sul Romanzo:
http://www.sulromanzo.it/blog/raccontami-15-michail-bulgakov-anton-cechov-nikolaj-gogol

Intervista a Chiara Valerio, editor Nottetempo Edizioni

Intervista a Chiara Valerio, editor della narrativa italiana Nottetempo e responsabile della collana narrativa.it

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Giunti alla settima intervista a un editor, mi sono chiesto se sia il caso di cambiare le domande, ma si perderebbe poi l’idea di partenza di confrontare le diverse declinazioni di una stessa professione e di marcare le differenze delle distinte linee editoriali. Dunque, mi concedo solo di sostituire una delle consuete domande con una extra che porrò in apertura.

Chiara, dopo Spiaggia libera tutti e La gioia piccola di essere quasi salvi su cosa si sta concentrando la tua scrittura e quali letture la accompagnano?
Le mie letture sono sempre varie, disordinate, e in fondo inelencabili, troppi libri, troppa la mia foga nel leggerli, ma diciamo gli ultimi tre libri che mi hanno fatto più compagnia e allegrezza nei mesi scorsi sono Ulisse di Joyce nella traduzione di Celati, la nuova versione di Di bestia in bestia di Michele Mari e Solaris di Stanislaw Lem. La scrittura… beh, il mio prossimo romanzo dovrebbe uscire nel 2014, o non so, deciderà l’editore quando avrò consegnato la versione definitiva, non ho fretta, i libri sono pronti quando sono pronti, e come aggravante, io sono una che riscrive, rilegge, riscrive, rilegge, riscrive… una follia di ruminazione…

Chi è per te l’editor e qual è il suo ruolo? Qual è stato il percorso che ti ha portato a svolgere questa professione?
L’editor è un interlocutore, qualcuno che legge e discute sulle parole, uno molto abituato ad ascoltare il ritmo delle parole degli altri. Il mio non è stato un percorso, è stata una occasione. Ho incontrato Ginevra Bompiani, ho cominciato a leggere per lei, poi ci siamo trovate assai bene a lavorare insieme, e dopo quasi cinque anni sono ancora qui. Io sono un lettore, se fossi brava e fortunata abbastanza da diventare un common reader, sarei anche lietissima. Continua a leggere

Walter Siti, TROPPI PARADISI

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[Da Troppi paradisi, “autobiografia di fatti non accaduti”]

Arbasino esclude che io sia uno scrittore perché non faccio altro che parlare della mia vita piccina picciò, e la mia inferiorità sociale, e le mie scopate, e adesso anche la vecchia mamma. Quanto di più cheap, di piccolo-borghese: la negazione del volo fantastico, del coraggio di chi i propri dolorini se li risolve da solo («never explain, never complain») e si affida alla leggerezza crudele della vera creazione, che è sempre un’avventura, un’inchiesta, una sorpresa storica e in lato senso politica, da Mozart alle vedute di Bellotto ai sogni di Borges. Ma io non so degli altri, so solo di me stesso; i grandi secoli e i grandi uomini non mi interessano, mi interessa il carnaio di ora. Il fenomeno politico più rilevante degli ultimi trent’anni in Occidente non è tutto fondato su una formidabile estensione (e distorsione) dei desideri privati?