I racconti non si vendono!

«I racconti non hanno mercato, non li legge nessuno»: è un mantra che tutti ripetono con assoluta convinzione, forse senza nemmeno domandarsi più come si sia radicato; è una verità inoppugnabile e come tale va accolta.

Qualcuno, meno propenso ad accettare le rivelazioni (i guastafeste non mancano mai), ha però azzardato qualche ipotesi:
– l’Italia è una nazione con pochi lettori e per giunta “deboli”, che hanno bisogno di essere catturati da un plot lungo e avvincente (in realtà, però, molti racconti hanno un ritmo sostenuto e risvolti narrativi sorprendenti; il difetto è allora quello di essere contenuti in libretti esili che poco si prestano come elementi d’arredo?);
– è tramontata l’epoca dei maestri italiani del racconto: Buzzati, Calvino, Landolfi, Moravia, Pavese (eppure le loro raccolte si continuano a leggere, persino nelle scuole – e qui si insinua il sospetto che il disinnamoramento possa nascere proprio tra i banchi; idea avvalorata anche dall’insuccesso commerciale della poesia, che tanta parte ha nella programmazione scolastica…);
– le raccolte, sia di racconti che di poesie, si gustano un po’ per volta in libreria, senza bisogno di acquistarle, e la diffusione dei megastore rende meno imbarazzante questa pratica (ma sono sempre più coloro che comprano i libri su Amazon o su IBS!).

Forse l’ipotesi più banale ha invece qualche fondamento: i grandi marchi editoriali (in grado con un marketing ossessivo di smuovere gli orientamenti dei lettori e di giungere ovunque con la loro distribuzione capillare) non scommettono, se non di rado, sui racconti e non li pubblicano. Di conseguenza la gente non li legge. Una sorta di cortocircuito non solo italiano. Tanto che Carver, in un’intervista concessa nel 1987 a «La quinzaine littéraire», affermò: «Dopo la prima raccolta tutti volevano che scrivessi un romanzo. C’erano un sacco di pressioni. Ho addirittura accettato un anticipo per un romanzo e poi ho scritto racconti. Mah, non so, sto pensando comunque a qualcosa di più lungo… potrebbe diventare un romanzo».

Certo, non sono in tanti ad avere la caratura di Carver, ma gli scrittori di talento in grado di cimentarsi nella difficile forma del racconto non mancano e, dal momento che trovano preclusa l’eventualità di essere presi in considerazione dalle major dell’editoria, ecco che i piccoli editori possono trovare una nicchia di mercato su cui puntare; tanto più in quest’epoca in cui la fruizione online ci sta abituando alla misura breve (il racconto sarà il genere letterario del futuro? Possiamo immaginare la vendita di singoli testi in formato elettronico?). Vedremo quali saranno le scelte della collana Libellula della Mondadori, che punta proprio su leggerezza e brevità, oltre che su prezzi contenuti. Intanto però, ogni volta che annuncio a un libraio un’imminente nuova silloge di racconti in Nuovelettere, quello mi risponde: «Fantastico! Peccato che i racconti non si vendono».

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8 thoughts on “I racconti non si vendono!

  1. silviadellemeraviglie ha detto:

    Questione interessante. Ho partecipato alla Bottega di Narrazione, quest’anno: venti progetti editoriali, da sottoporre poi agli editori. Inizialmente c’era qualche progetto che prevedeva una sorta di raccolta racconti, ma poi tutti i candidati hanno ripiegato sul romanzo. Credo che una grande casa editrice non punterebbe mai su una raccolta di racconti di un esordiente, ma molti piccoli editori lo fanno.

  2. Club del Libro - Bari ha detto:

    Sono fondamentalmente una lettrice di romanzi, i racconti mi hanno sempre affascinata. Trovo che essi custodiscano in sé una complessità e una tensione narrativa che nel romanzo va gioco forza diluendosi con lo scorrere delle pagine.
    Tuttavia la mia predilezione nell’acquisto va al romanzo, per un personale bisogno di rimanere immersa quanto più a lungo possibile in un ambiente, un contesto storico, accompagnata dal protagonista o da una felice teoria di personaggi. Il dovermi svegliare repentinamente da una certa atmosfera per tuffarmi in un’altra storia mi provoca una sensazione di violento turbamento che fatico ad accettare.
    Quindi la mia domanda è: come convincere una come me alla lettura più frequente di racconti? Quali strategie un editore può mettere in atto per intercettare una fascia di pubblico interessata alla lettura, ma scettica verso questa forma narrativa?

    ANGELA

    • Club del Libro - Bari ha detto:

      Errata corrige: «Sono fondamentalmente una lettrice di romanzi, MA i racconti mi hanno sempre affascinata.»

    • Giovanni Turi ha detto:

      Esistono raccolte di racconti in cui non solo stile e atmosfera, ma anche gli stessi personaggi fungono da fil rouge (un esempio sono “Qualcosa di simile” di Francesca Scotti o, per andare sul classico, “I dialoghi di Leucò” di Cesare Pavese); oltretutto succede talvolta che il protagonista di un romanzo ci risulti antipatico o indifferente, ma occorre sopportarlo per pagine e pagine, il racconto può entusiasmarti o annoiarti, ma poi ti propone un nuovo inizio: quindi non sempre è uno svantaggio… Gli editori possono solo puntare sulla scelta di racconti di qualità (e non è facile) e cercare di valorizzare sillogi organiche.

  3. silviadellemeraviglie ha detto:

    Anche una raccolta di racconti può mantenere atmosfere, anzi lo fa nella maggior parte dei casi. Si può ripiombare nella stessa atmosfera senza bisogno di seguire le vicende a volte complesse dei protagonisti…Si può centellinare una raccolta di racconti mentre si legge qualcosa di più impegnativo, un po’ come ci si lascia stuzzicare da un aperitivo prima del pasto principale 🙂

  4. […] Raccontami – rubrica dedicata alle raccolte di racconti Continua ormai da tempo la mia battaglia per ridestare l’attenzione dei lettori italiani su una forma narrativa che tanta tradizione ha nella nostra letteratura, ma che oggi viene considerata un harakiri editoriale. Per questo da quasi due anni recensisco ogni mese su Sul Romanzo una silloge di racconti – non sempre consigliandone la lettura, è ovvio. (http://www.sulromanzo.it/search/node/raccontami, invece una riflessione più generale l’avevo pubblicata su questo blog: https://giovannituri.wordpress.com/2012/03/05/i-racconti-non-si-vendono/) […]

  5. […] Stilo Editrice di cui mi occupo. Ancora una volta una raccolta di racconti, anche se si ripete che non vendono, perché sono cocciutamente convinto che il progetto culturale di un editore debba saper in parte […]

  6. […] la Racconti edizioni: una nuova casa editrice che intende ribaltare l’adagio per il quale “i racconti non si vendono” ed è interamente dedicata alle short […]

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