Charles Bukowski, FACTOTUM

«Allora?» mi chiese, guardandomi da sopra il modulo.
«Sono uno scrittore che a un certo punto ha perso l’ispirazione».
«Oh, uno scrittore, eh?».
«Sì».
«Sei sicuro?».
«No».
«Che cosa scrivi?».
«Racconti, per lo più. Sono a metà di un romanzo».
«Un romanzo, eh?».
«Sì».
«E come si intitola?».
«Il rubinetto rotto del mio destino».
«Oh, bello. E di che cosa parla?».
«Di tutto».

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3 thoughts on “Charles Bukowski, FACTOTUM

  1. Tales Teller ha detto:

    Ho un rapporto conflittuale con Bukowski.
    Una cosa simile a quello della Germania che schierava le compagnie corazzate lungo i confini della Polonia.
    Sono sospeso nell’istante precedente all’ordine di avanzata.

    • Giovanni Turi ha detto:

      Sì, non credo che Bukowski si possa liquidare come un nume della letteratura e nemmeno come uno scribacchino. La lettura di “Post Office” mi ha però aiutato a contestualizzare e comprendere la sua poetica (e che ne abbia una non lo metto più in dubbio).

      • Tales Teller ha detto:

        L’opzione “nume della letteratura” non sono mai riuscito nemmeno a prenderla in considerazione, quella di “scribacchino” mi toglierebbe il modo per identificare tutti i geni del male che hanno impugnato la penna al posto del badile. Quindi resto tra color che son sospesi.

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