Perché gli editor non rispondono

È da un po’ che mi chiedo se non facciano meglio gli editor che danno una rapida occhiata agli inediti, storcono il naso e non rispondono (risparmiando pure un bel po’ tempo): anche cercando di essere chiari e delicati e onesti è impossibile non ferire (o per lo meno scalfire). E dei graffi ci si ricorda, di chi ti ignora no…

Cari scrittori, sappiate per lo meno che molto spesso gli editor non vengono pagati per leggere i vostri manoscritti, figuriamoci per scrivervi qualche riga. Se lo fanno è perché non hanno ancora perso la loro sensibilità e comprendono che se mandate in giro i vostri scritti non è certo per essere irrisi o ignorati. Intuiscono di avere a che fare con uomini, donne, talvolta ragazzi emotivi e sono consapevoli che infrangere i sogni è crudele, e alcune volte ingiusto. Temono però che i sogni coltivati vanamente e troppo a lungo diventino incubi e ritengono che il loro schiaffo possa destarvi, affinché vi concediate ad altre aspirazioni, molte volte più realistiche e meno frustranti. Non è per presunzione che si arrogano questo diritto, ma perché hanno il coraggio di rischiare e voglia di dialogare con chi vive al di là di quelle righe e magari ha dentro un’immensa bellezza che non si è trasfusa nella pagina.

Anche gli editor sognano, poveretti; nonostante abbiano provato sulla propria pelle la difficoltà di fare questo lavoro con passione e nelle condizioni migliori; nonostante abbiano sperimentato l’impossibilità di promuovere opere che possano piacere all’editore, ai collaboratori e ai redattori, alla critica e al pubblico – prendendo inevitabilmente da qualcuno di loro una scudisciata che fa male; nonostante abbiano da tempo rinunciato all’idea di vivere di quel lavoro e se ne inventino mille altri e debbano anche trovare il tempo di dedicarsi alla vostra fragilità e rispondervi.

Ho sempre cercato nelle mie e-mail di rifiuto di essere cordiale, di non mostrarmi mai perentorio, quando ho notato delle potenzialità di incoraggiarle. E quasi mai ne ho ricevuto un ringraziamento, di tanto in tanto un vaffanculo. Anche questi sono schiaffi, e finalmente forse mi sto svegliando anch’io. No, forse non risponderò più, se non per chiedervi se posso inserire il nostro grottesco scambio di battute sul blog, non per deridervi, ma per imparare a prenderci meno sul serio, ché anche se «la letteratura è una difesa contro le offese della vita» non basta.

Annunci

9 thoughts on “Perché gli editor non rispondono

  1. Tales Teller ha detto:

    Per quel che mi riguarda penso sentirei già il peso della fase di valutazione. Non per manoscritti palesemente brutti ovviamente, ma per tutti quelli nell’intorno della sufficienza sarei un eterno indeciso tra accettarli o respingerli.
    Quando si trattasse poi di dover motivare l’aver cassato un lavoro, negando una speranza su cui siano state investite decine e decine di ore di lavoro, potrei avere ancora più difficoltà. Nuovamente un pezzo di rara bruttezza mi verrebbe in aiuto, sarebbe più semplice suggerire una vita agreste con raccolta di agrumi e allevamento di struzzi. Per tutti gli altri … sospetto perderei ore a cercare di sottolineare i pregi potenziali per indicare quale possa essere un’eventuale linea da seguire per arrivare ad un prodotto accettabile.

    Stando dall’altra parte della barricata, in ogni caso, preferirei una risposta al silenzio, questo è poco ma sicuro.

    • Giovanni Turi ha detto:

      Purtroppo non ci si può permettere di pubblicare nulla che si ritiene solo sufficiente, ma spiegarlo e incoraggiare coloro che dimorano nei pressi di questa soglia non è sufficiente a non urtarli… Comunque visto che tutti, anche nei commenti al post su facebook, continuate a suggerirmi di rispondere proverò a farlo, finché né avrò le forze e la pazienza. Grazie per ogni vostro riscontro!

      • Tales Teller ha detto:

        Tutto dipende dal significato dato a “sufficiente”. Se lo si intende come “sufficiente alla pubblicazione” allora il sufficiente diviene sufficiente.
        A parte questa boiata delle 18:25 sono anch’io dell’idea che, per quanto umanamente possibile nei tempi e nei modi, una risposta sia sempre una bella cosa. Di mio mi impegno a non rispondere mai con un vaffanculo a nessun editor ed anzi di ringraziarlo per la sua risposta. Posta, come unica condizione, la sua cortesia nel giudicarmi (intesa ovviamente come forma, non come rigore nell’analisi).

  2. theblackdalia ha detto:

    ti conviene, a questo punto, preparare una risposta standard, una per tipologia. chi si ritiene un incompreso non comprenderà mai. ma tu continua il tuo lavoro…. prima o poi scoprirai il capolavoro e nel frattempo impedirai a molta monnezza di occupare abusivamente gli scaffali di qualche libreria

  3. A. ha detto:

    Di fondo direi, senza addentrarmi troppo nelle infinite variabili del caso, che dovresti ridimensionare un po’ la responsabilità e il valore di un tuo diniego. Nel senso: tu sei comunque una persona che ha un notevole spessore professionale senza dubbio, ma ci sta anche che altri vedano valore dove tu non lo riconosci senza che questo leda in alcun modo nè le tue competenze nè il riconoscimento altrove. Per cui penso vada benissimo che tu esprima, se ti va, un giudizio negativo o solo in parte positivo: se l’interlocutore non comprende che non sarai tu a sancire il destino del suo lavoro, se non è in grado di cogliere da quel che gli dici eventuali tracce da seguire per migliorarlo… Sticazzi. Tu avrai dato un contributo importante perchè ti sei interessato. Ti sei interessato, credo sia sempre qualcosa che fa bene al mondo.

  4. Giovanni Turi ha detto:

    TT: La cortesia dovrebbe essere imprescindibile… su entrambi i fronti.
    Tbd: No, dai, le rispose standard sono odiose per chi lavora con le parole!
    A: Vero, non devo assolutizzare il mio giudizio, e spesso mi capita di definire un testo interessante, ma poco consono alla collana di cui mi occupo: il risultato non cambia, se qualcuno risponde è per contestare, magari senza aver letto nulla di Nuovelettere; è questo che mi scoraggia.

    Ma ancora grazie a tutti voi per l’attenzione.

  5. william ha detto:

    Tutta la solidarietà per te Giovanni. La pressione dipende dalla fretta della “fama”, la voglia di esistere in qualche modo, che invece andrebbe sostituita dalla coscienza del senso del comunicare.

  6. Lucrezia Modugno ha detto:

    Essere gentile con chi si è esposto è cosa buona e giusta e non tutti lo fanno. E’ anche vero che, quando si decide di chiedere un giudizio da chi se ne intende, bisogna essere anche preparati ad accoglierne uno negativo.
    Potrai essere gentilissimo, ma la mazzata arriverà con grande violenza, se ci si è chiusi in un mondo tutto proprio, dove si è i migliori. Si crederanno dei geni incompresi.
    E’ un problema comune a tutte quelle attività che prevedono l’esposizione al pubblico e io consiglierei, a chi non è pronto a sorbirsi le critiche (i complimenti fanno piacere a tutti!) e i commenti in genere, di non far varcare la porta di casa alle loro produzioni, che siano letterarie o artistiche.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...