Vita da editor (34)

Scrittore: Il romanzo che ho autopubblicato, per un paio di settimane, è stato secondo nella classifica di vendita degli e-book di Amazon!

Editor: Ho notato, ma il prezzo di copertina è di 99 centesimi, per cui supporrei che abbia acquistato lei stesso 150/200 copie per portarlo ai piani alti della graduatoria.

Scrittore: Ah, è così facile intuirlo? E io che mi credevo un genio del marketing…

 

Vita da editor (33):
https://giovannituri.wordpress.com/2013/02/03/vita-da-editor-33/

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Marco Rossari, L’UNICO SCRITTORE BUONO È QUELLO MORTO (2)

Editoria, che disastro.
Una delle cose più buffe era che il libro si acquistava in base a una sinossi tra due persone che non l’avevano letto e si vendeva in base a una sinossi tra due persone che non l’avevano nemmeno sfogliato. L’editore straniero proponeva un riassuntino del libro ancora in fieri a quello italiano che poi lo consegnava ai cosiddetti lettori. Costoro – una razza di creature ctonie appena scampate all’università e in attesa di trovare un lavoro decente – davano una scorsa e fornivano un parere. A quel punto il libro veniva girato al traduttore, al quale (“gentilmente”) veniva richiesta una paginetta di presentazione da girare ai promotori. E così i promotori, individui che il libro non l’avevano nemmeno mai annusato, si presentavano con un anticipo di qualche mese ai librai e decidevano insieme a loro […] con quante copie sarebbe stato presente in libreria.

Marco Rossari, L’UNICO SCRITTORE BUONO È QUELLO MORTO

Rossari, L’unico scrittore buono è quello morto

C’era uno scrittore che scriveva solo cose vere, ma tutti gli chiedevano cosa c’era di inventato. Non appena passò a scrivere cose inventate, tutti cominciarono a chiedergli cosa c’era di vero.

C’era uno scrittore che non riusciva a far passare una giornata senza scrivere un rigo. Il problema era che gli altri riuscivano a farne passare innumerevoli senza leggerlo.

Quando parlo col mio lettore cito un autore immaginario dall’impronunciabile cognome slavo e termino con: «…che tu conoscerai senz’altro».

C’era uno scrittore che stroncava montagne e partoriva topolini.

[da L’unico scrittore buono è quello morto (Edizioni e/o): raccolta di aforismi e brevi racconti che compongono un’arguta parodia del mondo editoriale e delle ossessioni degli scrittori.]

Intervista a Gabriele Dadati, editor Laurana Editore

logo Laurana

Intervista a Gabriele Dadati, editor della narrativa italiana Laurana Editore

Alcuni scrittori non perdono occasione per ringraziare il proprio editor, altri per lanciargli critiche più o meno velate; taluni lo considerano un coautore, altri poco più che un redattore o un semplice lettore professionista… Chi è per te l’editor e qual è il suo ruolo?
L’editor è un professionista dell’editoria che ha due compiti: capire se è opportuno pubblicare un dato testo e, stante che lo ritiene opportuno, dare una mano per rafforzare le peculiarità che ci ha intravvisto dentro. Tutto questo non ha per forza a che fare con la letterarietà e la bellezza del testo. L’editoria serve a confezionare libri di cui si intravvede il senso, che può essere legato alla forza del nome (l’autore è noto perché sportivo di successo, o attore, o politico ecc.), alla forza del tema (i segreti economici della Santa Sede oggi, per dire), al percorso dell’autore (ha già fatto libri di buon successo) ecc. La bellezza è solo uno dei motivi di appeal, e dunque di senso, e non è neppure dei più forti, perché è un dato discrezionale, non certo. Compito dell’editor è: capire quali sono le caratteristiche forti del testo e farle crescere. – Certo, la giornata ti sorride solo quando lavori a un testo che si pubblicherà per la sua bellezza e devi cercare di incrementarla assieme all’autore…

Qual è stato il percorso che ti ha portato a svolgere questa professione?
Non ho una formazione specifica che non sia la mia laurea in Lettere moderne. Niente master o laboratori o corsi di editoria. La mia carta d’ingresso è stata la mia attività di scrittore, direi, perché si ritiene che uno scrittore con determinate caratteristiche possa anche essere un editor capace. Immagino che a volte sia vero, altre no. Va da sé che non posso essere io ad auto giudicarmi. Continua a leggere

Italo Calvino, SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE (3)

La tua casa, essendo il luogo in cui tu leggi, può dirci qual è il posto che i libri hanno nella tua vita, se sono una difesa che tu metti avanti per tener lontano il mondo di fuori, un sogno in cui sprofondi come in una droga, oppure se sono dei ponti che getti verso il fuori, verso il mondo che t’interessa tanto da volerne moltiplicare e dilatare le dimensioni attraverso i libri.