Intervista a Mario Desiati, editor Fandango

logo fandangoIntervista a Mario Desiati, editor della narrativa italiana Fandango

Alcuni scrittori non perdono occasione per ringraziare il proprio editor, altri per lanciargli critiche più o meno velate; taluni lo considerano un coautore, altri poco più che un redattore o un semplice lettore professionista… Chi è per te l’editor e qual è il suo ruolo?
L’editor è una figura multiforme. Può essere un artista, un semplice funzionario editoriale o semplicemente un rabdomante. A me piace quest’ultima figura, ossia l’editor che cerca dentro il libro che sta pubblicando di esaltare quelle pagine che più lo hanno emozionato. Cercare il demone e l’ossessione dello scrittore e aiutarli a farli venire fuori. Ogni scrittore ha un’ossessione e l’editor rabdomante cerca quel lato oscuro, a volte sbaglia, scava in un giacimento svuotato, ma quando indovina vive la stessa gioia, liberazione, o  altro generico sentimento positivo, dell’autore.

Qual è stato il percorso che ti ha portato a svolgere questa professione?
La curiosità morbosa ai limiti della psicosi. Anche se credo di non essermi ancora del tutto formato nella professione di editor, e ho capito questo vedendo il lavoro che han fatto gli scrittori che lavorano nelle case editrici. Siciliano, Parazzoli, Franchini arrivando a Sandro Veronesi. Ognuno di loro ha un approccio ai testi degli altri diverso, appassionato, a volte clinico, altre volte severo, e molto spesso con quella bacchetta da rabdomante che si impara a far funzionare soltanto dopo tanti anni di lavoro.

Spesso si lamenta un aumento della narrativa di intrattenimento, un eccessivo accanimento nella ricerca del possibile bestseller, così come una certa uniformità di stili e forme a scapito di una produzione editoriale guidata da valori prettamente letterari. Quanto il “mercato” influenza il tuo lavoro?
Dipende in che casa editrice si lavora e che ruolo editoriale si ricopre, “mercato” è una parola un po’ generica e può essere tutto, c’è anche un mercato delle “buone idee”, il mercimonio del buonismo a volte è peggio di quello delle “cattive idee”.

Quale delle opere da te curate ritieni che non abbia ancora ottenuto il giusto riconoscimento?
Dipende se di pubblico o di critica. In generale Vincenzo Pardini era già considerato un maestro 30 anni fa e oggi meriterebbe uno spazio nella nostra storia letteraria contemporanea che ancora non ha acquisito nelle modalità che merita.

Spesso gli aspiranti scrittori hanno atteggiamenti persecutori o arroganti, o semplicemente dimostrano di non conoscere affatto la realtà con cui devono confrontarsi. Un episodio simpatico o grottesco che ti è capitato?
Non credo esistano aspiranti scrittori. La patente non te la dà nessuno. Lo diventi quando hai scritto un romanzo vero, con coraggio, talento e senza inibizioni. Magari non lo pubblichi per 50 anni. Ma per me resti un autore sempre, anche in quei 50 anni che nessuno ti ha letto o apprezzato fino in fondo.
Quanto all’aneddoto, ce ne son diversi e alcuni clamorosi ma non dicibili. Tra i dicibili la storia del moribondo. Un giorno quando lavoravo in Mondadori arrivarono delle radiografie allegate a un dattiloscritto: “Sto morendo e vorrei vedere questa mia opera pubblicata nella sua prestigiosa casa editrice”.
Col tempo scoprimmo che quella lettera era stata mandata a molti altri editori e che alcune delle radiografie appartenevano a una diagnostica veterinaria. Son passati dieci anni e il mittente della lettera gode di ottima salute.

Qualche anticipazione sulle prossime pubblicazioni di Galleria Fandango?
L’esordiente Galleria del 2013 sarà Simone Giorgi con un romanzo bellissimo sulla famiglia italiana. Ci stiamo lavorando da tre anni, quando aveva appena scritto un altro libro che però non esprimeva tutte le potenzialità.
Poi usciranno le opere seconde di Emmanuele Bianco e Gilda Policastro.
Comunque lavoriamo sulla narrativa anche in altre collane, a gennaio esce un romanzo molto bello che farà parlare di sé, Apnea di Lorenzo Amurri. Lo ha segnalato Sandro Veronesi e ci abbiamo lavorato insieme con molta passione.

Qui la precedente intervista a Nicola Lagioia, editor minimum fax:
https://giovannituri.wordpress.com/2012/11/05/intervista-a-nicola-lagioia-editor-minimum-fax/

E qui quella ad Antonio Paolacci, editor Perdisa Pop:
https://giovannituri.wordpress.com/2012/11/14/intervista-ad-antonio-paolacci-editor-perdisa-pop/

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2 thoughts on “Intervista a Mario Desiati, editor Fandango

  1. Tale's Teller ha detto:

    Interessante l’idea delle radiografie… devo procurarmene qualcuna, non si sa mai.

  2. […] diversi anni hai lavorato come editor della Fandango: è stata una scelta volontaria quella di dedicarti ora esclusivamente alla scrittura o sei ancora […]

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