LA LUCE PRIMA di Emanuele Tonon (recensione e intervista su Stilos)

Con La luce prima Emanuele Tonon interrompe la “trilogia eretica” dedicata alla Trinità e intrapresa con Il nemico, sempre pubblicato da ISBN. Lo fa perché gli si impongono l’inappellabilità della morte, quella della propria madre, e l’urgenza di un ricordo che rievochi e riesumi. Tonon si rivolge in queste pagine a chi l’ha generato e anche dopo la morte continua a esserci, nel pigiama ripiegato e adagiato sul termosifone, nelle persistenti tracce olfattive, nelle carezze mancate e mancanti, nelle parole non dette e adesso urlate: «Io ho bisogno di fare memoria di te, di renderti la vita che mi hai dato, almeno così. Posso amarti solo nella ricomposizione di te, nel riempimento di te, lasciandomi andare allo scavo nella memoria […]». La luce prima è dunque una lettera d’amore e di dolore, dolcissima e disperata, intima e universale, in cui un figlio percuotendosi il petto, come un penitente durante un rito espiatorio, ripercorre la vita che ha condiviso con la sua mamma, spingendosi attraverso la presa di coscienza del suo sacrificio quotidiano sino alla giovinezza di ragazza madre. Non vi è rigo in cui non abbagli lo stile di Emanuele Tonon, vertiginoso e impastato di sangue, lacrime, alcool, sudore; né paragrafo in cui non si percepiscano il silenzio e l’impellenza della parola. «Finisco di scriverti. Ho fatto quello che ho potuto, come tu hai fatto quello che hai potuto con me. Tutto l’amore che abbiamo potuto, solo questo ci resta».

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