Marco Rossari, L’UNICO SCRITTORE BUONO È QUELLO MORTO (2)

Editoria, che disastro.
Una delle cose più buffe era che il libro si acquistava in base a una sinossi tra due persone che non l’avevano letto e si vendeva in base a una sinossi tra due persone che non l’avevano nemmeno sfogliato. L’editore straniero proponeva un riassuntino del libro ancora in fieri a quello italiano che poi lo consegnava ai cosiddetti lettori. Costoro – una razza di creature ctonie appena scampate all’università e in attesa di trovare un lavoro decente – davano una scorsa e fornivano un parere. A quel punto il libro veniva girato al traduttore, al quale (“gentilmente”) veniva richiesta una paginetta di presentazione da girare ai promotori. E così i promotori, individui che il libro non l’avevano nemmeno mai annusato, si presentavano con un anticipo di qualche mese ai librai e decidevano insieme a loro […] con quante copie sarebbe stato presente in libreria.

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5 thoughts on “Marco Rossari, L’UNICO SCRITTORE BUONO È QUELLO MORTO (2)

  1. amanda ha detto:

    appuntamento al buio

  2. Tale's Teller ha detto:

    Credo che anche la prima guerra mondiale sia cominciata così…

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