John Maxwell Coetzee, GIOVENTÙ

[dall’edizione Einaudi di Gioventù di John Maxwell Coetzee, tradotta da Franca Cavagnoli]

Naturalmente, in cuor suo sa che il destino non lo visiterà, se lui non farà in modo che ciò avvenga. Deve mettersi a tavolino e scrivere, è l’unico modo. Ma non può cominciare a scrivere, finché non arriva il momento giusto; e per quanto si prepari con scrupolo – sgombrando il tavolo, sistemando la lampada, tirando una riga di margine lungo la pagina bianca, stando seduto a occhi chiusi, svuotando la mente, pronto –, nonostante tutto questo, le parole non vengono. O meglio, gli vengono molte parole, ma non quelle giuste, la frase subito riconoscibile dal suo peso, dalla sua compostezza ed equilibrio, la frase del destino.
Odia misurarsi con la pagina bianca, lo odia al punto che comincia a evitarlo. Non sopporta il peso della disperazione che cala su di lui alla fine di ogni seduta infruttuosa, rendersi conto di aver fallito ancora. Meglio non ferirsi a questo modo, in continuazione. Si rischia di non saper più rispondere alla chiamata, quando questa verrà, di diventare troppo deboli, troppo abietti.

 

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One thought on “John Maxwell Coetzee, GIOVENTÙ

  1. amanda ha detto:

    rispondere alla chiamata

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