Intervista a Nicola Lagioia, editor minimum fax

La prima di una serie di interviste inedite a editor di narrativa italiana è quella a Nicola Lagioia, editor minimum fax e condirettore della collana Nichel.

Alcuni scrittori non perdono occasione per ringraziare il proprio editor, altri per lanciargli critiche più o meno velate; taluni lo considerano un coautore, altri poco più che un redattore o un semplice lettore professionista… Chi è per te l’editor e qual è il suo ruolo?
L’editor è lo sparring partner dell’autore, e meglio ancora dello scrittore. Non è il co-autore di alcunché, se mai gli venisse la fantasia di credersi tale, ma una figura (oggi professionalizzata, ma pensa a Pound con Eliot o alla Stein con tutti gli altri) in grado di leggere un testo letterario, capire come si dovrebbe lavorare perché ciò che si vede in potenza venga fuori, e riferirlo con la giusta empatia, serietà e partecipazione all’autore di quel testo. L’editor è colui che, insomma, aiuta lo scrittore a far diventare il suo libro ciò che è. Il “come diventare ciò che si è” per la letteratura è insomma la sua stella polare. Questo, per il lavoro sul testo. L’editor è poi spesso colui che decide quali testi pubblicare tra tutti quelli che vengono sottoposti al suo giudizio. Quindi dovrebbe essere una persona abbastanza sensibile e preparata da prendersi questa responsabilità.

Qual è stato il percorso che ti ha portato a svolgere questa professione?
Ero e sono un lettore maniacale. Ero e sono uno scrittore maniacale. In più, ho grande rispetto del talento altrui. Quando vedo la cosa ben fatta, se non addirittura la cosa veramente bella (circondati come siamo da cose brutte o fatte con pressappochismo) ne resto sempre ammirato, mi migliora proprio la giornata. Il mio percorso si è costruito sulla base di questi tre punti, in modo abbastanza spontaneo, insomma.

Spesso si lamenta un aumento della narrativa di intrattenimento, un eccessivo accanimento nella ricerca del possibile bestseller, così come una certa uniformità di stili e forme a scapito di una produzione editoriale guidata da valori prettamente letterari. Quanto il “mercato” influenza il tuo lavoro?
Sono continuamente alla ricerca di libri belli con la certezza che (più che certezza dovrei parlare di “ottimismo della volontà”) qualora siano davvero belli e non io ad avere preso una cantonata, qualcuno li leggerà. Il mercato viene sempre dopo il talento o il genio, comunque dopo il libro. Questa attitudine mi ha portato a scoprire autori che poi sono letteralmente esplosi e libri che non hanno avuto il successo che secondo me meritavano.

Quale delle opere da te curate ritieni che non abbia ancora ottenuto il giusto riconoscimento?
Mi dispiace per quegli autori (e in Nichel sono per fortuna pochissimi) per i quali la pubblicazione è rimasto un episodio isolato rispetto a tutto ciò che di solito gli scrittori fanno dopo l’esordio: altri libri, interventi sui giornali etc. Un libro che ho molto amato e che per ora rimane l’unica prova letteraria del suo autore è Ad avere occhi per vedere di Leonardo Pica Ciamarra. Ma anche qui: che si debba pubblicare un libro ogni uno, due, cinque, dieci anni, non l’ha ordinato nessuno di stimabile. Uno scrittore può pubblicare un libro e non sentire di avere niente altro da dire per una vita come per un giorno come per dieci anni. Poi magari uno che non pubblicava da dieci anni se ne arriva con un nuovo libro ed è il libro degli ultimi vent’anni. Per parafrasare De Gasperi, l’editoria guarda al prossimo trimestre, la letteratura alle prossime generazioni.

Spesso gli aspiranti scrittori hanno atteggiamenti persecutori o arroganti, o semplicemente dimostrano di non conoscere affatto la realtà con cui devono confrontarsi. Un episodio simpatico e/o grottesco che ti è capitato?
Non mi piace il gossip editoriale.

Qualche anticipazione sulle prossime pubblicazioni della collana Nichel di minimum fax?
È appena uscito il nuovo libro di Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero, e sta andando veramente bene. Tipico esempio (Cognetti) di scrittore che lavora con estrema pazienza ai suoi libri, per anni e anni, solo che poi la fatica è ripagata perché al momento di uscire il testo è così buono che i lettori se ne accorgono. Prossimamente: il nuovo romanzo di uno scrittore da me molto amato, Cosimo Argentina. Titolo: Per sempre carnivori.

[chi volesse approfondire la conoscenza con Nicola Lagioia nelle vesti di scrittore trova qui un mio lungo articolo-intervista: http://issuu.com/sulromanzo/docs/sulromanzo-num3-lug-ago2010_01]

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6 thoughts on “Intervista a Nicola Lagioia, editor minimum fax

  1. Tale's Teller ha detto:

    Piacevole finestra sull’oscura stanza dove ogni scrittore racchiude la figura mitologica dell’editor.

  2. […] bene al primo tentativo, e proprio con il mio editore preferito. L’editor anche a quei tempi era Nicola Lagioia, che poi mi ha seguito fino ad ora: al terzo libro ormai ci conosciamo bene. Come sapete lui è […]

  3. […] sono stati i tuoi editor e come avete lavorato sui testi? Nicola Lagioia è stato più che un editor. È stato uno scrittore (bravo) che collabora con un altro scrittore. […]

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