Intervista a Jacopo De Michelis, responsabile narrativa Marsilio

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Intervista a Jacopo De Michelis, responsabile della narrativa Marsilio Editori

Alcuni scrittori non perdono occasione per ringraziare il proprio editor, altri per lanciargli critiche più o meno velate; taluni lo considerano un coautore, altri poco più che un redattore o un semplice lettore professionista… Chi è per te l’editor e qual è il suo ruolo?
Per me l’editor ha, o dovrebbe avere, un ruolo sostanzialmente socratico, maieutico: dovrebbe indicare all’autore da una parte eventuali limiti e difetti di un testo e dall’altra le sue potenzialità ancora inespresse, e cercare di convincerlo ad effettuare determinati interventi di revisione e modifica che lo aiuterebbero ad attingere una totalità di esiti letterari e narrativi. Se si persuade l’autore, bene, se no, non si può costringerlo, anche se si è fermamente convinti che sia un errore.
Personalmente, non credo molto negli editor che intervengono direttamente in maniera pesante su un testo altrui, finché si tratta di limare e rifinire la scrittura o effettuare qualche taglio, va bene, ma andare oltre rischia di essere più dannoso che utile. Così come non credo affatto che siano mai gli editor a mettere in un testo che ciò che ne determina la fortuna o il successo. Noi possiamo, come un allenatore con un atleta, aiutarlo a raggiungere la sua forma migliore, ma l’essenziale c’era già in partenza. Se così non fosse, i libri ce li scriveremmo da soli e non avremmo bisogno degli autori!
In ogni caso, la funzione più importante che un editor svolge in una casa editrice non ha a che fare tanto con il lavoro sui testi che si è deciso di pubblicare, quanto piuttosto con la decisione stessa di pubblicare o meno un determinato libro. È in quella scelta, nel saper riconoscere il talento e fiutare le potenzialità editoriali di un dattiloscritto, che sta il cuore e l’essenza del nostro lavoro.

Qual è stato il percorso che ti ha portato a svolgere questa professione?
Io ho iniziato a occuparmi di letteratura ed editoria durante l’università. Con alcuni amici ho fondato nel 1994 fabula.it, il primo circolo letterario telematico italiano, quando Internet praticamente non esisteva ancora ma c’erano le BBS, Bulletin Board System, di cui oggi ormai nessuno praticamente si ricorda più. Poi ho fatto molti anni di gavetta a Milano, collaborando come free lance con diverse case editrici grandi e piccole come lettore di dattiloscritti, correttore di bozze, curatore di antologie e collane, traduttore. A un certo punto l’attrazione familiare ha prevalso e mi sono trasferito a Venezia cominciando a lavorare a tempo pieno in Marsilio, la casa editrice fondata da mio zio, dove sono il responsabile della narrativa.

Spesso si lamenta un aumento della narrativa di intrattenimento, un eccessivo accanimento nella ricerca del possibile bestseller, così come una certa uniformità di stili e forme a scapito di una produzione editoriale guidata da valori prettamente letterari. Quanto il “mercato” influenza il tuo lavoro?
Questo lamento mi pare che sotto molti aspetti contrasti con un altro ultimamente molto in voga: che in Italia si pubblica troppo. Io li condivido poco entrambi. Ma davvero si può pensare di individuare nei 40-50 mila nuovi titoli che in media si pubblicano annualmente in Italia una “uniformità di stili e forme”? Io non credo, sono convinto che l’offerta di partenza sia sufficientemente eterogenea e diversificata. Semmai quella tendenza all’omologazione la si può riscontrare nei titoli che si affacciano più spesso nelle classifiche di vendita. E questo è innegabilmente un problema, ma è un problema che se certamente riguarda anche gli editori, riguarda almeno altrettanto, se non di più, gli altri anelli della filiera editoriale – distributori, librai, media e lettori – che filtrano via via l’offerta iniziale lasciando emergere prevalentemente determinate tipologie di libri a scapito di altre.
Volenti o nolenti, il cosiddetto “mercato” (che poi detta così sembra una cosa soltanto brutta, ma in ultima analisi stiamo facendo riferimento alla platea dei lettori, e un libro senza lettori che cos’è?), non può non influenzare chi svolge il mio lavoro, dato che quello che fa una casa editrice è vendere libri. Nel decidere se pubblicare o meno un testo, oltre alla valutazione delle sue qualità letterarie e narrative, intervengono inevitabilmente anche riflessioni che attengono alla sua spendibilità editoriale, alle sue chance di ritagliarsi un suo spazio, piccolo o grande che sia, all’interno del mercato, che – intendiamoci – è tutt’altro che perfetto, anzi è pieno di difetti e storture. Se non commerciali, i libri che si pubblicano dovrebbero essere almeno commerciabili, per il banale motivo che se una casa editrice pubblica libri che non vendono, non sta in piedi e chiude.
Il punto vero secondo me non è illudersi che si possa ignorare il mercato, ma semmai sforzarsi di non lasciarsi rinchiudere in logiche esclusivamente mercatistiche, e avere il coraggio, almeno ogni tanto, quando ci sembra che ne valga davvero la pena, di osare, di provare a forzare i limiti che il mercato tende a imporre, con la consapevolezza che questo è terribilmente difficile.

Quale delle opere da te curate ritieni che non abbia ancora ottenuto il giusto riconoscimento?
Decisamente troppe per essere citate qui! Il fatto è che il mercato editoriale in Italia ha la forma di un imbuto: largo all’ingresso e molto stretto all’estremità opposta. Solo poche delle tantissime opere che vengono pubblicate riescono a emergere, a imporsi all’attenzione generale, molte meno, sicuramente, di quante lo meriterebbero.

Spesso gli aspiranti scrittori hanno atteggiamenti persecutori o arroganti, o semplicemente dimostrano di non conoscere affatto la realtà con cui devono confrontarsi. Un episodio simpatico o grottesco che ti è capitato?
Chi scrive, che sia un grande autore o un dilettante della domenica, fa sul suo testo un investimento emotivo enorme, ci mette passione, fatica, aspirazioni, sogni, e questo merita sempre rispetto e rende comprensibili, se non proprio giustificabili, certe reazioni e comportamenti eccessivi.
L’episodio più bizzarro che ricordo risale a molti anni fa, quando ero agli inizi e tra le altre cose collaboravo al servizio di valutazione di dattiloscritti di un’agenzia letteraria. Avevo letto un romanzo assai faticoso e astruso, intriso di cattiva psicanalisi, e mi apprestavo a stilarne una valutazione negativa quando leggendo la nota bio-bibliografica dell’autore che chiudeva il volume, zeppa di pubblicazioni con editori a pagamento, mi imbattei in una frase che diceva più o meno così: “come tutte le mie opere precedenti anche questa mi è stata dettata telepaticamente da un’entità parapsicologica chiamata ‘Psycho’”! E dire che fin lì, per quanto dotato di scarso talento, l’autore mi era sembrato perfettamente normale… Insomma, ho scritto il mio report negativo con il segreto timore che poi Psycho sarebbe venuto a vendicarsi tirandomi di notte i piedi nel letto!

Qualche anticipazione sulle prossime pubblicazioni della Marsilio Editori?
Tre titoli, a titolo di esempio di un’offerta che sarà molto più ricca e vasta, uno per ognuno dei tre settori di cui sono responsabile, narrativa italiana, narrativa straniera e testimonianze: a febbraio nella collana Gli Specchi esce Questo non è amore, un’inchiesta di drammatica e bruciante attualità sulla violenza contro le donne scritta dal collettivo delle autrici del blog del Corriere della Sera La 27esima Ora; sempre a febbraio pubblichiamo uno dei migliori e più importanti romanzi americani del 2012, Il Signore degli Orfani di Adam Johnson, di cui il New York Times ha scritto: «Quello di Adam Johnson è un romanzo di grande forza, bellissimo, un libro che apre una spaventosa finestra sul misterioso regno della Corea del Nord e scava in profondità il vero significato di amore e sacrificio»; a marzo infine uscirà, dopo quattro anni di attesa, Ora, il nuovo romanzo di uno dei più talentuosi e originali narratori italiani della nuova generazione, Mattia Signorini, un intenso ed emozionante viaggio dalla perdita alla gioia.

 

Qui le precedenti interviste.

A Nicola Lagioia, editor minimum fax:
https://giovannituri.wordpress.com/2012/11/05/intervista-a-nicola-lagioia-editor-minimum-fax/

Ad Antonio Paolacci, editor Perdisa Pop:
https://giovannituri.wordpress.com/2012/11/14/intervista-ad-antonio-paolacci-editor-perdisa-pop/

A Mario Desiati, editor Fandango:
https://giovannituri.wordpress.com/2012/12/19/intervista-a-mario-desiati-editor-fandango/

Ad Alice Di Stefano, editor Fazi Editore:
https://giovannituri.wordpress.com/2013/01/16/intervista-ad-alice-di-stefano-editor-fazi-editore/

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One thought on “Intervista a Jacopo De Michelis, responsabile narrativa Marsilio

  1. […] De Michelis, responsabile narrativa Marsilio Editori Non saprei rispondere alla prima domanda. Non ho avuto […]

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