Tommaso Landolfi, PREMIO LETTERARIO (in DEL MENO)

«Che cosa pensa dell’ultimo libro di?…».
«Non l’ho letto».
«Capisco, non vuol compromettersi».
Eppure lui il libro in questione davvero non l’aveva letto: da tanto tempo ormai se ne infischiava, ossia disperava, dei libri e della letteratura.

[…]

Che cosa, in definitiva, pensava lui di quegli uomini? Nulla, si faceva lecito di pensare; soltanto, che essi gli erano incomprensibili, estranei, remoti. Prendevano sul serio, prendevano a cuore le idee o teorie del tal saggista, le amabili fantasie del tale narratore, le severe sentenze ritmiche del tale poeta, e quasi quasi se ne nutrivano… Li invidiava, piuttosto, sempre meglio riconoscendo la sua propria abiezione, il suo colpevole abbandono, la sua inesplicabile miscredenza.

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